di Riccardo Antoniucci

“Sì, l’Italia ha protestato, ma tardi E gran parte dell’Europa resta in silenzio”

“Avevamo previsto che sarebbe successo, ora è fondamentale la pressione politica per proteggere gli attivisti”. Saif Abukeshek è tornato a Barcellona dopo i dieci giorni passati in un carcere dei servizi dello Shin Bet, dopo il primo abbordaggio della Flotilla a est dell’isola di Creta tra il 29 e il 30 aprile. Le immagini delle umiliazioni imposte agli attivisti portati nel porto di Ashdod dalla Marina militare le ha viste circolare nelle chat della Global Sumud Flotilla, e sui media. “Ci auguriamo sempre che non succeda di peggio. Spero che nessuno venga trattenuto com’è successo a me e Thiago (Avila, ndr). Ma Israele non smette di sorprenderci quando si tratta di violare i diritti umani”.

Si è sviluppato un consenso internazionale sul fatto che Israele abbia passato il segno, che le immagini degli attivisti faccia a terra abbiano superato ogni limite per uno Stato democratico…

Sono immagini tremende, ma non mi stupiscono. Era tremendo anche il fatto che Israele abbia attaccato una spedizione pacifica in mare in acque internazionali, che abbiano sequestrato e attiviste e attivisti della Flotilla e fatto su di loro violenza, anche sessuale com’è stato denunciato. Ma nonostante tutto questo, Israele continua a rappresentarsi come una democrazia e viola le leggi internazionali nel silenzio dell’Europa.

Be’ stavolta gli Stati europei hanno protestato, non le è sembrato un gesto di una forza ancora inedita?

La verità è che la maggioranza dei Paesi europei non ha detto nulla. Dove sono le condanne della Danimarca, della Finlandia, della Germania, della Polonia? Sono rimasti zitti. E 160 dei 430 attivisti della Flotilla arrestati hanno nazionalità europee.

Pensa lo stesso anche del governo italiano? Roma è stata la prima a convocare l’ambasciatore israeliano, ha chiesto le scuse…

Io sono stato sequestrato illegalmente dalle forze israeliane a 700 miglia da Gaza mentre ero a bordo di una barca battente bandiera italiana. È stata un’aggressione chiara e diretta allo Stato italiano, che ha l’obbligo di difendere i propri cittadini come di esigere il rispetto dei diritti umani rispetto ai partecipanti alla Flotilla. Il governo italiano si dovrebbe chiedere con chi hanno a che fare: cos’è quel governo che gira video dei sequestrati umiliati, lo pubblica e lo glorifica? Agiscono come una banda sequestri. E comunque la contiguità dell’Italia con Israele è ancora forte: nei porti e aeroporti italiani transitano armi per Tel Aviv. C’è ancora molto lavoro da fare.

Tornando al trattamento degradante imposto agli attivisti, anche lei è stato trattato così?

Certo, è il trattamento abitualmente riservato a chi contesta Israele. E se fanno questo a persone con cittadinanza europea, che hanno in tasca passaporti forti, pensiamo a quello che possono fare ai palestinesi.

Fino a ieri c’era l’impressione che questa Flotilla avesse trovato meno attenzione pubblica rispetto al 2025, condivide?

Il paragone con il 2025 non tiene: si dimentica che tra questa missione e quella dell’anno scorso c’è stata di mezzo la (finta) tregua firmata per Gaza. Un anno fa c’erano le piazze contro il genocidio e la Flotilla le ha alimentate. Stavolta, la missione è riuscita a portare la gente a parlare di nuovo di Gaza, dopo mesi in cui era scomparsa dai media e dalle menti delle persone. Di Gaza e dei palestinesi.

Quindi ritiene che l’obiettivo politico della missione sia stato in qualche modo raggiunto?

Non siamo riusciti ad arrivare a Gaza, questo è evidente. Ma in un mese e mezzo abbiamo riportato Gaza sulla carta geografica, sui media e riportato le persone in piazza. Ora riguardo alla Global Sumud Flotilla dobbiamo chiederci come proseguire per mantenere vivo questo interesse.

Con un’altra missione l’anno prossimo?

Dobbiamo ancora confrontarci, la discussione è tutta da fare. Io personalmente ritengo che l’idea di una mobilitazione via mare, anche accanto ad altre iniziative, non vada messa da parte.

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