di Farid Adly – 18 gennaio 2026

Lo confesso: sono stato disertore. Mi sono rifiutato di arruolarmi nell’esercito di Gheddafi e ho pagato con l’esilio, la mancanza di documenti e la minaccia alla vita. Non mi sono mai pentito, malgrado le difficoltà patite. Sono stato privilegiato, perché vivevo già all’estero e non potevo finire nelle patrie galere della dittatura.

La via della Nonviolenza è vincente. Io sono ancora vivo, il dittatore libico è stato barbaramento assassinato 15 anni fa. Anche quella scena di violenza gratuita compiuta da pochi miliziani ha causato ii suoi danni, che il popolo libico paga tutt’ora, con le divisioni, la povertà malgrado la ricchezza del paese e il continuo scontro tra milizie per il potere.

In tempi di riarmo e di derive guerrafondaie e di restaurazione dei regimi dittatoriali camuffati da finte democrazie, vale la pena ricordare che la Cultura è uno scudo importantissimo nel contrastare il militarismo dei ricchi per defraudare i poveri e magari per risolvere la questione demografica.

Mi ricordo che negli anni ’70, ad una riunione della Trilaterale, l’allora ministro degli esteri USA, Kissinger, aveva detto rivolto ai paesi dell’emisfero sud: “Siete troppi”. Il movimento dei paesi Non-Allineati gli ha rispsoto con una statistica pubblicata dalla stessa Banca Mondiale: “I paesi ricchi che rappresentano circa il 20% della popolazione mondiale consumano l’80% delle risorse”.

È uscita in questi giorni la terza edizione del rapporto messo a punto da circa 200 ricercatori provenienti da tutto il mondo, affiliati al World Inequality Lab, un think tank internazionale che ha sede alla Paris School of Economics e che gestisce il World Inequality Database (Wid), il più grande database ad accesso libero sull’evoluzione storica della disuguaglianza economica. Il laboratorio raccoglie scienziati sociali impegnati ad aiutare tutti a comprendere i fattori che guidano la disuguaglianza nel mondo attraverso ricerche basate sull’evidenza. Il Wil conduce ricerche su molteplici dimensioni della disuguaglianza, sia tra i paesi che al loro interno.
Il primo dato che emerge è che il 10% più ricco della popolazione mondiale guadagna più del restante 90%, mentre la metà più povera cattura meno del 10% del reddito globale totale. La ricchezza è ancora più concentrata: il 10% più ricco possiede il 75% della ricchezza globale, mentre la metà più povera detiene solo il 2%.

Secondo il rapporto 2026 la disuguaglianza rimane estrema e persistente; si manifesta attraverso molteplici dimensioni che si intersecano e si rafforzano a vicenda; e sta ridisegnando le democrazie, frammentando le coalizioni ed erodendo il consenso politico. Ma i dati dimostrano anche che la disuguaglianza può essere ridotta. Come sottolineano i ricercatori: “La disuguaglianza è una scelta politica. È il risultato delle nostre politiche, istituzioni e strutture di governance”.

I risultati sonoo anche l’effetto delle guerre e delle prroduzioni e traffico di armi. Il ruolo dei movimenti contro il riarmo e contro le guerre è importantissimo per la qualità democratica delle nostre società. Il militarismo si alimenta del nazionalismo e questi si rafforrza con il richiamo della guerra, che tutti i furbi al potere la chiamano preparrarsi alla difesa.

Ascoltiamo una canzone che risale a 70 anni fa: “Il disertore”, di Boris Vian (è del 1954; segue la versione italiana di Fiorella Mannoia):

segue la versione italiana di Fiorella Mannoia:

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