di Collettivo Io Digiuno per Gaza, Vicenza

Domenica 18 gennaio 2026, come a settembre del 2025, installiamo il nostro gazebo alla Fiere dell’oro e dei diamanti di Vicenza.
Siamo li, anche per questa edizione, per rimostranza e silenziosa protesta … il Collettivo io digiuno per Gaza, Vicenza .

Un presidio importante e significativo davanti all’ ingresso della più importante,come partecipazione di espositori da tutto il mondo,fiera dell’ oro di Vicenza denunciando di fatto il concorso in GENOCIDIO del popolo palestinese da parte delle aziende israeliane del settore.

Quest’oggi riscontriamo un clima generale diverso. Escludendo il vento gelido che rovescia e piega il gazebo, noi che con la nostra presenza tentiamo di decongelare le anime dall’indifferenza.
Molto più della precedente edizione, ci vengono incontro le persone. Espositori compiacenti e compiaciuti. Pugni alti, dita a V “vittoria” per la Palestina, mani sul cuore, sorrisi, auto che si fermano e finestrini che scendono “bravi, siamo con voi”. Qualcuno ci lascia dei soldi da mandare a Gaza.
Complimenti per il coraggio di esserci.

Si, qualche sionista passa vicino e sputa a terra in segno di disprezzo ma è tutto il resto che conta … perché chi oggi ha sputato aveva le spalle curve e la sconfitta negli occhi perché la loro attesa ascesa invece si sta rivelando essere una rapida discesa a picco.

Perché anche loro lo vedono, come lo vediamo noi, che tutt’intorno … nonostante il silenzio imposto e la repressione dei governi … il popolo … anche quello degli espositori dell’oro, dell’argento e della mirra (si fa per dire) oggi mostrano chiaramente da che parte stare.
L’ente fiera dovrà prendere atto di questo clima generale e dovrà fare il conto anche del nostro gazebo, sole o vento gelido che sia.

VicenzaOro 2026: il lusso non può lavare la guerra. Trasparenza totale e stop ai diamanti israeliani

Vicenza, 18 gennaio 2026 – Nel quartiere fieristico di Vicenza è in corso VicenzaOro January 2026, dal 16 al 20 gennaio, con oltre 1.300 espositori e una platea internazionale di buyer e operatori del settore.

In questa vetrina globale del gioiello, ciò che viene mostrato è il brillante. Ciò che resta fuori scena è la filiera: miniere, sfruttamento, contrabbando, “ripulitura” della provenienza e – soprattutto – l’uso politico ed economico di settori che generano profitti miliardari.

Israele è uno dei nodi storici dell’industria diamantifera: importazione, taglio, lucidatura, trading. In parallelo, il suo apparato bellico registra record su record: il Ministero della Difesa israeliano ha annunciato esportazioni militari per oltre 14,7 miliardi di dollari nel 2024, massimo storico, con una forte crescita di contratti internazionali.

Non stiamo parlando di “neutralità del commercio”. Stiamo parlando di un sistema che consente a un’economia di guerra di prosperare, mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria e mentre un intero popolo viene sottoposto a occupazione, assedio, punizione collettiva.

Cosa chiediamo a VicenzaOro, a IEG e agli operatori

  1. Trasparenza integrale di filiera: tracciabilità verificabile miniera → taglio → borsa → vendita, non solo “certificati” formali.
  2. Esclusione di operatori e società coinvolti nella filiera israeliana dei diamanti finché prosegue la distruzione sistematica della vita civile palestinese.
  3. Due diligence obbligatoria sui diritti umani per espositori e buyer: chi vende lusso deve dimostrare che non sta comprando violenza.
  4. Presa di posizione pubblica: basta silenzi. Le fiere non sono “neutre” quando diventano infrastrutture reputazionali.

Dichiarazione

“VicenzaOro è una vetrina mondiale. Proprio per questo deve smettere di essere una zona franca morale.
Il settore dei preziosi non può offrire copertura, normalità e prestigio a una filiera che alimenta economia di guerra e impunità politica.
Chiediamo trasparenza totale e una scelta netta: nessun diamante israeliano finché continuerà la devastazione della Palestina.”

Appello

Invitiamo stampa, operatori, buyer e cittadini a pretendere risposte chiare:
da dove vengono le pietre, chi le lavora, chi incassa, chi beneficia.

La bellezza non può essere costruita sulla cancellazione di un popolo.

Contatti stampa:
Collettivo Io Digiuno per Gaza, Vicenza

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