Tahar Lamri (dal suo account social; il titolo è nostro. La Redazione Anbamed)

Un movimento accademico che cresce, un viaggio a Tel Aviv, un rapporto allarmato, una proposta di legge. La storia di come le preoccupazioni israeliane diventano controllo nelle università italiane.
Tra settembre e ottobre 2025, quando quattro parlamentari italiani si uniscono alla Freedom Flotilla diretta a Gaza, l’Italia diventa un caso. Le manifestazioni in solidarietà con Gaza coinvolgono oltre un milione di persone. Il movimento accademico esplode: l’Università di Torino recide i legami con istituzioni israeliane, oltre 1700 accademici firmano appelli, cinque dipartimenti a Firenze sospendono accordi, più di 200 professori a Messina chiedono la cessazione della cooperazione con l’Università Ebraica di Gerusalemme.
In questo clima, a maggio 2025, il senatore PD Graziano Delrio vola in Israele. Non è un viaggio qualsiasi. Incontra il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar e il presidente della Knesset Amir Ohana. Delrio stesso racconta con orgoglio di “fruttuosi” incontri in cui, forte della sua “esperienza di governo da ex ministro”, ha “suggerito di cercare solidarietà e azioni comuni”.
Cosa si sono detti? Di quali “azioni comuni” hanno parlato?
A novembre, The Marker (sezione economica di Haaretz) pubblica un rapporto esplosivo del Team di Monitoraggio del Boicottaggio Accademico israeliano, istituito dal Comitato dei Presidenti delle Università israeliane. Il documento – frutto evidentemente di mesi di lavoro – suona come un atto d’accusa contro le università europee.
L’Italia è in prima fila tra i “colpevoli”. Il rapporto documenta con precisione:
– I casi di boicottaggio in Europa sono passati da 500 (marzo 2025) a 1000 (novembre 2025)
– L’Italia è tra i paesi dove “le proteste, le petizioni e i boicottaggi sono stati particolarmente pronunciati”
– Gli autori attribuiscono “l’escalation italiana in particolare alla partecipazione di membri del Parlamento italiano alla Freedom Flotilla”
La conclusione del rapporto è una vera e propria raccomandazione operativa: le università israeliane devono “chiedere al governo di intervenire e cooperare” e “ampliare la rete di advocacy”.
Quattro giorni dopo la pubblicazione del rapporto, Delrio deposita il suo disegno di legge “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”.
Ed ecco materializzarsi negli articoli 3 e 4 del DDL la figura che risponde punto per punto alle preoccupazioni espresse dal rapporto israeliano: un “responsabile interno” in ogni università italiana con il potere di valutare eventi, lezioni e attività considerate “illegittime” sulla base della definizione IHRA che equipara antisionismo e antisemitismo.
Un meccanismo di controllo preventivo perfetto per neutralizzare proprio quel movimento accademico che il rapporto israeliano aveva identificato come così pericoloso.
Delrio presenta il suo DDL al Congresso Nazionale dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele. Platea d’eccezione: l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled, esponenti della Lega e di Forza Italia, la ministra Roccella. Qui Delrio spiega senza giri di parole che “una parte della nostra proposta prevede di costringere l’AgCom a intervenire in maniera più profonda ed efficace”.
L’associazione “Sinistra per Israele” – di cui Delrio è esponente di spicco – benedice immediatamente il DDL con una nota del 24 novembre: “È tempo che vi sia una forte azione di contrasto… il disegno di legge presentato dal senatore Delrio […] si augura venga rapidamente esaminato e approvato”.
Vale la pena ricordare la storia di “Sinistra per Israele”: nata nel 1967 all’indomani della Guerra dei Sei Giorni per “ricucire lo strappo” tra sinistra italiana e Israele, l’associazione fu rilanciata nel 2005 con un manifesto firmato da Giorgio Napolitano, Giuliano Amato, Umberto Eco, Piero Fassino, Walter Veltroni, Furio Colombo, Gustavo Zagrebelsky. Un’associazione che “da quasi sessant’anni si rivolge alla Sinistra italiana” e che oggi si mobilita compatta dietro al DDL Delrio.
Non è una teoria del complotto. È una convergenza documentata: il movimento accademico italiano preoccupa Israele, Delrio viaggia in Israele a maggio e incontra i vertici politici. A novembre un rapporto israeliano documenta l'”emergenza Italia” e raccomanda interventi governativi e contemporaneamente Delrio deposita un DDL che introduce esattamente i controlli richiesti. Il DDL viene presentato e benedetto dagli organismi filo-israeliani in Italia
Che il rapporto fosse in preparazione già durante il viaggio di Delrio è più che probabile – questi studi richiedono mesi. Che le preoccupazioni fossero già note negli ambienti israeliani a maggio è certo. Che il DDL di Delrio risponda esattamente a quelle preoccupazioni è un fatto.
L’ironia amara? Mentre Israele censura accademici palestinesi e perfino docenti israeliani critici (come Nadera Shalhoub-Kevorkian, sospesa dall’Università Ebraica di Gerusalemme per aver criticato la guerra a Gaza), c’è chi vuole importare in Italia lo stesso modello di controllo sul pensiero critico.
Chiamiamola convergenza, chiamiamola coordinamento, chiamiamola lobbying efficace. Il risultato non cambia: un rapporto che identifica un “problema” nelle università italiane trova la sua soluzione in un disegno di legge italiano che introduce supervisori universitari con potere di censura.
La domanda resta semplice: un parlamentare della Repubblica italiana deve rispondere prima alla Costituzione o alle preoccupazioni strategiche di un governo straniero?

[…] contingenza per rientrare in campo. La destra ha presentato il Ddl Gasparri, la “sinistra” il Ddl Delrio, perfettamente complementari tra loro. Entrambi assumono il presupposto che le critiche o […]