L’uccisione del tenente colonnello Dor Gadalia Ben-Simhon, comandante del 52° battaglione della 401ª brigata corazzata, e di tre suoi soldati, in un’imboscata di Hezbollah nel Libano meridionale occupato, ha avuto un profondo impatto politico e sociale sulla società israeliana. Neanche un commento di pietà per gli oltre 4 mila vittime libanesi, in maggioranza civili, ma appena perdono soldati e ufficiali, gli israeliani cominicano a svegliarsi.

L’attacco della resistenza libanese contro le truppe degli invasori ha scatenato un’ondata di dichiarazioni estremiste da parte di ministri di destra, a cui molti israeliani hanno risposto con una controffensiva e dure accuse al governo di sacrificare i propri soldati in una “guerra di logoramento senza fine”.

In una reazione immediata che rifletteva shock e confusione, il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich si sono affrettati a rilasciare dichiarazioni incendiarie, invocando apertamente la completa distruzione del Libano, ignorando gli alleati e il diritto internazionale.

Ben-Gvir ha scritto sul suo account dai contenuti espliciti: “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi dovrebbero piangere. Tutto il Libano deve bruciare! Con tutto il dovuto rispetto per gli americani, Israele ha l’obbligo di chiarire al mondo intero che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non vanno presi alla leggera. Tutto il Libano deve bruciare… Quest’obbligo ha la precedenza su ogni altra considerazione.”

vedi: https://x.com/itamarbengvir/status/2067865510281170957

Nello stesso contesto, Smotrich ha appoggiato questo approccio, affermando: “È tempo di parlare con il fuoco e aprire le porte dell’inferno”. vedi; https://x.com/bezalelsm/status/2067943083631579300

Questi appelli alla vendetta non sono passati inosservati nei social. Sono stati accolti da un torrente di critiche e risposte al vetriolo da parte di utenti e commentatori israeliani su Twitter, che hanno ritenuto il duo estremista e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu direttamente responsabili del massacro di ufficiali e soldati.

Un follower ha attaccato duramente Ben-Gvir, affermando: “Sei uno psicopatico e una delle maggiori minacce alla sicurezza di Israele e del popolo ebraico in tutto il mondo. Il tuo posto è in un istituto psichiatrico, non in una posizione di governo”.

Altri hanno definito l’affermazione “tutto il Libano dovrebbe bruciare” “le parole di un pazzo”, chiedendo con sgomento: “Quando si sveglierà Israele?”.

Al di là della dimensione umanitaria, esperti e commentatori israeliani hanno messo in guardia contro i pesanti costi politici e internazionali di queste dichiarazioni, affermando che forniscono ai tribunali e alle organizzazioni internazionali prove gratuite per condannare Israele con l’accusa di “genocidio”.

Un blogger si è rivolto a Ben-Gvir dicendo: “Che sciocchezza! Il tuo tweet è stato interpretato come un’apologia del genocidio e verrà sfruttato dalle istituzioni internazionali su tutti i livelli. Stai promuovendo una vendetta senza fine e senza via d’uscita… Dove ci porterà tutto questo?”

In un attacco parallelo, un blogger di nome “Kobin” ha accusato direttamente il Ministro delle Finanze Smotrich di tradimento, affermando: “Avete ucciso questi soldati con la vostra guerra infinita e fallimentare. Chiedete perdono. Sconfiggere Hezbollah richiede l’annientamento di tutto il Libano, e questo è proibito. Pertanto, la guerra in Libano è destinata al fallimento ed è solo un massacro di soldati. … Traditore.”

In contrasto con la frenetica escalation, sono iniziate a levarsi voci israeliane che chiedevano la fine dello spargimento di sangue e la ricerca di un orizzonte diplomatico, come ha acritto un commentatore:

“Bisogna raggiungere la pace con i libanesi e creare un orizzonte politico basato su interessi comuni, da cui entrambi i popoli possano trarre beneficio e prosperare. Il vostro metodo di danneggiare indiscriminatamente i libanesi è inaccettabile, così come è inaccettabile mandare soldati in battaglia sostenendo al contempo il non arruolamento degli ebrei religiosi (Haredim).”

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