Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa, 23-25 ottobre 2025

Su richiesta di una coalizione di associazioni della società civile del Maghreb, il Tribunale Permanente dei Popoli terrà una sessione dedicata a Le violazioni dei diritti umani dei migranti da parte degli Stati del Maghreb, dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri. Dopo aver confermato la propria giurisdizione sul caso, il TPP ha avviato il procedimento, ha nominato il collegio dei giudici e ha indetto la sessione pubblica che si terrà a Palermo dal 23 al 25 ottobre 2025, in concomitanza con il Festival Sabir organizzato dall’Arci.
Le organizzazioni richiedenti hanno presentato una documentazione ampia e dettagliata che attesta la natura sistematica, la gravità e la persistenza delle violazioni dei diritti umani e dei popoli nei confronti dei migranti, fornendo prova di un regime transnazionale di violenza istituzionalizzata che si manifesta attraverso: la crescente militarizzazione delle frontiere e l’uso sistematico della forza; la proliferazione di luoghi di detenzione spesso al di fuori di qualsiasi quadro giuridico; la criminalizzazione della solidarietà attraverso procedimenti legali o pressioni amministrative, e la diffusione istituzionale di discorsi razzisti e xenofobi che alimentano ulteriormente la stigmatizzazione e la repressione. L’atto di accusa sarà presentato durante il procedimento pubblico del 23 ottobre, in occasione dell’evento di apertura della sessione (abstract in inglese, francese, italiano e arabo; versione integrale in francese e in inglese).
Grazie alla sua lunga esperienza, maturata nel corso di oltre 50 casi trattati in decenni di attività, il TPP affronterà la questione delle violazioni strutturali e persistenti del diritto internazionale subite dalle popolazioni migranti e rifugiate, in particolare in relazione alle disposizioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della Convenzione di Ginevra del 1951 (articolo 33) e del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). Questa sessione si svolgerà in continuità con la 45° sessione del Tribunale, sviluppata attraverso una serie di udienze pubbliche e sentenze tenutesi a Palermo (18-20 dicembre 2017), Parigi (4-5 gennaio 2018), Barcellona (29 giugno-11 luglio 2018), Londra (3-4 novembre 2018) e Berlino (23-25 ottobre 2020), e che ha riguardato i confini dell’UE, la creazione di ambienti ostili per i migranti e i rifugiati e il loro diritto a una vita dignitosa.
Di fronte alle crescenti prove delle loro sofferenze, degli scomparsi e delle morti in mare, Gianni Tognoni, segretario generale del TPP, ha affermato che “i migranti rimangono al centro dell’attenzione nazionale e internazionale, che si concentra esclusivamente sulla repressione, senza alcuna considerazione dei loro diritti umani”. Ha inoltre riconosciuto che: “con il genocidio del popolo palestinese in corso, i migranti sono un indicatore intollerabile del fallimento delle nostre società e del diritto internazionale nel rispettare gli standard minimi di civiltà”. Al di là delle responsabilità, questa sessione del TPP mira a incoraggiare un rinnovato impegno da parte degli Stati e delle società europee.
Collegio dei giudici:
Presidente: Sophie BESSIS
Membri: Chadia ARAB, Braulio MORO, Amzat BOUKARI-YABARA, Wahid FERCHICHI e Luca MASERA
Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), istituito in seguito alla Dichiarazione universale dei diritti dei popoli, Algeri 1976, riunitosi a Palermo dal 23 al 25 ottobre 2025, nella continuità della sua missione di coscienza universale,
Dopo aver ricevuto ed esaminato l’atto d’accusa, presentato da 54 organizzazioni rappresentate dal Forum Social Maghreb, Forum Tunisien des Droits Économiques et Sociaux (FTDES) e il Forum des Alternatives Maroc (FMAS), relativo alle violazioni dei diritti umani dei migranti da parte degli Stati del Maghreb, dell’Unione europea e di diversi suoi Stati membri nonché delle organizzazioni internazionali,
Dopo aver ascoltato numerosi testimoni, avvocati ed esperti che hanno rispettivamente subito, documentato o assistito alle violazioni dei diritti umani delle persone migranti da parte degli Stati del Maghreb, dell’Unione europea e di molti dei suoi Stati membri,
E dopo aver deliberato, dichiara:
Sulla base di:
– la Convenzione sulla schiavitù (1926),
– la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948),
– la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati (1951) e il relativo protocollo del 1967,
– la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui (1951),
– il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966),
– il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966),
– la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979), – la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (1982),
– la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984), – la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989),
– la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei loro familiari (1990),
– lo Statuto della Corte penale internazionale (1998),
– la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate (2010), – la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950),
– la Convenzione dell’OUA sui rifugiati (1969),
– la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (1981),
– la Carta dei diritti fondamentali dell’UE (2000),
Convinto della gravità dei fatti riportati dall’atto d’accusa e confermati dalle diverse testimonianze, il Tribunale condanna le violazioni dei diritti umani delle persone migranti e in particolare:
– gravi violazioni del diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e alla non discriminazione (articoli 6, 7, 9 e 26 del Patto internazionale sui diritti civili e politici),
– la violazione del divieto assoluto di tortura (articolo 3 della Convenzione contro la tortura),
– la pratica della tratta di persone, in violazione delle disposizioni della Convenzione del 1951, per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui,
– la violazione del principio di non respingimento (articolo 33 della Convenzione di Ginevra),
– la violazione delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, 1982, e in particolare l’obbligo di salvataggio,
– gli abusi sessuali,
– la crescente militarizzazione delle frontiere e l’uso sistematico della forza,
– la proliferazione dei centri di transito e dei luoghi di detenzione, spesso al di fuori di qualsiasi quadro legale, trasformati in luoghi di tortura, assassinio, stupro e sparizioni,
– la criminalizzazione dei migranti, perseguiti per ingresso o soggiorno irregolare e privi di garanzie procedurali,
– la violazione delle disposizioni della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate,
– la criminalizzazione della solidarietà, attraverso procedimenti giudiziari o pressioni amministrative nei confronti di associazioni, ONG, avvocati, giornalisti o cittadini che hanno prestato assistenza a persone migranti, in particolare durante i salvataggi in mare, alloggi di emergenza o consulenza legale,
– la diffusione generalizzata di discorsi razzisti e xenofobi, anche da parte di alcune istituzioni o personalità ufficiali, che alimentano la stigmatizzazione e la repressione dei migranti e in particolare delle donne, dei bambini e delle persone LGBTQI+,
– l’esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea verso paesi terzi,
Certo, inoltre, che alcune di queste violazioni possano essere considerate come crimini contro l’umanità,
Il Tribunale dichiara:
– il carattere deliberato e sistematico di tali violazioni. Si tratta, infatti, di politiche e pratiche che non costituiscono né incidenti isolati, né semplice negligenza, ma dipendono da una volontà politica strutturata i cui effetti sono tragicamente prevedibili: morti e sparizioni in mare e nel deserto, detenzione e trattamenti inumani, violenza, estorsione, razzismo istituzionalizzato;
– l’importanza dell’eredità storica schiavista dei paesi del Maghreb, dove il razzismo legittima le violazioni dei diritti delle persone migranti nere;
Il Tribunale ritiene responsabili di queste violazioni:
Tutti gli Stati del Maghreb (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia), l’Unione europea e alcuni dei suoi Stati membri,
Il Tribunale, pur riconoscendo l’esistenza di responsabilità individuali, non è in grado di stabilirle. Considera, quindi, la responsabilità degli Stati e delle Organizzazioni, responsabilità comuni ma differenziate.
Il Tribunale, a seguito della tragicità delle testimonianze acquisite riconosce che i cinque Stati del Maghreb sono colpevoli di pratiche sistematiche di arresti arbitrari, di espulsioni collettive, degli spostamenti forzati e delle deportazioni verso zone desertiche o frontiere militarizzate. Tali pratiche sistematiche espongono consapevolmente migliaia di persone alla tratta, alla fame, alla sete, alla tortura, alla morte o alla scomparsa. Suddetti Stati hanno mantenuto o tollerato l’esistenza di centri di detenzione illegali, insalubri e disumani, in cui regnano maltrattamenti, violenze sessuali, privazione della libertà senza fondamento legale e in assenza di controllo giudiziario.
Nel quadro della determinazione delle diverse responsabilità, il Tribunale richiama l’attenzione sulla situazione particolare della Libia. Questo Stato, infatti, dal 2011 è caratterizzato da instabilità politica e carenza di sicurezza, nonché dalla proliferazione di gruppi armati e milizie che hanno fatto del traffico e dello sfruttamento dei migranti una fonte di reddito.
Il Tribunale ritiene responsabili l’UE, alcuni dei suoi Stati membri, le sue agenzie in particolare Frontex e i suoi fornitori di servizi. Il Tribunale constata l’aggravarsi delle violazioni, nonostante le raccomandazioni e segnalazioni fatte dalle sue precedenti sentenze, relative alle violazioni dei diritti delle persone migranti. Questa situazione si riflette nell’attuazione di politiche di esternalizzazione delle sue frontiere e di accordi finanziari e di sicurezza.
Di fronte a questa grave situazione che sacrifica ogni anno la vita e la dignità umana di migliaia di persone, in particolare delle persone nere provenienti dall’Africa subsahariana,
– il Tribunale invita le organizzazioni e le parti interessate a continuare a documentare i percorsi dei migranti, a cercare di identificare le persone scomparse e a chiarire i meccanismi repressivi attuati nel quadro della cooperazione Maghreb-Europa, inter-maghrebina e transnazionale,
– chiede inoltre di contribuire a presentare un’immagine chiara, trasparente e reale delle violazioni, di rimediare alla loro invisibilizzazione e di superare la loro rappresentazione puramente statistica,
– il Tribunale ritiene gli Stati e le organizzazioni, coinvolte direttamente o indirettamente, responsabili delle violazioni commesse, comprese quelle che possono essere considerate crimini contro l’umanità,
– il Tribunale incoraggia le parti interessate a condurre azioni sia contenziose che politiche, con l’obiettivo di porre fine alle pratiche illegali e disumane, riconoscere i danni subiti dalle vittime, risarcire integralmente i danni causati, l’incriminazione degli autori, istigatori e beneficiari di questo sistema di violenze.
Il Tribunale esprime la sua riconoscenza ai testimoni ed onora il loro coraggio per aver reso visibile la realtà che spesso si nasconde dietro formulazioni strettamente giuridiche e dati quantitativi.
Fatto a Palermo il 25 ottobre 2025
