di Minoo Mirshahvalad (dal suo account social)

Chi ha visto l’intervista che ho rilasciato a OttolinaTV (clicca!) e ha pensato di aver capito qualcosa della complessa realtà iraniana, non ha ancora visto la parte più sexy dello spettacolo.

Sono stata minacciata di morte dalle stesse donne iraniane che, nell’intervista, definisco come istruite. Questo destino è riservato a chiunque non consideri Pahlavi un’alternativa allo status quo.

In questi anni, vari accademici — iraniani e non — sono stati presi di mira da questa massa folle, priva di qualsiasi strumento argomentativo a sostegno dei propri ideali politici. Una massa che balbetta la parola democrazia mentre usa l’intimidazione al posto dell’argomentazione, come se la democrazia fosse un prodotto da supermercato: lo installi e automaticamente inizia a spruzzare libertà nel Paese.

Questa folla ricorda molto gli illusi tifosi di Khomeini che negli anni Ottanta divoravano vivi coloro che osavano non usare la parola Imam per il capofondatore della Repubblica Islamica. Con una differenza non da poco: le violenze attuali provengono da una popolazione digitalizzata che vive in Occidente e che, a differenza di chi è rimasto in Iran, avrebbe avuto la possibilità di ampliare la veduta e collocare l’Iran dentro la scacchiera geopolitica globale.

In molti, in questi giorni, mi chiedono quale sia la soluzione per l’Iran. La risposta è semplice: non c’è.

Se questa massa — che in teoria dovrebbe costruire il futuro del Paese — è indicativa del livello di maturità politica disponibile, allora l’Iran è destinato a una nuova forma di dittatura, altrettanto cieca e, altrettanto violenta.

L’eventuale crollo del regime attuale porterebbe con ogni probabilità a una sanguinosa guerra civile, nella quale gli intellettuali che non si saranno allineati alle volontà dell’Impero verranno spediti dritti alla ghigliottina.

Il popolo iraniano non è pronto a sviluppare niente di migliore rispetto all’attuale sistema politico. Anzi, scivolerebbe in un regime di terrore giacobino che condurrebbe l’Iran verso il caos totale, perché — a differenza della Francia rivoluzionaria — il Medio Oriente contemporaneo non è altro che il mercato delle armi made in USA.

2 commenti

  1. Mi dispiace di dover leggere tale menzogna, parole accusatorie senza nessuna prova da parte della Mirshahvalad!

  2. Le sue argomentazion i mi sembrano equilibrate e molto aderenti alla realta’. IMporre all’Iran un cambiamento di regime con la forza e’ una mostruosita’ che costa una sofferenza e perdite umane incalcolabili. Sperare poi ad un ritorno di discendemte senza alcun senso della nazione e del popolo sarebbe solo una marionetta dell’Occidente. L’attuale regime e’ una disgrazia secondo me per il popol Iraniano ma quello che sta succedendo e’ moto peggio. Unica via per me sarebbe il dialogo anche con i limiti estremi che avrebbe, Cultura scambi culturali, dialogo, insistere con i tentativi di evitare l’atomica e cercare di raggiungere una soluzione per gli israeliani e popoli vici. Purtroppo anche Israele rema contro e non ha alcuna intenzione oggi, pur avendo in passato provato, di trovare una formula di convivenza, approfitta invece per continuare a rubare la terra con la forza, invece di provare a isolare le fazioni violente sia israeliane sia palestinesi. Per non parlare delle uccisioni di massa. Io ho raggiunto questa valutazione. Inoltre amo e apprezzo la cultura e la popolazione Iraniana pacifica, che non inneggia alla distruzione di qualunque altro stato.

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