“Libia, la Flotilla di terra qui ostaggio delle milizie”. Per Haftar media il Cairo
di Alessandro Parente (da Il Fatto Quotidiano)

Nodo Tunisi. Cinque attivisti ancora in carcere

Anche la Global Sumud Flotilla di terra, missione gemella di quella in mare, naviga in acque agitate. Dalla sera del 16 maggio, i cinque autobus con a bordo i quasi 300 volontari, tra cui personale medico, diretti a Gaza attraverso il Nord Africa, sono arenati nella sabbia del deserto. Per questioni politiche più che geografiche.

Alle 8:30 di ieri sera il convoglio si trovava a 60 chilometri da Sirte, ma non poteva avanzare: le forze di Haftar sono schierate sulla strada a bloccare il cammino. La giornata degli attivisti è stata assorbita da intensi colloqui tra l’organizzazione e il governo egiziano, al fine di garantire il passaggio anche da lì. Sono in corso trattative soprattutto con l’esercito nazionale libico, la cui zona di controllo inizia proprio a Sirte. “Non possiamo avanzare né indietreggiare” ha raccontato al Fatto un’attivista tunisina, preoccupata ma anche confortata dalla presenza dei numerosi internazionali. Spera possano “fare pressione sui governi libico, egiziano e non solo”.

Il ruolo egiziano diventa fondamentale. C’è infatti il dubbio che senza il lasciapassare del Cairo neanche i libici dell’est lascino entrare il convoglio. Non basta un semplice visto, ma serve una specie di scorta, o una qualunque assicurazione che nessuno possa assaltare il convoglio. “Il passaggio a est è stato sereno, certo, lunghi controlli, ma anche la popolazione ci ha accolto benissimo. Tanto che nonostante ci fosse una campagna per screditarci con fake news siamo stati ricevuti con i fuochi d’artificio in diverse città” racconta Sara in uno dei rari momenti in cui ha connessione internet.

Gli attivisti sono riparati in un campeggio che hanno attrezzato velocemente nel deserto, alla periferia di un piccolo villaggio libico impreparato ad accogliere la carovana. E infatti i viveri disponibili nell’unico alimentari del paese non sono bastati a sfamare tutti gli attivisti, e il cibo è stato diviso per gruppi. Immancabili i momenti di preghiera. Le donne dormono nella moschea e gli uomini all’interno di un cerchio formato dai camion e i pullman. Una situazione non facile che gli attivisti sperano si sblocchi a loro favore, ma il loro passaggio per un territorio così complesso come la Libia non è casuale, bensì serve, grazie alla presenza di cittadini internazionali, a garantire appunto il libero passaggio alle ambulanze donate dalla mezzaluna rossa e al resto dei beni umanitari. Intanto i volontari ricevono informazioni direttamente da cittadini italiani a Sirte riguardo il blocco militare e temono che le trattative con il governo parallelo insediato a Bengasi siano arenate, cosa che li obbliga a dover prendere decisioni valutandone i rischi e l’impatto che potrebbero avere.

In questa flotta di terra ci sono tanti tunisini, la cui motivazione non è solo l’attivismo per Gaza ma anche quello per la liberazione dei loro cinque compagni della Global Sumud ancora in carcere a Tunisi con accuse che l’organizzazione ha già bollato come strumentali e politicamente motivate. Sara ci lascia ricordandoci che le loro azioni hanno lo scopo di aiutare la popolazione di Gaza che “dal cosiddetto cessate il fuoco 857 palestinesi sono stati uccisi e 2.486 feriti”, e che la Flotilla agisce secondo il Diritto internazionale umanitario. E per questo vorrebbe che i governi europei agissero per tutelarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *