Per ascoltare l’audio di oggi, 26 febbraio 2025:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno VI/n. 056 (1658)
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Le indicazioni per farlo agevolmente sono presenti nel sito e nella newsletter.
Le notizie:
Genocidio a Gaza
Il cessate-il-fuoco ha ridotto il numero delle vittime, ma non ha cancellato le violazioni da parte dell’esercito israeliano, che continua ad uccidere. Ieri è stato ucciso un civile palestinese e ferite altre due. Un corpo è stato estratto da sotto le macerie. Le operazioni della protezione civile per la rimozione delle macerie vengono ostacolate dai cecchini israeliani, che sparano contro persone e mezzi, per impedire la mobilità della gente verso nord.
Il nostro commento quotidiano fisso: Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture
storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Se questo è un uomo.
Situazione umanitaria a Gaza
Sei neonati palestinesi sono morti di freddo nella giornata di ieri (5 a Gaza città e 1 a Khan Younis). Il direttore sanitario dell’ospedale di Rimal, ad ovest di Gaza, ha dichiarato che “sono ricoverati altri 8 casi di bambini piccoli in gravi condizioni di salute a causa del freddo polare che sta travolgendo la Striscia”. La mancanza di tende, coperte e sistemi di riscaldamento ha messo in pericolo migliaia di persone in particolare bambini ed anziani.
Cisgiordania
Una giornata di sangue. Due giovani assassinati dalle truppe d’invasione israeliane in Cisgiordania. Uno a Nablus e uno a Jenin. Decine di altri feriti. Nei rastrellamenti sono stati arrestati 35 persone.
Nel campo di Nour Shams, a Tulkarem, l’esercito israeliano ha demolito con i bulldozer 11 case. Le operazioni militari in Cisgiordania mirano alla deportazione della popolazione e chi resiste alla cacciata, dovrà assoggettarsi ad un regime di Apartheid.
Una storia palestinese
Mahmoud Jbarin è un militante palestinese di Jenin, ricercato dalle truppe israeliane. Ha vissuto per molti mesi in latitanza. Lo hanno catturato le forze di polizia dell’Anp. Prima di portarlo in carcere a Ramallah hanno registrato un video di umiliazione, al momento dell’arresto e hanno postato il video sui loro account social. Il poliziotto armato con mitra gli chiedeva: “Chi sei?”. La risposta è “Mahmoud Jbarin”. – “No, sei una merda. Come ti chiami?”. – “Mahmoud Jbarin”. – “Ho detto che ti chiami merda! Dimmi come ti chiami?”. Con il fucile puntato ed attorniato da molti agenti armati, il giovane risponde: – “Sono KHARA (merda)”.
Edificante come atteggiamento dell’Autorità nazionale palestinese verso il suo popolo. clicca per guardare il vergognoso comportamento dei collaborazionisti con il colonialismo israeliano.
Annessione strisciante
L’esercito israeliano ha comunicato all’Ente delle proprietà islamiche palestinese che le competenze di gestione della moschea Ibrahimia di el-Khalil (Hebron) passano all’Amministrazione civile di pianificazione israeliana.
Sul tetto della moschea, 20 anni fa, un gruppo di coloni ebrei aveva issato una tenda e compiuto riti religiosi, rivendicando tutto lo spazio. Adesso l’esercito intende normalizzare l’occupazione coloniale, che si aggiunge all’imposizione di divisione dei luoghi all’interno della stessa moschea, riservando ai fedeli ebrei e musulmani momenti diversi per compiere i riti religiosi.
Lo scorso anno, a luglio, l’esercito aveva compiuto un passo simile, ma dopo due giorni lo aveva ritirato, in seguito ad una forte mobilitazione di disobbedienza civile palestinese, con presidi, preghiere collettive permanenti ed una campagna di protesta a livello internazionale in tutto il mondo islamico.
Trattative e scambio prigionieri
Fonti del Cairo affermano che è stato raggiunto un accordo per il rilascio dei prigionieri palestinesi trattenuti da Netanyahu lo scorso sabato. La loro liberazione avverrà sabato prossimo in contemporanea con il rilascio dei corpi di 4 soldati israeliani ostaggi nelle mani di Hamas. Saranno liberati anche i bambini e le donne palestinesi, previsti dall’accordo. La consegna delle 4 bare avverrà coll’esercito egiziano e non ci sarà una parata militare dei combattenti palestinesi. La mediazione del Cairo è avvenuta con la delegazione di Hamas guidata dal capo negoziatore Abul-Hayya e con il governo israeliano.
In questo modo si concluderà la prima fase e le due parti sembrano disponibili al suo prolungamento per l’avvio delle trattative sulla seconda fase che porterà al rilascio dei militari israeliani ostaggi nelle mani di Hamas.
Hamas
Un esponente di primo piano di Hamas, Moussa Abu Marzouk, ha rilasciato un’intervista al New York Times. Una dichiarazione che suona come un pentimento sull’attacco del 7 ottobre. “Se avesse immaginato il livello di devastazioni compiute dall’esercito israeliano a Gaza, non avrei dato il mio consenso all’operazione”. Reazioni a catena: prese di distanze dall’ufficio politico del movimento che dichiara che le parole di Abu Marzouk sono state travisate e tolte dal loro contesto. Un ministro dell’Anp parla di tentativi di avvicinamento di Hamas con l’amministrazione Trump, per scavalcare l’OLP.
Un dato di fatto inconvertibile è che la direzione di Hamas è divisa, anche a causa della perdita di consenso tra la popolazione palestinese e soprattutto dopo i colpi inferti al “Fronte della Resistenza”, sostenuto dall’Iran. I paesi arabi ed islamici sponsor di Hamas (Qatar e Turchia) sono alleati degli USA. La Turchia è un paese Nato e ospita sul proprio territorio basi militari statunitensi. In Qatar sorge la più grande base militare USA in M.O. A metà gennaio, un comunicato di Hamas sosteneva che senza la vittoria di Trump non sarebbe stato possibile raggiungere l’accordo di cessate-il-fuoco.
Israele
L’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’Tselem, ha denunciato i tentativi del governo Netanyahu di cancellare la società civile: “Due progetti di legge che hanno recentemente superato una lettura preliminare alla Knesset fanno parte di un attacco calcolato del governo alla società civile israeliana. L’obiettivo è chiaro: eliminare i gruppi per i diritti umani, tra cui B’Tselem, mettere a tacere i critici del governo e impedirci di adempiere alla nostra missione di difesa dei diritti umani Queste misure attualmente prendono di mira le organizzazioni per i diritti umani, ma fanno parte di un modello più ampio di iniziative del governo israeliano per danneggiare le persone che vivono qui, abbandonarle e annientarle, questa volta mettendo a tacere coloro che desiderano proteggerle”.
Appello per il dott. Hussam Abu Safiya
L’ospedale Kamal Adwan riprende a funzionare sotto le tende, tra le macerie della vecchia struttura. Il personale medico e infermieristico rimasto in vita e libero si è organizzato, ha recuperato le attrezzature ancora recuperabili e con l’aiuto del ministero della sanità ha montato i tendoni con dentro i letti e le diverse sale. “La dedizione del dott. Safiya non va dimenticata o dispersa, in attesa del suo ritorno”, ha detto uno dei medici impegnati nell’operazione.
Firmate l’appello per chiedere la liberazione del direttore dell’ospedale Kamal Adwan,preso in ostaggio dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024, poi dopo 10 giorni annunciata la sua detenzione. Contro di lui non ci sono accuse. Il coraggioso medico è reo di non aver abbandonato il posto di lavoro, malgrado l’assassinio di suo figlio primogenito, Ibrahim, e le gravi ferite da lui stesso subite. clicca per aderire.
Libano
Due morti e una decina di feriti nel bombardamento israeliano su una località di confine tra Libano e Siria. Le violazioni israeliane della fragile tregua sono continue e rappresentano una prevaricazione della sovranità libanese. L’esercito israeliano, inoltre, si rifiuta di ritirarsi da 5 postazioni nel sud Libano. Il governo e l’esercito libanesi sono impotenti di fronte alla tracotante aggressione israeliana, che non trova un freno nell’atteggiamento compiacente del mediatore statunitense.
Iran-Russia
Il ministro degli esteri russo Lavrov ha compiuto una visita a Teheran, non annunciata precedentemente. L’importanza dell’incontro con le autorità iraniane, a due mesi dalla firma di un accordo di partenariato strategico, assume un nuovo significato dopo il riavvicinamento Trump-Putin. A Teheran, gli esperti parlano di una mediazione di Mosca per alleggerire la tensione tra Iran e USA.
Mai Indifferenti
L’associazione informale “Mai Indifferenti, ebrei per la pace” ha pubblicato oggi una pagina a pagamento su diversi giornali nazionali tra i quali il manifesto: “No alla deportazione, no alla pulizia etnica!”. Comperatelo! clicca.
Notizie dal mondo
Sono passati tre anni ed 1 giorno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Zelensky cede a Trump sull’accordo per le terre rare del sottosuolo ucraino.
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