di Farid Adly
Il ricorso contro il licenziamento di Guillaume Meurice è approdato, oggi, al tribunale del lavoro di Parigi. La decisione dei giudici rinviata al 9 febbraio.

La sua frase incriminata è stata “Netanyahu, l’Hitler circonciso”. L’umorista radiofonico francese, Guillaume Meurice, è stato licenziato, ma lui ha fatto ricorso. Oggi il processo al tribunale del lavoro di Parigi. La vicenda riale ad oltre un anno e mezzo fa.
Un anno fa Radio France, infatti, lo aveva accusato di «colpa grave» per aver definito in due diverse circostanze il primo ministro israeliano, ricercato internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, con tale frase. Dinanzi al tribunale del lavoro di Parigi, l’ex personaggio di France Inter, tramite il suo avvocato, ha chiesto al suo ex datore di lavoro circa 400.000 euro e ha chiesto l’annullamento del suo licenziamento, sostenendo che avrebbe “violato la sua libertà di espressione”.
Dai microfoni della radio al tribunale del lavoro in appena un anno e mezzo. Mercoledì 10 dicembre, l’umorista francese Guillaume Meurice si è presentato davanti ai giudici del tribunale del lavoro parigino per contestare il suo licenziamento da Radio France, avvenuto nel giugno 2024. L’azienda gli aveva imputato una «colpa grave» per aver definito in due occasioni il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu come un «nazista senza prepuzio». Una battuta che ha scatenato accuse di antisemitismo e un duro confronto sul ruolo dell’umorismo nello spazio pubblico.
La decisione di Radio France aveva infattti provocato forti tensioni interne, dividendo redazione, sindacati e pubblico. Meurice, voce nota di France Inter e figura di spicco dell’emissione satirica Le Grand dimanche soir, aveva già ricevuto un avvertimento nel novembre 2023 dopo un primo sketch. L’Arcom, l’autorità francese di regolazione dei media, aveva allora richiamato Radio France e segnalato la delicatezza del contesto.
Da quell’episodio era scaturita persino un’indagine per «incitamento all’odio», successivamente archiviata per «assenza di infrazione». Dal punto di vista giuridico penale non c’era nulla da rimproverare all’umorista.
Tuttavia, Meurice aveva riproposto la battuta nell’aprile 2024, provocando una nuova ondata di polemiche e portando alla sua sospensione, prima, e al licenziamento, poi.
I pro-Is non potendo agire sulla base del contenuto della satira, si sono aggrappati a pretesti procedurali.
La presidente di Radio France, Sibyle Veil, aveva giustificato il licenziamento con motivazioni aziendali: «Una decisione presa per slealtà ripetuta. Reiterando le sue parole in onda, Guillaume Meurice ha ignorato l’avvertimento ricevuto e la messa in guardia dell’Arcom». Una lettura contestata da una parte consistente della redazione di France Inter, che temeva l’instaurarsi di un «precedente pericoloso» per la libertà d’espressione degli umoristi. L’eco del caso era stata tale che diversi cronisti avevano lasciato France Inter in solidarietà con Meurice, poi approdato a Radio Nova, dove dal settembre 2024 conduce un nuovo programma domenicale.
L’umorista non ha voluto commentare nel dettaglio il procedimento in corso, ma ha parlato di un processo «decisivo» per la libertà d’espressione. In un’intervista a L’Humanité, ha sollevato la questione centrale: «È normale licenziare un umorista per una battuta che la stessa giustizia, nello stesso Stato di diritto, ha dichiarato valida?». Il suo avvocato, Hugues Dauchez, sostiene che non vi sia alcuna «colpa grave» e che il licenziamento rappresenti «una violazione evidente della libertà artistica e satirica». Oltre all’annullamento della sanzione, il legale chiede la riclassificazione del rapporto contrattuale: dal 2012 Meurice ha firmato circa 250 contratti a durata a tempo determinato con Radio France, una pratica diffusa ma che, secondo la difesa, «sembra contraria alla legge».
Dopo il dibattimento, la decisione è stata rinviata al 9 febbraio.
