L’ultimo tentativo prima che cali la tagliola della “deregistrazione”. la scorsa settimana un gruppo di 14 associazioni israelo-palestinesi che si battono per il rispetto dei diritti umani (tra cui Adalah, B’Tselem, Emek Shaveh, Yesh Din e Physicians for Human Rights) ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché prenda provvedimenti contro la decisione del governo di Tel Aviv di rendere illegali le attività di 37 ong internazionali nella Palesina occupata. La vicenda è quella della legge israeliana di “registrazione” delle organizzazioni umanitarie, in vigore dallo scorso marzo, che modifica le regole di accreditamento del personale umanitario imponendo alle ong di condividere indirizzo e altri dati privati dei dipendenti palestinesi con le forze di sicurezza israeliane. Le principali organizzazioni umanitarie si sono rifiutate di adempiere, perché la richiesta viola i regolamenti sulla privacy e visto il contesto di arresti e detenzioni diffuse senza accuse formalizzate dei palestinesi, e il loro trattamento in carcere. Inoltre le leggi israeliane non sono riconosciute internazionalmente nei territori occupati.

“La procedura viola i principi umanitari fondamentali di indipendenza e neutralità e subordina le operazioni umanitarie a considerazioni politiche irrilevanti”, hanno scritto ieri Gisha e le altre ong. Con un appello alla “comunità internazionale” per “adottare misure concrete per garantire ai palestinesi sotto il regime di occupazione un accesso pieno, continuo e senza ostacoli agli aiuti e ai servizi umanitari”.

Il 21 maggio scorso, l’Alta corte israeliana ha rigettato l’ultima iniziativa legale che tentava di fermare il processo di “deregistrazione”. La rete Aida (che riunisce 18 ong tra cui diverse italiane) aveva presentato un ricorso, ma il tribunale ha dato ragione al governo: “L’esistenza di un meccanismo di ispezione di sicurezza non solo è legittima, ma costituisce una necessità fondamentale che serve l’interesse primario della sicurezza dello Stato”, ha stabilito la giudice Gila Canfy-Steinitz, dando però alle ong un mese di tempo in più per adempiere agli obblighi. La scadenza è a fine giugno. Tra le 37 organizzazioni escluse ci sono Medici Senza Frontiere, Oxfam e Caritas. A oggi, le ong a Gaza operano solo con personale locale, non potendo accreditare stranieri.

L’iniziativa delle ong israelo-palestinesi rilancia la presa di posizione ufficiale di 20 diplomazie occidentali che alcuni giorni fa, Italia inclusa, hanno condannato la legge sulle ong e le restrizioni sugli aiuti umanitari. “ chiediamo a Israele, potenza occupante, di rispettare i suoi obblighi ai sensi del diritto umanitario. L’accesso umanitario non è negoziabile. Tutte le organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale devono poter svolgere il loro lavoro vitale senza ostacoli”. Il governo israeliano non mostra però cenni di cedimento, e “misure concrete” della comunità internazionale non si vedono, per ora.

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