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“Non era il tunnel di Hamas, ma una fogna” Ma Netanyahu usò la foto contro le trattative

di Riccardo Antoniucci (da Il Fatto Quotidiano)

Il 4 agosto dell’anno scorso, una foto ha fatto naufragare uno dei tanti tentativi negoziali tra Israele e Hamas al Cairo, mettendo l’Egitto in imbarazzo e dando a Benjamin Netanyahu un altro motivo per sostenere la sua linea dura sulla necessità di occupare in permanenza il corridoio Philadelphia, che divide Rafah dall’Egitto. Sui social, l’esercito israeliano (anticipato dal giornalista di Canale 12, Amit Segal) annunciava che “nelle recenti attività operative, le truppe hanno eliminato decine di percorsi di tunnel nell’area del Corridoio Philadelphia. All’inizio della scorsa settimana è stato scoperto un tunnel di tre metri di altezza nell’area”. Allegate, due foto con un soldato e una jeep militare che sbucano da un’ampia cavità sotterranea. Quella foto, però, non mostrava un tunnel di combattimento di Hamas, ma un canale di scolo “pieno di detriti”. Parola di Yoav Gallant.

Quasi un anno dopo i fatti, e dopo essere stato licenziato dal premier Benjamin Netanyahu a novembre, l’ex ministro della Difesa ha smontato la ricostruzione dell’Idf in un’intervista con Canale 11: “Ciò che il pubblico non può vedere è che questo canale non è a 3 metri di profondità, ma solo a un metro. Si tratta di un condotto idrico coperto”. Lo stesso Gallant ha smentito la tesi del governo israeliano secondo cui Hamas avrebbe fatto passare armi da tunnel sotto Rafah nella guerra attuale. I tunnel, circa 200, erano stati chiusi tra il 2011 e il 2015 dall’Egitto. Quella foto è comunque servita a Netanyahu per convincere gli israeliani che occorreva tenere il punto sul controllo di Philadelphia, quindi far naufragare i negoziati e proseguire la guerra. “Il tunnel c’entrava poco, era un tentativo di impedire un accordo di cessate il fuoco”, ha riconosciuto Gallant. Sull’ex ministro della Difesa pende, insieme a Netanyahu, un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra. Ieri la corte d’appello dell’Aja ha stabilito di riesaminare la competenza giurisdizionale sui due mandati, riconsiderando il fatto che Israele non ha firmato lo Statuto di Roma. Il governo di Gerusalemme ha accolto la notizia come una vittoria.

Intanto l’Idf ha anche ammesso la responsabilità della morte di un dipendente delle Nazioni unite in un raid di terra a Deir al-Balah, il 19 marzo. La casa, come avevano già appurato le inchieste forensi, era stata bersagliata dai tank, ma l’Idf finora aveva negato gli addebiti.

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