di Farid Adly

Un’iniziativa spontanea di un gruppo di musicisti, partita da Firenze, è diventata nazionale e forse sbarcherà fuori dai confini dell’Italia. “La musica contro il silenzio”, nelle sue prime esibizioni di piazza ha raccolto migliaia di spettatori e coinvolto decine di “musicisti, cantanti, strumentisti, professionisti, dilettanti, amatori e chiunque voglia partecipare con la propria voce e il proprio ritmo”, come scrivono gli organizzatori nel loro comunicato che potete leggere per intero in fondo all’articolo. Bella ciao a fianco dell’Inno nazionale palestinese.

Un’iniziativa nata dal basso, “in un bar durante un incontro tra amici”, ci dice Alessandra Ravizza, da Genova, cantante, che parteciperà oggi all’evento della performance nel capoluogo ligure, in piazza de Ferrari, alle 17:45. “All’inizio doveva essere un semplice flashmob, ma diventa subito un Movimento il cui motto recita “Basta stare in silenzio, facciamoci sentire!”, come scrivono gli ideatori del movimento sonoro. Un messaggio tra amici, che passa via social ed a chat sulle piattaforme e infine il passaparola approda tra i corridoi del Teatro del Maggio Fiorentino e dell’Orchestra della Toscana. Un fiume in piena che coinvolge e travolge i confini. Gli appuntamenti sono tantissimi e ve ne daremo notizia in prossimi articoli. “L’iniziativa è partita con due account social, ma dopo i primi eventi anche la stampa nazionale si è interesta alla porotesta musicale contro il silenzio complice”, ci dice la violinista Angelica Pierri, di Genova. “Ci sono stati diversi articoli su riviste specializzate e su siti culturali, ma adesso arrivano anche le notizie sui notiziari tv regionali e interviste sulle radio”. è porprio vero: la musica rompe il silenzio. Bravi! ( Guardate e leggete: clicca 1  clicca 2 clicca 3 clicca 4

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/lamusicacontroilsilenzio/

ecco i primi appuntamenti e altri ne seguiranno. Troverete anche tre video delle iniziative di Firenze , Torino e Palermo.

700 giorni. 60.000 morti, oltre 110.000 feriti, 890 attacchi a strutture sanitarie, 210 giornalisti uccisi. Fame e assedio forzato. Questi sono i numeri inqualificabili del genocidio in corso a Gaza.
700 giorni sono troppi per non permetterci di conoscere, di riconoscere prendere posizione e
chiamare con il nome che è ciò che in corso in Palestina. Una pulizia etnica pianificata che è il
progetto stesso del colonialismo sionista che dal 1948 continua a pervadere quella terra.
Sì, perché è bene ricordarlo. Non è cominciato tutto il 7 ottobre. Dal 1948, anno della Nakba, ad oggi i palestinesi continuano ad essere espropriati di terre e identità. Nel 1948 oltre 500 villaggi sono stati sistematicamente distrutti, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono state rese profughe e ancora oggi viene loro negato il diritto al ritorno. A Gaza, oggi, il 66% della popolazione sono figli, figlie e nipoti di coloro che 77 anni fa furono costretti ad abbandonare le proprie terre oltre il confine per insediarsi in quella che è stata definita di fatto per decenni la più grande prigione a cielo aperto e ora è il teatro di quella stessa pianificata e sistematica distruzione che hanno conosciuto le generazioni precedenti. Non ci sono numeri che possano qualificare questa esperienza che è l’esistenza stessa dei palestinesi.
Troppo a lungo si è assistito in silenzio a ciò che è sotto gli occhi di tutte e tutti, troppo a lungo si è assistito in silenzio alla complicità degli stati occidentali, all’evidente inefficacia del diritto internazionale. Il silenzio diventa qui parte di tale ignobile complicità. Siamo chiamate tutte e tutti a riconoscere la nostra responsabilità e utilizzare gli strumenti che abbiamo per opporci.
E’ importante agire unitamente e i maniera chiara perché le reti che finanziano guerre e oppressione hanno fili lunghi, che giungono a noi. In questi giorni ad esempio, al Consiglio UE, c’è stata una votazione sulla revisione dell’accordo di partenariato Ue-Israele: Italia e pochi altri stati hanno votato contro, mostrando il volto alleato del sionismo. Non solo, l’8 giugno potrebbe essere rinnovato tacitamente Memorandum d’intesa in materia di cooperazione militare tra Italia e Israele, un accordo rinnovato ogni 5 anni tra i due paesi. In Italia, inoltre è detenuto da oltre un anno Anan Yaeesh, attivista palestinese residente in Italia. Arrestato nel gennaio 2024 su richiesta dalle autorità israeliane, Anan rischiava l’estradizione in Israele dove avrebbe affrontato un processo militare e il rischio di torture. Nonostante la corte d’appello dell’Aquila abbia respinto l’estradizione, le autorità
italiane hanno confermato la sua detenzione e questo rappresenta un pericoloso precedente per la criminalizzazione della solidarietà con la Palestina.
Laddove la connivenza al genocidio, l’alleanza di guerra è così evidente, dobbiamo esprimere con sempre più forza la nostra solidarietà al popolo palestinese, la nostra opposizione a tali politiche con gli strumenti che abbiamo.
Questa manifestazione, “La Musica contro il Silenzio”, è uno di questi. La musica è un linguaggio capace di superare confini, e rinforzare messaggi, voci, come quelle palestinesi da troppo silenziate.
Ma non è l’unico strumento che abbiamo. Dobbiamo agire affinché il linguaggio della solidarietà si moltiplichi e possa essere realmente efficace. Possiamo boicottare prodotti israeliani e aziende che hanno legami nella persistenza di logiche coloniali e di apartheid. Teva, Carrefour, Mc Donald’s, Aibnb, sono alcune di queste contro cui il Bds, gruppo internazionale per il boicottaggio disinvestimento e sanzioni sta portando avanti campagne in diversi paesi. Possiamo informarci sui legami e le relazioni che università, istituzioni, i luoghi di lavoro locali intrattengono con lo stato sionista e fare pressioni affinché queste complicità cessino. Dopo campagne di pressione per il boicottaggio accademico, ad esempio, diverse università hanno reciso gli accordi con Israele. E queste azioni, congiunte e mirate sono uno strumento che è importante portare avanti, uniti perché le voci palestinesi non restino inalscoltate ancora a lungo, e per poter vedere, complici, la Palestina libera.

Firenze

La nostra MUSICA per rompere il SILENZIO omertoso e complice delle Istituzioni di fronte al genocidio perpetrato dal sistema sionista nei confronti del popolo palestinese.
L’idea nasce a Firenze pochi giorni fa, da un messaggio e un passaparola tra i corridoi del Teatro del Maggio Fiorentino e dell’Orchestra della Toscana. Qualche scambio su WhatsApp, un incontro in un bar e, nel giro di poche ore, viene elaborato il primo comunicato, aperto il profilo instagram e quello facebook, vengono coinvolti amici e colleghi a Genova, Palermo e Bologna, poi si aggiungono da Torino, Milano, Roma.
All’inizio doveva essere un semplice flashmob, ma diventa subito un Movimento il cui motto recita “Basta stare in silenzio, facciamoci sentire!”: nasce così “LA MUSICA CONTRO IL SILENZIO”.
Viene deciso di proporre una manifestazione musicale nazionale, in cui musicisti, cantanti, strumentisti, professionisti, dilettanti, amatori e chiunque voglia partecipare con la propria voce e il proprio ritmo, potrà intonare insieme agli altri i brani selezionati unitariamente o in funzione delle necessità di ogni piazza: canti popolari palestinesi, estratti dal Requiem di Mozart (in onore delle vittime del massacro), Bella Ciao (come canto di Resistenza), etc…
Vuole essere sì una manifestazione apartitica, che accoglie il supporto soltanto dalle associazioni umanitarie e nate a sostegno della causa palestinese, ma anche una manifestazione assolutamente politica, nel senso più classico e genuino del termine. Si canterà contro il silenzio delle nostre istituzioni, si suonerà contro il massacro che sta subendo il popolo palestinese: saremo un’unica voce per la libertà, per la
giustizia e per il diritto sacrosanto di ogni popolo a resistere contro ogni forma di oppressione, sopruso e violenza.
In un paio di giorni l’iniziativa è diventata virale nel mondo musicale italiano, ma non solo. Se ne parla in tutti i luoghi di musica. Le persone si aggiungono a centinaia sui vari gruppi whatsapp. Migliaia di contatti, visualizzazioni, followers, nuove città aderiscono ogni giorno e tutti si prodigano per organizzare, chiedere le autorizzazioni, divulgare, cercare gli spartiti musicali e contribuire all’organizzazione di questo evento, ognuno con la propria esperienza.
Firenze, città da cui è partita l’iniziativa, che crea unità di intenti, azioni e concetti chiave, sarà la prima a
manifestare l’1 giugno in Piazza Santa Maria Novella. Nella stessa giornata Palermo e Torino; seguiranno Genova, Bologna, Roma, Milano, Cagliari ma si stanno organizzando anche a Bari, Brindisi, Napoli, Como, Bolzano, Trento, Salerno, Sassari…
Venite a suonare con noi! Non serve essere musicisti, serve esserci! Restiamo umani!
Alice Parente,

Clarice Curradi,

Mattia Petrilli,

Antonia Fino,

Andrea Tiddi,

Jorg Winkler

Torino
Palermo

2 commenti

  1. Per favore, venite anche in Abruzzo!

    1. Comunichiamo agli organzzatori.

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