Per ascoltare l’audio di oggi, 03 febbraio 2026:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly;
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno VII/032 (1984)
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A gennaio c’è stato un altro balzo nelle donazioni a favore di Anbamed. Il valore complessivo del mese scorso è stato di 1260,00 € (+ 290 €) rispetto al precedente mese di dicembre).
Grazie a chi si è mobilitato per venirci in soccorso.
Adozioni a distanza: È stato importantissimo anche l’impegno dei nostri lettori a favore dei bambini di Gaza: 6.400,00 € per adozioni e pasti caldi + 1.570 € per il libro “Strega!”; nel solo mese di gennaio.
Abbiamo effettuato, in data 13 gennaio 2026, un bonifico di 11.250 euro al conto correte di Al-Najdah. Il totale dei bonifici, da marzo al 31 dicembre, è stato di 43.450 euro. Siamo a 101 adozioni.
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Le notizie
Genocidio a Gaza

Stamattina, gli elicotteri israeliani hanno mitragliato a Khan Younis, uccidendo una persona che stava raccogliendo erba da cucinare.
Ieri, lunedì, quattro palestinesi, tra cui un bambino, sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti quando le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco e lanciato un attacco con droni contro tende e una scuola che ospitavano sfollati nella Striscia di Gaza, in violazione dell’accordo di falso cessate il fuoco. Il bambino di 3 anni si chiamava Iyad Al-Rabay’a. La tenda della sua famiglia, a Mawassi, è stata centrata da una bomba lanciata dall’artiglieria navale israeliana. un altro palestinese di 33 anni è stato ucciso dai cecchini a Khan Younes e gli altri due palestinesi assassinati sono stati centrati da attacchi dell’artiglieria a Jebalia.
In tutti i campi profughi della Striscia ci sono stati attacchi e operazioni con droni. Si sono registrati feriti in una scuola di Nuseirat, trasformata in rifugio di sfollati.
Il totale delle vittime dall’inizio dell’aggressione israeliana è di 71.805 uccisi e 171.575 feriti.
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Il nostro commento quotidiano fisso:
Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Situazione umanitaria a Gaza
Medici Senza Frontiere ha annunciato che attualmente fornisce almeno il 20% dei posti letto ospedalieri a Gaza e gestisce circa 20 centri sanitari. L’anno scorso, l’organizzazione ha effettuato più di 800.000 visite mediche e oltre 10.000 parti, oltre a fornire acqua potabile.
Israele ha intimato all’Ong di chiudere le attività il primo di marzo. L’organizzazione ha affermato che questa mossa era “un pretesto per ostacolare gli aiuti umanitari” a Gaza. “Le autorità israeliane stanno costringendo le organizzazioni umanitarie a scegliere tra due opzioni ugualmente amare: mettere in pericolo il proprio personale o interrompere l’assistenza medica vitale a coloro che ne hanno disperatamente bisogno”.
Sam Rose, direttore degli affari di Gaza per l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), ha dichiarato che questa misura avrà “conseguenze disastrose sulla capacità delle organizzazioni internazionali di fornire assistenza sanitaria all’interno di Gaza”.
Genocidio al rallentatore.
Valico di Rafah
L’esercito israeliano continua il suo genocidio dei palestinesi con altri metodi. Ierii prima giornata di apertura del valico di Rafah, ma che di fatto è rimasto quasi chiuso: sono stati autorizzati da Israele 5 malati in uscita e sono fatti passare soltanto 12 palestinesi in rientro. I malati ed i feriti in lista d’attesa sono oltre 20 mila e con tale ritmo ci vorranno 11 anni per ricoverarli, ma nel frattempo saranno già morti. Secondo il ministero della sanità palestinese, nel periodo precedente di chiusura del valico sono morti 1268 malati di cancro e disfunzioni renali, tra coloro che erano in attesa del trasferimento.
Cisgiordania
A Qalqilia, un giovane è stato ucciso dalle pallottole dell’esercito israeliano durante un’irruzione militare in città.
Tra i centri abitati attaccati ieri dall’esercito israeliano vi è Al-Mughayir, ad est di Ramallah, che da settimane subisce una pressione militare per la cacciata degli abitanti nativi, a favore dei coloni ebrei israeliani arrivati da ogni dove.
Lunedì sera sono scoppiati degli scontri nella città di Jaljulia, a nord di Ramallah, dopo che gruppi di coloni hanno preso d’assalto la zona, sparando proiettili di guerra contro le abitazioni, distruggendo pannelli solari e rubando telecamere di sorveglianza.
Le forze di occupazione israeliane hanno sradicato circa 200 viti ad Al-Khader, a sud di Betlemme. Il terreno agricolo di una famiglia palestinese nativa serve ad allargare un insediamento di coloni ebrei originari dal Canada e dagli Stati Uniti.
Libano
La guerra chimica. L’esercito israeliano ha avvisato l’Unifil che saranno sganciate, da velivoli militari, materie chimiche sulla linea di demarcazione. “Non sono dannose, ma il personale internazionale dovrebbe allontanarsi o rimanere sotto riparo”. L’Unifil ha protestato considerando l’atto una violazione della tregua e della risoluzione ONU 1701. In pratica hanno intimato alle forze di pace di tenersi lontane e di rimanere al riparo, costringendole ad annullare oltre una dozzina di attività.
Nei numerosi attacchi aerei di ieri sono stati uccisi tre civili libanesi. L’estensione delle aggressioni di Tel Aviv non si limitano al Libano meridionale, ma toccano la valle del Beqaa e la stessa Beirut.
Siria/Emergenza Rojava
La polizia di Damasco è entrata ieri a Hasaka e oggi prenderà possesso dell’aeroporto di Qamishli, in applicazione dell’accordo siglato alla fine di gennaio. Le unità “Asayish” – le forze di sicurezza interna delle SDF – saranno affiliate al ministero degli interni.
Le unità di sicurezza interna governative sono entrate anche nella zona di Sheikh, a sud della città di Ain al-Arab-Kobane, nella zona rurale orientale di Aleppo. L’accordo prevede anche il ritiro delle milizie governative assedianti a Hasaka e Kobane, ma di un eventuale ritiro non parlano i media governativi siriani.
L’accordo prevede la formazione di una divisione militare composta da 3 brigate delle forze SDF, oltre alla formazione di una brigata per le forze di Kobane all’interno di una divisione affiliata alla provincia di Aleppo.
Il testo dell’accordo Damasco-FDS.
Iran
Si terranno venerdì a Istanbul le trattative dirette tra l’inviato speciale della Casa Bianca e il ministro degli esteri iraniano. I negoziati riguarderanno soltanto il programma nucleare. La stampa israeliana scrive che il piano turco non soddisfa le volontà di Tel Aviv e di conseguenza Israele potrebbe decidere un attacco solitario contro l’Iran.
La logica sionista porta sempre alla guerra, sia che gli iraniani raggiungano un accordo sotto la minaccia delle armi o meno.
Tutti i governi della regione dall’Arabia Saudita, all’Egitto, al Qatar e Giordania hanno espresso alla Casa Bianca la loro opposizione ad una nuova guerra nella regione ed espresso che il loro territorio e spazio aereo non sarà autorizzato ad essere usato per attaccare l’Iran. Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, perché sono paesi satelliti degli USA e li legano accordi e basi militari statunitensi sul loro territorio. In caso di attacco contro l’Iran saranno loro i primi ad essere colpiti e non avranno neanche l’attenzione dei media, che sarà concentrata a raccontare la vita a Tel Aviv nei rifugi-bunker, come a giugno 2025, nella cosiddetta guerra dei 12 giorni.
Sudan
Ieri, ha ripreso a funzionare per la prima volta da 3 anni, l’aeroporto di Khartoum. Un volo da Port Sudan e un altro dal Cairo, che ha riportato rifugiati sudanesi nel loro paese.
La guerra tra i due generali golpisti però non è finita. Si è spostato il centro delle violenze ad ovest e sud. In Kordofan, sono oltre 100 mila i profughi fuggiti dalle aree di scontro tra esercito e milizie. L’uso dei droni sta creando il terrore tra i civili.
In Sudan è in corso, di fatto, una guerra per procura tra potenze regionali. Turchia Arabia Saudita e Egitto a sostegno del generale Burhan; Emirati arabi e Israele a sostegno delle milizie di Hamidati.
Palestinesi arrestati in Italia
Si è costituito un Comitato nazionale di giuristi, giornalisti, professori e attivisti per chiedere la liberazione di Hannoun e gli altri palestinesi arrestati sulla base di documenti dei servizi di sicurezza israeliani. Per aderire: Clicca!
I portuali si mobilitano contro le guerre
In 20 porti del Mediterraneo saranno organizzati scioperi, il prossimo 6 febbraio. L’iniziativa è partita da Genova e intende esprimere solidarietà con il popolo palestinese, con il blocco delle esportazioni di armi verso Israele, e soprattutto battersi contro il riarmo dell’Europa che impoverisce i lavoratori.
Giornata mondiale per il ricordo del genocidio a Gaza
Il Coordinamento del Parlamento inter-arabo, in riunione ieri al Cairo, ha approvato la data del 17 ottobre di ogni anno come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio di Gaza.
Il 17 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale Al-Ahly Al-Maamadany (Battista), uccidendo 500 persone tra gli sfollati che hanno trovato rifugio negli spazi aperti della struttura. Nello stesso giorno sono avvenute altre stragi con oltre 200 uccisi, per un totale di assassinati in un solo giorno di oltre 700 vittime.
Appello per la liberazione dei medici in ostaggio nei campi di concentramento israeliani. Rapporto:clicca!
Il 27 dicembre 2024, il dott. Hussam Abu Safiya veniva preso in ostaggio e non più rilasciato. La sua colpa è di aver curato i bambini. clicca!
Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio
Sono passati 8 mesi e 17 giorni di sciopero della fame a staffetta, dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, lunedì 02 febbraio, il digiuno a staffetta prosegue.
Per leggere l’elenco aggiornato dei nomi dei digiunatori che ci hanno segnalato la loro adesione: oggi
Per capire i motivi, clicca!
Solidarietà/Al-Najdah
A gennaio, sono giunte 9 nuove adozioni a distanza di bambini di Gaza, per un totale di 108 adozioni. I contributi a favore dei bambini di Gaza sono stati, a gennaio, 6.400 euro per adozioni e pasti caldi + 1.570 euro per il libro “Strega!”.
Al-Najdah panifica x gli sfollati, con il sostegno dei donatori internazionali ed in particolare della sezione dell’associazione nelle comunità palestinesi negli USA: clicca!
È in corso la programmazione di un laboratorio artistico per bambini a Orvieto basato sulla fiaba “Strega!”.
Inoltre, una commissione sta lavorando per la realizzazione di una mostra artistica a favore dei bambini orfani di Gaza, custoditi da Al-Najdah. Le mostre itineranti saranno l’occasione per la distribuzione della fiaba “Strega!” (clicca).
Per ordinare il libro, scrivere a anbamedaps@gmail.com. Contributo minimo 20 euro per ogni copia. Inserite un indirizzo di posta per ricevere il pacco.
Per chiedere info o aderire al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza, la campagna di adozioni a distanza, scrivete a: anbamedaps@gmail.com
Notizie dal mondo
Guerra Ucraina-Russia: missili e droni russi nella notte: raid su Kiev e Kharkiv. 50 città senza elettricità: al gelo con termometri che segnano – 20 °C. In attesa del negoziato ad Abu Dhabi, domani mercoledì.
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