di Farid Adly

Tamar Ben-Ami, la donna ebrea il cui nome è legato alla relazione sentimentale con il poeta palestinese Mahmoud Darwish durante la sua giovinezza e la sua carriera poetica, e che è considerata la persona che ispirò la sua prima poesia nota come “Rita”, è morta a Berlino all’età di 79 anni, il 25 febbraio, dopo aver lottato contro la malattia.
Darwish si innamorò di Tamar Ben-Ami nei primi anni ’60, una relazione che ispirò alcune delle più famose poesie d’amore arabe del XX secolo. Darwish allora era un “cittadino-non cittadino” israeliano e membro del partito comunista. È stato giornalista nella redazione di Al-Ittihad, organo del partito comunista in lingua araba e direttore della rivista letteraria “al-Karmel” (Il Carmelo).
Darwish Nasce in un villaggio della Galilea, Birwa, in Palestina (13 marzo 1941); allo scoppio della guerra nel 1948 è costretto, ancora bambino di 7 anni, alla fuga con la sua famiglia nel Libano, dove vive per due anni in un campo profughi. Ritornano a Birwa in clandestinità…ma la delusione è immensa al posto del villaggio c’è ora un Kibbutz.
È facile fare i socialisti, rubando la terra agli altri.
Da quel momento Darwish diventa un profugo palestinese in Palestina: «Ero tornato un’altra volta all’esilio, inseguiti dalla polizia poiché noi non avevamo carta d’identità israeliana… Noi eravamo stranieri nella nostra terra».
Nel 1970, dopo un viaggio letterario a Mosca, non tornò più nella sua terra natia e si rifugiò prima al Cairo e poi a Beirut, dove ha diretto l’Istituto di studi palestinesi; dal 1994 è stato membro del Consiglio Nazionale dell’OLP. Nel 1982 lasciò Beirut dopo l’invasione israeliana del macellaio Sharron in Libano. Visse in esilio a Tunisi, Parigi, Amman e poi tornò nella sua Palestina, non a Haifa, dove la casa di famiglia era stata occupata da gente arrivata da chissà dove; ha preso casa a Ramallah.
È considerato tra i maggiori poeti in lingua araba. Ecco la poesia giovanile che ha scritto per la sua amata ebrea comunista israeliana, Tamar (segue traduzione in italiano).
بين ريتا وعيوني… بندقيَّة
والذي يعرف ريتا , ينحني
ويصلي
لإلهٍ في العيون العسليَّة !
..وأنا قبَّلت ريتا
عندما كانت صغيره
عندما كانت صغيره
وأنا أذكر كيف التصقتْ
بي, وغَطَّتْ ساعدي أحلي ضفيرة
وأنا أذكر ريتا
مثلما يذكر عصفورٌ غديرَهْ
آه.. ريتا
بيننا مليون عصفور وصوره
ومواعيدُ كثيرة
أطلقتْ ناراً عليها.. بندقيَّة
اسم ريتا كان عيداً في فمي
جسم ريتا كان عرساً في دمي
وأنا ضعت بريتا … سنتَينِ.
وتعاهدنا على أجمل كأس , واحترقنا
في نبيذ الشفتين
وولدنا مرتين !
آه.. ريتا
أي شيء ردَّ عن عينيك عينيَّ
سوى إغفاءتين
وغيوم عسليّة
قبل هذي البندقيَّة!
كان يا ما كان
يا صمت العشيّة
قمري هاجَر في الصبح بعيداً
في العيون العسلَيّة
والمدينة
كنست كل المغنين, وريتا
بين وعيوني.. بندقيّة
Rita e il fucile
Fra Rita e gli occhi miei
un fucile si leva.
Chi Rita conosce s’inchina
e prega
il dio che è negli occhi di miele.
Ho baciato una Rita bambina,
e lei si è stretta a me,
ricordo…I suoi capelli
mi coprivano il braccio.
Ricordo Rita
come l’uccello ricorda
la fontana che è la sua.
Oh, Rita!
Un milione di immagini
un milione di uccelli
un milione di appuntamenti
sono stati assassinati da un fucile.
Il nome di Rita, festa per le mie labbra.
Il corpo di Rita, nozze per il mio sangue.
Per due anni, mi sono perduto in lei.
Per due anni lei si è distesa sul mio braccio,
uniti nel fuoco delle nostre labbra,
due volte resuscitati
Oh, Rita!
Chi poteva sciogliere i nostri sguardi,
prima che si levasse un fucile?
Oh, notte di silenzio! C’era una volta… all’alba una luna è calata …
Lontano, in occhi di miele
E la città ha cancellato
e Rita e le canzoni…
Fra Rita e gli occhi miei,
un fucile si leva.
La loro storia, che entrambi hanno confermato nel corso dei decenni, diede vita all’iconica poesia “Rita e il fucile”, musicata dal cantautore e musicista libanese, Marcel Khalife, nel 1976, che divenne un inno che risuona tuttora in tutto il mondo arabo.
Nella poesia, Darwish descrive un rapporto profondo e passionale tra sé e Rita, ma questo amore si scontra con “il fucile”, la realtà del conflitto palestinese-israeliano. “Tra Rita e i miei occhi… un fucile. Chi Rita conosce s’inchina e prega il dio che è negli occhi di miele.”
Rita rappresenta l’altra parte di sé (israeliana nell’interpretazione comune della poesia), mentre il poeta è palestinese, rendendo il rapporto governato da contraddizioni e ostilità politica.
Il rapporto tra i due durò circa cinque anni prima di essere infranto dalla guerra del giugno 1967.
Secondo gli archivi del Gruppo Culturale Pacheva, Tamar nacque ad Haifa. Studiò danza con Yardina Cohen e Gertrude Kraus e nel 1962 entrò a far parte di una compagnia di danza locale che comprendeva sia ballerini ebrei che arabi.
Da adolescente, fece parte della Lega della Gioventù Comunista. All’età di sedici anni, iniziò una relazione sentimentale con il poeta palestinese Mahmoud Darwish.
A causa della sua relazione con Darwish, i suoi genitori, nel tentativo di tenerla lontana da lui, la mandarono a studiare danza al liceo dell’Accademia di Musica e Danza di Gerusalemme.
Il matrimonio non era legalmente possibile, poiché Israele non prevedeva il matrimonio civile e le autorità religiose ebraiche non permettevano i matrimoni interreligiosi. Per la fede islamica il loro matrimonio sarebbe stato possibile anche senza la conversione all’Islam. L’incontrario, per una donna musulmana non sarebbe stato ammissibile, senza la conversione dello sposo all’Islam. Discriminazione misogina.
La relazione fu tenuta segreta. Ben-Ami in seguito affermò di averla tenuta nascosta “perché lui è arabo e io sono ebrea”.
La relazione durò approssimativamente dal 1962 al 1967, All’inizio della loro storia lui aveva 21 anni e lei 15; nel 1967, la Guerra di giugno segnò una rottura decisiva. Darwish in seguito affermò che la guerra “aveva rivelato una contraddizione che fino ad allora era rimasta inconscia”.
Secondo l’Archivio Pacheva, Tamar prestò servizio nella banda della Marina israeliana e divenne particolarmente famosa per la sua canzone “My Sailor Is My Angel”. Dopo aver completato il servizio militare, continuò gli studi presso l’Accademia di Musica e Danza di Gerusalemme, diplomandosi nel 1967.
Si trasferì poi a New York e studiò alla Alvin Aili School, dove ricevette anche una formazione in Tai Chi e Yoga. Tra il 1976 e il 1978, frequentò il programma di formazione per insegnanti di danza presso il Kibbutz College of Education.
Durante gli anni ’80, Ben-Ami lavorò come coreografa freelance, una delle poche attive nel settore in Israele all’epoca. Tra le sue opere ricordiamo: “Voices from Nature” (1984), “Dialogues in the First Person” (1986), “Delirium” (1987) e “Pulse” (1987).
Durante la sua collaborazione con lo Young Artists Support Workshop, creò due coreografie per la Pacheva Company: “My Interior… and the Head” (1983) e “Square Button” (1986).
Nel 1990 si è diplomata al Kibbutz College e ha accettato l’invito del regista David Levine a coreografare lo spettacolo “Ghetto” a Magdeburgo, in Germania.
Da allora fino al 2011 ha studiato alla Berlin State Ballet School, dividendo il suo tempo tra Berlino e Tel Aviv. Si è anche esibita come ballerina indipendente in Germania e Israele, e ha coreografato spettacoli rappresentati all’Acre Alternative Theatre Festival, al Beersheba Theatre e ai teatri Habima, Cameri e Tzavta di Tel Aviv.
Nel 2014 è uscito il film “Register: I Am an Arab”, diretto da Ibtisam Maraana Menuhin, che esplora la sua relazione con Mahmoud Darwish.
Ben-Ami ha vinto il primo premio al Colors in Dance Festival (1987), il primo premio al Concorso Gertrude Kraus (1987) e il Premio per la Migliore Coreografia al Concorso Video-Danza di Tolosa nel 1990.
Per anni, il poeta palestinese Mahmoud Darwish ha negato che “Rita” fosse una persona reale, prima di confermare in seguito che si trattava di Tamar Ben-Ami. Dopo la scomparsa del poeta, Ben-Ami è apparsa nel film “Register: I Am an Arab” (2014) dal titolo di una poesia di Darwish e ha letto le sue lettere in ebraico per la prima volta.
La storia ha continuato a ricevere interpretazioni diverse tra palestinesi e israeliani. Darwish una volta scrisse della loro relazione: “Non sapevo cosa fare di questo amore, né dove portarlo”. Ci ha pensato la guerra e la polizia israeliana a separarli. Dal 1967 al 1970, il poeta palestinese, straniero sulla sua terra, è stato agli arresti domiciliari, perché le sue parole sono più pericolose delle pallottole.
Che riposino in pace, Mahmoud e Tamar, e che sia lieve la terra che li accoglierà!
e che sia pace per la loro terra martoriata!

Molto bella, toccante, alimenta speranza nonostante la drammaticità