di Riccardo Antoniucci (da Il Fatto Quotidiano)

Storico israeliano: “Non è più una guerra: l’esercito demolisce, farà un lager a Rafah”

“Tra le tante mail che ho ricevuto dopo il mio articolo, mi ha colpito che le critiche fossero tutte molto violente e molto emotive. Il dibattito sul genocidio a Gaza è aperto, si può contro-argomentare, invece questi messaggi si riducevano solo a una domanda, in fondo irrazionale: come si fa a dire che uno Stato nato dall’Olocausto e che ha subito il 7 ottobre possa commettere genocidio?”. Omer Bartov, storico israeliano, è tra i maggiori studiosi della Shoah. In un editoriale sul New York Times, giorni fa, ha spiegato perché, a Gaza, Israele stia commettendo un genocidio contro i palestinesi. Nel dibattito provinciale italiano, Bartov è diventato per qualcuno un professore poco noto di un’università di provincia, anche se il suo ranking è tra i più alti e insegna in un’università dell’Ivy League, la Brown. Di certo non è tacciabile di antisemitismo: “Difendo l’esistenza di Israele. Il sionismo era un movimento di liberazione, ma quello che è diventato oggi non posso più sostenerlo”.

Quali elementi le permettono di applicare la definizione di genocidio alla guerra a Gaza?

L’unica definizione di genocidio, data dall’Onu nel 1948, ci dice che deve esserci un’intenzione di distruggere, del tutto o in parte, un gruppo etnico o religioso, e azioni concrete per implementare questa distruzione. Dopo il 7 ottobre, alcuni membri del governo israeliano hanno detto che occorreva radere al suolo la Striscia, definito i palestinesi “animali umani”, chiesto di tagliare loro acqua e cibo. Questo è già incitamento al genocidio. Ma da maggio 2024 ho cominciato a ravvisare che l’obiettivo dell’operazione militare non era più quello dichiarato, sconfiggere Hamas, ma ottenere la distruzione totale di Gaza e spostare la popolazione forzatamente. Queste azioni sono compatibili con la pulizia etnica. E se si fa pulizia etnica in un luogo da cui non si può scappare è genocidio.

C’è un momento preciso in cui la guerra è diventata genocidio?

Da quando l’Idf è entrata a Rafah, a maggio 2024, e ha fatto sfollare 1,5 milioni di rifugiati. Lì ho cominciato a vedere uno schema. Perciò parlare di “guerra” oggi è un eufemismo: non c’è più guerra, c’è solo una piccola resistenza armata di quello che resta di Hamas. La maggior parte delle attività dell’Idf sono demolizioni. Almeno il 70% degli edifici sono rasi al suolo. E il ministro della Difesa ha evocato una “città umanitaria” dove confinare i palestinesi. Un campo di concentramento: lo ha detto anche l’ex premier Ehud Olmert.

Come risponde a chi dice che Hamas non lascia scelta all’Idf, perché si nasconde tra i civili?

In linea teorica è un argomento corretto, ma smentito da due elementi. Hamas combatte dai tunnel e dagli edifici nei centri abitati. Se ti dai l’obiettivo di distruggere le sue infrastrutture, persegui l’idea di rendere Gaza inabitabile. Seguendo la logica: siccome Hamas si nasconde tra i civili, l’unica soluzione è il genocidio. Secondo: gli obiettivi della guerra. Hamas non è stato annientato (perché è un’idea) gli ostaggi sono in parte ancora lì. L’unico modo per sconfiggere Hamas è trovare una soluzione politica, ma Netanyahu la rifiuta perché gli unici che potranno gestire la Striscia sono i palestinesi.

Se venisse stabilito dall’Onu che a Gaza è genocidio, chi ne sarebbe responsabile, e come gestire la riconciliazione?

Non credo ci sarà mai alcuna condanna messa in atto. In ogni caso, se il Tribunale Onu e la Corte penale procederanno, in base ai casi del passato si tendono a considerare responsabili i politici e i capi militari. Potrebbero anche essere condannati i singoli soldati che, per esempio, hanno sparato sulla folla per controllarla (crimine di guerra) o i piloti che hanno sganciato bombe accettando l’alto tasso di vittime civili. A Norimberga è stato stabilito che aver ricevuto ordini non è una giustificazione. Quanto alla riconciliazione, se avverrà, servirà un processo di dialogo molto più ampio di un accordo tra Israele e gruppi palestinesi.

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