Michele Gambirasi, Il Manifesto, 1° maggio 2026

MARE LORO Solo contatti informali e parziali con Israele. L’esecutivo riscopre il diritto internazionale. «Mediazioni per lo sbarco a Creta». La premier attacca ancora la missione: «Non ne colgo l’utilità, crea solo molti altri problemi»
Nessuno era stato avvertito, e anche le comunicazioni successive sono state quasi solo informali. Dopo l’abbordaggio della Flotilla da parte della marina israeliana, ieri la premier Giorgia Meloni ha riunito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, quello della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario Alfredo Mantovano per fare il punto della situazione. Da lì, intorno alle 13, ne è uscito il comunicato di Palazzo Chigi, molto diverso per toni dalle reazioni che aveva avuto Meloni a ottobre, al tempo dell’ultima missione. «Il governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al Governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo», si legge. Un atto illegale fuori dal diritto internazionale: è lo stesso diritto che, a ottobre dopo l’abbordaggio della Flotilla, per Tajani era «importante fino a un certo punto».
SETTE MESI fa la Flotilla era stata definita «irresponsabile» e nata per mettere nei guai il governo, nonostante fosse partecipata da attivsti di decine di paesi che di Palazzo Chigi non conoscono probabilmente nemmeno l’indirizzo. Del successivo sciopero indetto da Usb e Cgil la premier aveva detto che «il weekend lungo non sta con la rivoluzione».
NEL POMERIGGIO di ieri poi è stato diramato un nuovo comunicato, stavolta insieme alla Germania del cancelliere Friederich Merz. I due governi chiedono «il pieno rispetto del diritto internazionale e di astenersi da azioni irresponsabili. La nostra priorità comune e assoluta è garantire la sicurezza dei nostri cittadini». Roma e Berlino, solo una settimana fa, in sede di Consiglio europeo hanno fatto muro alla sospensione dell’accordo Ue-Israele, impedendone lo stralcio.
CHE L’ESECUTIVO stia cercando di riposizionarsi in politica estera dopo il referendum, è fatto acclarato. Per quanto riguarda Israele, due settimane fa Meloni aveva annunciato il congelamento del memorandum nel settore difesa. Stavolta a pesare è anche l’atteggiamento del governo israeliano, incurante di qualsiasi rapporto con i paesi europei prima e dopo l’attacco. Ieri l’azione della marina di Tel Aviv non era stata annunciata alle autorità italiane, e già dalla notte nel governo era montata l’irritazione. L’attacco era stato troppo lontano dalle coste di Gaza per anche solo paventare una qualche ragione accettabile: l’ennesima dimostrazione che con il governo guidato da Netanyahu è praticamente impossibile qualsiasi mediazione. Così sono iniziate le interlocuzioni con le autorità israeliane, per ottenere garanzie sull’incolumità dei 24 italiani catturati e una loro espulsione veloce dal paese. Dall’altro lato, però, raccontano fonti informate che da Tel Aviv non sia arrivata nessuna comunicazione formale o un elenco preciso delle persone che erano state trasferite sulle navi della marina. Un fatto che ha impedito per diverse ore alla Farnesina di poter diramare un proprio comunicato ufficiale. Gli attivisti dovevano essere condotti prima ad Ashdod e, dopo un ripensamento, sulle coste di Creta. Questa decisione sarebbe stata frutto di pressioni avanzate da paesi europei, tra cui anche l’Italia, che alla fine hanno ottenuto un’apertura dagli israeliani. Ma rimane lo smacco delle comunicazioni parziali e frammentate degli israeliani, peraltro non ufficiali.
ARRIVATA in conferenza stampa per presentare il Piano casa del governo, la premier Meloni ha provato a rivendicare il risultato: «Il ministro israeliano ha comunicato che gli attivisti saranno sbarcati su una isola greca, è uno sviluppo positivo, credo anche frutto di queste interlocuzioni». Rispetto alle 36 navi ancora in mare, ad ora ferme a Creta e indecise sul da farsi, la premier ha detto di non aver ancora deciso se inviare una fregata militare come accadde ad ottobre: «Mi riservo di parlarne con il ministro nelle prossime ore». Ma il cambio di passo è solo apparente: nessuna retromarcia sull’accordo europeo né, ovviamente, sulla Flotilla. Sul primo versante Meloni ha tenuto il punto sulla contrarietà: «Il nostro obiettivo è la pace e bisogna mantenere i canali di dialogo». Rispetto alla missione, bollata come «irresponsabile» a ottobre, la miopia è rimasta la stessa: «Mi continua a sfuggire l’utilità di certe iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza ma creano problemi a noi, come se non ne avessimo già a sufficienza».
