Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

23 settembre 2022.

Rassegna anno III/n. 261

Per informazioni e contatti, manda un messaggio: anbamedaps@gmail.com

Per ascoltare l’audio:                                                         

Le vignette sono QUI

Sono passati 211 giorni di guerra russa in Ucraina.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Oggi digiuna Tommaso Fontanesi, che ha studiato all’università di Bologna.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

Lo scorso 30 giugno, Anbamed ha spento la seconda candelina. Due anni fa è iniziata questa maratona dell’informazione quotidiana sul Grande Vicino Oriente. Puntuale, completa e senza interruzioni. Agli abbonati del 2022 andranno due quadri donati da Silvia Lotti e Giuseppe Di Giacinto.

Sostieni Anbamed

Il rapporto delle donazioni dal 1° al 31 agosto ci dice che sono state raccolte 320 € (- 150 € rispetto al mese precedente). Grazie per la sensibilità e l’impegno a coloro che hanno risposto al nostro appello.

Questa rassegna sopravvive grazie ai contributi dei suoi lettori e ascoltatori.

Ecco i dati per il versamento:

Associazione Anbamed, aps per la Multiculturalità

Iban: IT33U0891382490000000500793

I titoli

Iran: 17 uccisi nella repressione delle rivolte per la morte di Mahsa.

Migranti: 34 morti e 100 dispersi al largo delle coste siriane.

Palestina Occupata: Un giovane palestinese ucciso dalle pallottole dell’esercito di occupazione.

Libano: Le banche chiudono le filiali a tempo indeterminato.

Siria: Daiesh alza la testa nel nord est sotto amministrazione curda.

Sudan: “Un terzo dei bambini sudanesi non frequenta la scuola”.

Le notizie

Iran

Si aggrava la repressione in Iran contro le manifestazioni in seguito alla morte in carcere di Mahsa Amini, la ragazza curda di 22 anni arrestata perché a detta della polizia religiosa non indossava un copricapo idoneo. Il numero dei manifestanti uccisi – secondo le fonti ufficiali – è salito a 17, mentre le organizzazioni umanitarie citano più di trenta nomi in diverse città. Il movimento di protesta sta assumendo il carattere di una rivolta generalizzata di rifiuto dell’oppressione contro le donne, messa in atto in nome della fede e delle tradizioni sociali. Migliaia di donne hanno tolto il chador e ne hanno fatto dei falò al grido “morte al dittatore”. Il governo ha fatto scendere in campo le Guardie Rivoluzionarie per reprimere le proteste e parla come al solito di un “complotto di forze straniere”. Il ministero delle comunicazioni ha oscurato i social. La famiglia Amini prosegue la sua battaglia per la verità e giustizia e non si accontenta dell’ipocrisia del regime, che esprime condoglianze e promette inchieste interne, ma allo stesso tempo nega ogni responsabilità con affermazioni palesemente false. Il padre della ragazza ha affermato in un’intervista che sono false tutte le dichiarazioni della polizia in merito all’arresto. “Ci hanno impedito di svolgere una autopsia indipendente e si sono rifiutati di farci vedere il corpo di Mahsa. Testimoni che erano insieme a lei nel mezzo della polizia hanno parlato di pestaggio sulla testa”.    

Migranti

Le autorità portuali di Tartous , in Siria, hanno soccorso una barca in difficoltà nelle acque territoriali siriane. Sono state salvate 23 persone e recuperati i corpi di 34 morti. Secondo il racconto dei superstiti, ci sarebbero almeno 100 dispersi. La maggior parte dei profughi sono siriani e la barca era partita una settimana fa da un piccolo porto vicino a Tripoli del Libano. Quattro giorni fa Alarm Phone aveva lanciato un SOS su una barca partita da un porto libanese che si trovava in difficoltà al largo delle coste dell’isola di Creta. Non è chiaro se si tratti della stessa imbarcazione oppure di un altro caso di naufragio in mare. Questa ennesima strage del mare racchiude in sé il dramma dei profughi senza speranza: dalla Siria alla Siria; sono fuggiti dalla guerra nel loro paese, per farvi ritorno dopo molte peripezie e sofferenze e qualcuno di loro in una bara.

Palestina Occupata

Un palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani in un villaggio vicino a Ramallah. Le forze di occupazione sostengono che i soldati hanno sparato in seguito ad un tentativo di accoltellamento contro un gruppo di coloni. Come al solito non è stato fornito il nome della vittima e il suo corpo è stato “sequestrato”.

Libano

L’associazione delle banche libanesi (ABL) ha deciso la chiusura delle filiali fino a data da destinarsi. La misura è stata presa in seguito ai diversi attacchi armati di correntisti che hanno fatto irruzione nelle filiali per ottenere indietro i loro risparmi.  ABL motiva la decisione con la salvaguardia dei dipendenti. La crisi finanziaria libanese, con la svalutazione spaventosa della lira, ha ridotto alla povertà l’80% dei libanesi e la crisi politica non accenna a dissolversi, con il pericolo di vuoto istituzionale in caso di fallimento nel processo di elezione del presidente della Repubblica entro la fine di ottobre. Una delegazione della Banca Mondiale che ha visitato Beirut ha sostenuto che le misure richieste dall’élite politica non sono sufficienti per la concessione di un prestito di 3 miliardi di dollari.  

Siria

Le cellule clandestine di Daiesh (Isis) nel nord est della Siria sono sempre più attive e dimostrano la loro presenza non solo con le azioni militari, ma anche con la raccolta fondi e le minacce contro le amministrazioni autonome di città e villaggi. Per due giorni consecutivi nei villaggi di Deir Azzour sono comparsi manifesti stampati, affissi sui muri, con minacce contro esponenti delle Forse democratiche siriana e contro gli amministratori locali. Le minacce utilizzano nel testo versetti coranici (Sura La Tavola imbandita, versetto 33), per dare maggiore incisività al messaggio criminale che ha anche un aspetto propagandistico al fine di terrorizzare la popolazione.

Sudan

Sette milioni di bambini e ragazzi sudanesi non frequentano la scuola, uno su tre nell’età di obbligo scolastico. Sono queste le conclusioni di un indagine dell’Unicef e di Save the Children, dopo una missione esplorativa a Khartoum (leggi il apporto in inglese). Anche gli allievi che frequentano i banchi di scuola sono soggetti a interruzioni dei corsi a causa di mancanza di insegnanti o strutture. I motivi di questa situazione sono la crisi politica e sociale, le guerre interetniche, le calamità naturali ed infine l’emergenza Covid. Secondo l’ex ministro dell’istruzione del governo dimissionato, Mohammed Lamine, “la spesa per la scuola è al 2% del PIL e il nostro piano di 80 milioni di dollari per migliorare il sistema scolastico non è mai stato finanziato dopo il colpo di Stato”. Una ricercatrice sudanese, Daria Abubakr, ha sottolineato che il fenomeno colpisce in maggiore misura le femmine. Le cause della dispersione sono legate alle politiche in corso, come l’imposizione della tassa di iscrizione e l’introduzione delle scuole private. “Gli effetti sono socialmente disastrosi: lavoro minorile e per le ragazze matrimoni precoci”. Un portavoce del ministero dell’istruzione ha messo in dubbio le cifre del rapporto, “al quale non ha partecipato il ministero, – ha detto – ma approfondiremo la tematica con un nostro studio interno”.

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un piccolo contributo per noi significa molto. Torna presto a leggerci ed ascoltarci.

1 commento

  1. […] Per ascoltare l’audio: clicca qui                                         […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.