di Fancesca Forrnario (dal suo account social)

Sappiamo, perché lo ha affermato il nostro ministro degli esteri, che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Pur sempre, in base a quel diritto, l’Iran ha ora il via libera a colpire Israele e gli Stati Uniti, in virtù del diritto alla difesa armata riconosciuto a un paese sotto attacco.
L’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il «diritto naturale» di legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso di attacco armato contro un membro ONU, fintanto che il Consiglio di Sicurezza non adotti misure necessarie per la pace. Rappresenta l’eccezione principale al divieto dell’uso della forza. E l’Iran è fin dal 1945 un membro delle Nazioni Unite.
L’attacco Americano e Israeliano, che secondo Trump aveva lo scopo di evitare un attacco Iraniano, lo ha in realtà reso necessario e legittimo.
Sempre che distruggere il diritto internazionale non fosse ritenuto da Parte di Trump e Natanyahu, più che un danno collaterale, un beneficio collaterale.
Far fuori questo intralcio del diritto come si fanno fuori le Ong, i giornalisti, i bambini, i migranti: chiunque si opponga o semplicemente costituisca un intralcio, con il suo mero stare al mondo, al disegno imperialista, colonialista, suprematista di Trump e Netanyahu.
Un beneficio collaterale raggiunto grazie alla complicità, al servilismo, alla vigliaccheria, all’opportunismo dei membri del Board of peace e dei loro osservatori.
Rispondere a queste osservazioni con le critiche al regime degli Ayatollah, paragonando chi difende il diritto internazionale e chi difende la polizia morale, è una conseguenza e un sintomo del tramonto della democrazia per come l’abbiamo costruita per alcuni e sognata per tutte e tutti, a cominciare dalle nostre sorelle iraniane incarcerate dagli Ayatollah. Non è un caso che questo sia l’argomento prediletto di chi alla democrazia preferisce la monarchia, quella dello Scià che spera di tornare al potere in Iran a cavallo delle bombe di Trump o, in Italia, quella dei Savoia. Come il nostro ministro degli esteri, che negli Anni ’80 – avete letto bene, non negli Anni ’40 – fu militante e vicesegretario del Fronte Monarchico Giovanile, movimento giovanile dell’Unione Monarchica Italiana.
I popoli non si liberano con le bombe ma con le rivoluzioni.
Solidarietà al popolo iraniano.
