Comitato nazionale per la liberrazione di Hannoun e degli altri palestinesi arrestati

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COMITATO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI MOHAMMED HANNOUN E DEGLI ALTRI PALESTINESI ARRESTATI

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Palestina. Aiutarli a vivere non è reato
Nei giorni tra Natale e Capodanno un’operazione di polizia ha portato all’arresto di
Mohammed Hannoun, Segretario dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e da anni
residente nel nostro Paese. Insieme a lui altri sei palestinesi, tre dei quali rilasciati dal
Tribunale del Riesame nei giorni scorsi, a dimostrazione di come il castello accusatorio
mostri già delle evidentissime crepe. Contemporaneamente è partita un’operazione
repressiva nei confronti di chi in Italia si impegna da anni per una conoscenza corretta della
questione palestinese, che vede protagonista Angela Lano, accademica e fondatrice
dell’agenzia di notizie Infopal.
Le accuse, quasi interamente basate su rapporti forniti da strutture statali israeliane e, in
prima linea, dai suoi servizi segreti, riguardano presunti sostegni al partito palestinese
Hamas, al governo della Striscia di Gaza dal 2006, che verrebbero mascherati da aiuti
umanitari per la popolazione di Gaza sottoposta a ogni genere di privazione da Israele,
Stato indiziato di genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Di questi aiuti, raccolti
nella società civile italiana, esiste invece un’ampia documentazione sui destinatari civili nei
territori occupati di Gaza e Cisgiordania.
Siamo di fronte ad una illegittima interferenza delle autorità israeliane nell’attività
giudiziaria italiana, passivamente recepita da chi ha emesso i provvedimenti giudiziari e
apertamente sostenuta, a dispetto della sovranità nazionale e del dichiarato garantismo,
dal governo Meloni. Queste misure repressive si affiancano a quelle adottate dallo Stato
israeliano nei confronti di ben 37 organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza alla
popolazione civile palestinese, compresa l’UNRWA, agenzia ONU per i profughi palestinesi
attiva dal 1949, la cui sede ufficiale a Gerusalemme è stata distrutta su ordine del governo
Netanyahu.
Le autorità italiane che si sono fatte esecutrici di disposizioni richieste da uno Stato
straniero, peraltro accusato di gravi crimini di guerra e contro l’umanità, si chiedano come
questo si concili con il diritto internazionale e la nostra Costituzione che all’art.2 afferma:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Vanno denunciati e contrastati provvedimenti di tale gravissima portata, adottati senza
fornire alcuna prova delle accuse che non sia l’inaccettabile input di un servizio segreto e di
strutture giuridiche, già squalificate dal fatto di essere strumenti di una parte in causa, la
cui integrità e fondatezza presenta ogni motivo per essere messa in discussione.
L’estensione arbitraria e strumentale della definizione di terrorismo che la legge israeliana
compie nei confronti di chi fornisce aiuti umanitari alla popolazione civile, definendoli
“finanziamento del terrorismo”, non avrebbe dovuto in alcun modo essere recepita dalle
autorità di polizia e giudiziarie italiane e va respinta in toto.
NON ACCETTIAMO CHE ALLA LEGGE DI UNO STATO INDIZIATO DI GENOCIDIO
VENGA DATA PASSIVA ATTUAZIONE DALLE AUTORITA’ ITALIANE.

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