Per ascoltare l’audio di oggi, 26 gennaio 2025:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno VI/n. 025 (1627)
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Le notizie:
Genocidio a Gaza
Il numero totale delle vittime palestinesi uccise per mano israeliana ha superato i 38 mila. Le ricerche sotto le macerie scoprono ogni giorno centinaia di cadaveri sepolti. I dispersi sono valutati in 17 mila e il dato porta il numero degli assassinati, in 15 mesi di aggressione, a oltre 55 mila persone. A loro vanno aggiunti i morti per motivi collaterali, come la fame, le malattie oppure il decesso in ospedale in seguito alle ferite.
L’esercito israeliano ha continuato a violare l’accordo di tregua. Ieri i soldati hanno sparato contro la folla che attendeva l’apertura del corridoio del Wadi (Netzarim, nella denominazione coloniale israeliana), come previsto dagli accordi di Doha. Netanyahu, in un atto di prepotenza ed arroganza, ha decretato che il corridoio per il passaggio dei civili palestinesi verso nord di Gaza non sarebbe stato ammesso fino alla liberazione della donna civile, che era stata sostituita con una soldatessa nello scambio effettuato ieri.
Il nostro commento quotidiano fisso: Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture
storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Se questo è un uomo.
Cisgiordania
L’esercito israeliano sta applicando a Jenin e Tulkarem il “metodo Gaza”. Annientare per vendetta. A Jenin le pallottole dei soldati invasori hanno ucciso una bambina di 2 anni, colpita durante l’irruzione delle truppe nella casa di famiglia. Laila Al-Khateeb è stata colpita alla testa e le forze dei nuovi nazisti hanno impedito il ricovero immediato, bloccando per ore l’ambulanza. Al momento dell’arrivo in ospedale, non è stato possibile salvarla. Una storia che non leggerete sulla stampa scudo mediatico di Netanyahu. Ai pennivendoli non sarà possibile affibbiare a Laila l’appellativo di terrorista.
Scambio prigionieri
Anche il secondo scambio di prigionieri si è concluso. Con evidenti disparità di trattamento. Le 4 soldatesse israeliane sono state consegnate alla Croce rossa internazionale in una cerimonia in piazza Filistin a Gaza, una zona fino a pochi giorni fa era sotto il controllo dell’esercito di occupazione. Dal nulla sono apparsi centinaia di combattenti palestinesi con le loro uniformi e armi in mano. Una scena che i media israeliani hanno considerato scioccante. Le 4 giovani soldatesse, vestite con l’uniforme militare israeliano, avevano l’aspetto di godere di buona salute e sicuramente felici per la salvezza dopo 471 giorni in prigionia. Anche la loro accoglienza in Israele è stata una festa gioiosa, trasmessa sui media di tutto il mondo.
Non è stato lo stesso per i 200 detenuti palestinesi rilasciati dalle prigioni israeliane. 70 di loro sono stati accompagnati su pullman al valico di Rafah per essere espulsi dalla loro terra, la Palestina, senza poter salutare le proprie famiglie. Sono stati accolti in gitto, ma le loro destinazioni finali saranno Turchia, Tunisia, Qatar, e Algeria. Per gli altri prigionieri rilasciati, le forze di occupazione hanno impedito qualsiasi forma di festeggiamento. Le famiglie hanno ricevuto minacce da parte dell’esercito di occupazione. Le case delle famiglie a Gerusalemme sono state assediate per impedire anche la semplice accoglienza pubblica.
Alla repressione degli occupanti si è aggiunta purtroppo l’azione discriminatoria della polizia dell’Anp, durante l’accoglienza a Ramallah dei pullman con i liberati. Sono state ammesse soltanto le bandiere di Fatah e sequestrate tutte le altre. Un atteggiamento infantile di un potere del partito unico che non fa onore alla storia di lotta nazionale e democratica dei fondatori del movimento di liberazione guidato dal compianto Arafat.
Giornalisti nel mirino
La procura generale di Ramallah ha deciso di liberare il giornalista di Al-Jazeera, Al-Atrash, arrestato mentre si accingeva a trasmettere dalla sua abitazione un servizio giornalistico sull’attacco israeliano a Jenin. Il giornalista è stato arrestato giovedì e poi il fermo è stato rinnovato per altri due giorni. L’arresto è stato motivato dal mancato rispetto della chiusura degli uffici e delle attività dell’emittente in Cisgiordania. Il rilascio di Al-Atrash non è avvenuto per rispetto della libertà di stampa, ma in seguito ad una dura pressione del governo di Doha.
Appello per il dott. Abu Safiya
Il giornalista di Jebalia, Anas Sharif, ha lanciato un appello in video dallo stesso luogo nel quale è stato arrestato, il 27 dicembre scorso, il dott. Hussam Abu Safiya. Ha chiesto al suo pubblico sui social di “non dimenticare l’eroe civile col camice bianco, simbolo della resistenza di un popolo che lotta per la vita. Non ha mai tradito la sua missione umanitaria”. clicca per leggere il testo in arabo.
Appello urgente per il Dott. Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, clicca per aderire.
Libano
Due civili uccisi e 10 feriti durante il ritorno nei loro villaggi nel sud Libano. Sono stati uccisi dalle raffiche di mira dei soldati israeliani.
L’esercito libanese ha accusato Israele di manovre politiche nel ritardare il ritiro dal territorio libanese occupato. “non ci sono motivi militari. È un’azione di prevaricazione”. Il comunicato di Beirut chiede alla popolazione di attendere la bonifica del territorio, prima di far ritorno ai loro villaggi, a causa della presenza di trappole esplosive lasciate dai militari occupanti. (il comunicato in arabo).
Siria
Le milizie islamiste nella provincia di Homs stanno compiendo atti di vendetta contro civili ex ufficiali. Il villaggio di Fahel è stato teatro di una carneficina inaudita. La popolazione si è svegliata venerdì su una macabra scena nella piazza centrale: 13 corpi assassinati con una pallottola alla nuca. Altri due corpi sono stati ritrovati in una zona agricola fuori dal centro abitato. Testimoni hanno riferito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che uomini armati con uniforme di Tahrir Sham sono penetrati nel villaggio e hanno compiuto un rastrellamento. I militari assassinati si erano presentati alle nuove autorità di polizia e consegnato le armi. Il direttore dell’Osservatorio sostiene che simili macabre azioni non sono fatti isolati.
Sudan
L’esercito sudanese ha occupato la raffineria di Gaili, dopo diversi giorni di combattimenti nella zona attorno alla capitale Khartoum. Nei giorni scorsi, i due gruppi belligeranti si sono accusati a vicenda di aver bombardato la raffineria e causato un danno colossale all’economia del paese e difficoltà nel reperimento di carburante. Le immagini diffuse ieri dall’esercito mostrano manifestazioni di giubilo della popolazione per l’entrata delle truppe che hanno messo fine al dominio delle milizie, “formate da mercenari stranieri che non parlano arabo”, ha detto una donna ad una tv locale. Anche nella capitale, le truppe del generale Burhan stanno guadagnando terreno. La guerra tra i due generali ex alleati sta provocando enormi danni alla popolazione ed all’ambiente: 20 mila vittime, 14 milioni di sfollati e profughi e metà della popolazione è ridotta alla fame.
Nella città di el-Fasher, nel Darfur, le milizie di Hamidati hanno lanciato un drone contro l’unico ospedale funzionante nella città assediata. Il coordinamento delle associazioni della società civile ha denunciato che l’attacco ha provocato l’uccisione di 67 persone, tra malati, personale sanitario e parenti visitatori.
Libia
Il ministro degli esteri italiano ha avuto il coraggio di pronunciare parole di scherno alla CPI: “Non è il verbo. Gli atti sono nulli se esistono vizi di procedura. La Cpi non è la bocca della verità. Siamo un paese sovrano”.
Non la pensa così la funzionaria dell’ONU appena nominata alla testa dell’UNSMIL, la missione Onu in Libia. Ha chiesto al governo di Tripoli di processare Al-Masri o consegnarlo alla CPI dell’Aja. La dichiarazione della neo nominata rappresentante del Segretario generale dell’ONU, la ghanese Hanna Serwaa Tetteh, è molto decisa nel richiamare le responsabilità del governo di Tripoli a non lasciare impuniti i crimini compiuti. Uno schiaffo indiretto all’Italietta meloniana.
“La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia esprime il suo allarme per la gravità dei crimini elencati nel mandato d’arresto della CPI emesso contro Osama Al-Masry Njeim, che comprendono crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale. Dato il ritorno dell’imputato in Libia, chiediamo alle autorità libiche di arrestarlo e avviare un’indagine su questi crimini con l’obiettivo di garantirne la piena responsabilità, o di consegnarlo alla Corte penale internazionale, in linea con il deferimento del Consiglio di Sicurezza della situazione in Libia alla Cpi”. Sito Unsmil
Notizie dal mondo
Sono passati due anni, 11 mesi e 1 giorno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina
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