di Giorgio Riolo
Care, cari,
alla fine di quest’anno, prima di congedarci dal 2025, un ricordo e un rendere onore a una figura che riassume in sé molto di più della sua vicenda terrena in quanto individuo.
Frantz Fanon incarna un’epoca, una svolta storica. È l’irruzione del potente processo della decolonizzazione, non solo della rivoluzione algerina, del Terzo Mondo come fine e come progetto, di centinaia di milioni di esseri umani come soggetti storici nei continenti Asia, Africa, America Latina dopo il saccheggio e la rapina a opera dell’Europa e dell’Occidente collettivo. Saccheggio, rapina, distruzione, genocidio a opera del prolungamento europeo, Usa, occidentale rappresentato da Israele nella martoriata terra di Palestina.
Il colonialismo e la decolonizzazione, la “grande rimozione” interessata appunto da parte di Europa e dell’Occidente. E così il ricordo del centenario della nascita di Frantz Fanon in vari luoghi delle periferie del mondo in conferenze, convegni, pubblicazioni ecc.
Da qui il nostro modesto contributo in varie occasioni. Nella fattispecie con un breve articolo pubblicato oggi su infoalternative.it. Vedi in https://infoalternative.it/italia/cultura-italia/frantz-fanon-a-100-anni-dalla-nascita-umanesimo-radicale-e-decolonizzazione-come-processo-universale/
In allegato l’articolo nei due formati .pdf e .docx
Grazie per l’attenzione.
Un caro saluto.
Giorgio

In questo 2025 ricorre il centenario della nascita, avvenuta nel 1925, di Frantz Fanon.
Nero della Martinica (possedimento francese), psichiatra, filosofo, rivoluzionario,
algerino per scelta esistenziale. Morto a soli 36 anni nel 1961 a causa della leucemia.
La sua esistenza e il suo libro fondamentale I dannati della terra marcano una
radicale svolta storica. La Teologia della Liberazione userà in seguito l’espressione
“dal rovescio della storia”. La storia e il pianeta visti non più dal suprematismo
bianco, dagli oppressori, dai dominanti mondiali, europei e occidentali, bensì visti
con lo sguardo degli oppressi, dei poveri, dei popoli vessati dal colonialismo,
dall’imperialismo.
È l’irruzione del Terzo Mondo. E Fanon e il libro diventano metafore, manifesti
viventi del terzomondismo. Così potentemente accolti da chi nelle periferie del
mondo, in primo luogo, ma poi anche da noi terzomondisti nei centri capitalistici, tra
fine anni sessanta e inizi anni settanta, ci adoperavamo per cambiare il sistema.
Nel Nord Globale, come si dice oggi, questo impeto antisistema con caratteri anche
da attesa messianica, dal momento che qui in Italia, e in Occidente in generale, molta
sinistra sociale e politica, radicalizzata e antisistema, riteneva che le varie classi
operaie e molte sinistre che le rappresentavano nell’agone politico fossero
“integrate”, riformiste, marcusianamente assorbite e compatibilizzate nel “sistema”.
I.
Nel breve spazio di un articolo occorre dare i tratti caratteristici della sempre viva
presenza di Fanon. Ciò soprattutto nelle aree del mondo periferiche. Dove il
colonialismo e il neocolonialismo hanno compiuto, e compiono tuttora, il lavoro di
spoliazione e di depredazione e dove il normale corso dell’iniquo andazzo mondiale
capitalistico, le guerre e gli effetti del clima manomesso producono effetti
drammatici, devastanti.
Questi alcuni tratti salienti:
- Profondamente nero, o “negro” come amava definirsi, ma con il fermo
convincimento che l’orizzonte umano planetario è l’universalismo. Né razze, né
classi, né gerarchie, vecchie e nuove. Il suo umanesimo radicale respinge tutto ciò.
Nessuna chiusura identitaria. Nessuna “negritudine”. L’identità e l’appartenenza sono
passaggi necessari, ma non come fini in sé. - Il nazionalismo è un passaggio obbligato. Per i dannati è un autoriconoscersi, è
prendere coscienza. Ma poi l’orizzonte rimane l’internazionalismo e l’universalismo. - In questo senso, il panafricanismo è un progetto e un fine, come il Terzo Mondo è
un progetto e un fine. Ma sempre nella visione di cui sopra. - Il soggetto rivoluzionario su cui fondarsi è il mondo contadino. Le aree rurali
dell’Algeria sono quelle che subiscono maggiormente l’oppressione. - La violenza è primigenia nei dominanti, nei colonizzatori. Il mondo è manicheo e il
colonizzato si libera e assurge a soggetto e compie l’emancipazione anche per mezzo
della violenza. È una soglia ontologica, ma ciò senza le sbrigative conclusioni di
molti successivi estimatori di Fanon. - La sua è una “filosofia del soggetto”. La sua formazione è multilaterale,
all’incrocio di storia, filosofia, economia, sociologia, letteratura, politica, marxismo,
esistenzialismo, fenomenologia ecc. Egli personifica il processo gigantesco della
decolonizzazione. - Si è detto lirismo, profetismo, romanticismo rivoluzionario. Anche questo. Ma
quale carica liberatoria, materiale e spirituale, viene da questa figura. “Un essere
eccezionale”, così Simone de Beauvoir. Che lo conobbe, assieme a Jean Paul Sartre,
poco prima che Fanon morisse.
II.
Il formale ricordo di Fanon, in occasione del centenario della nascita, diventa
permanente ricordo delle speranze, del fervore, della tensione umana, delle emozioni,
del pensiero vissuto, dell’azione senza posa che centinaia e centinaia di milioni di
esseri umani, uomini e donne, di Africa, Asia, America latina hanno sperimentato in
quella grande cosa che va sotto il nome di decolonizzazione. Colonialismo e
decolonizzazione, la “grande rimozione”, colpevole e interessata, qui in Europa e
nell’Occidente tutto.
