Per ascoltare l’audio di oggi, 28 giugno 2026:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly;
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno VII/173 (2125)
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Adozioni a distanza: È stato importantissimo anche l’impegno dei nostri lettori a favore dei bambini di Gaza: in totale 4.690,00 € per adozioni + per pasti caldi e per il libro “Strega!”; nel solo mese di maggio.
Siamo a 160 adozioni.
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Sono stati trasferiti ad Al-Najdah, con un bonifico bancario su Palestine Bank, le donazioni da gennaio a maggio 2026: la somma è di 39.291,00 €. Grazie a tutt3 i donatori e le donatrici.
Le notizie
Genocidio a Gaza
L’esercito israeliano ha intensificato gli attacchi contro i campi di sfollati a Gaza.
Secondo una stima giornalistica ci sono stati ieri 4 uccisi, tra i quali due bambini. 27 i feriti. Gli attacchi hanno riguardato Gaza città, Mawasi, Khan Younis, Deir Balah, Nuseirat. Gli attacchi sono stati compiuti con caccia e droni, oltre all’artiglieria terrestre e navale.
Sono continuate anche le operazioni di distruzione e radere al suolo delle case già diroccate nelle zone che l’esercito invasore intende riprenderne il controllo. L’esercito ha spostato i cubi di cemento dipinti di giallo, che segnano le terre di Gaza che il criminale Netanyahu intende annettere definitivamente ad Israele e ripopolare con coloni ebrei provenienti da ogni dove. Attualmente il territorio di Gaza fagocitato dall’esercito israeliano ammonta al 70% del territorio, riducendo sempre di più lo spazio vitale per i 2 milioni di sfollati.
Per aumentare le sofferenze dei malati gazzawi che attendono l’espatrio per cure all’estero, l’esercito israeliano ha chiuso ieri il valico di Rafah.
Le vittime totali dell’invasione israeliana a Gaza sono fino a ieri, 73.051 uccisi e 173.437 feriti, secondo i dati degli ospedali. A queste cifre vanno aggiunti i dispersi sotto le maceria, che vengono stimati in 8.500.
A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco
Situazione umanitaria a Gaza
Dott. Munir al-Barsh, Direttore Generale del Ministero della Salute di Gaza ha affermato: “Quasi 1.200 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio del falso cessate il fuoco, la maggior parte dei quali donne e bambini.
Il 57% delle donne incinte a Gaza soffre di anemia, il che rende Gaza una delle regioni con i tassi più alti di anemia in gravidanza al mondo.
L’anemia grave priva i feti di ossigeno e nutrienti e ha causato circa 385 casi di malformazioni congenite.
In un solo mese sono stati registrati oltre 921 aborti spontanei, con un aumento del 264% rispetto a ottobre 2025.
Sulla base di queste statistiche, possiamo prevedere che il tasso di aborti spontanei supererà i 500 casi ogni 1.000 nati vivi, il che significa che metà di tutti i neonati morirà.
Quello che sta accadendo a Gaza non è più solo una crisi sanitaria o umanitaria, ma una minaccia diretta al diritto alla vita, alla procreazione e alla continuità delle generazioni future”.
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Il nostro commento quotidiano fisso:
Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Libano
Un accordo sbilenco che garantisce ad Israele effetti immediati, ma non impone nulla se non un ritiro condizionato da due cittadine, una sopra il fiume Litany ed una a sud. Israele, infatti, inizierà il ritiro dalle aree sperimentali nei villaggi di Zawtar al-Gharbiya e Frun, nel Libano meridionale. Ma non si sa quando.
Tra le condizioni imposte al governo libanese e sottoscritte a Washington, vi è il divieto di denunciare Israele, presso gli organismi giudiziari internazionali, per crimini di guerra e non pretendere risarcimenti per i danni subiti. Sono dati che sono stati fatti trapelare dallo stesso governo israeliano, per contrastare l’opposizione degli estremisti come Bin Gvir. Il criminale di guerra ricercato, Netanyahu, ha dichiarato che “Israele non si ritirerà dal sud Libano fino al disarmo completo di Hezbollah”. Molti commentatori della stampa di Tel Aviv appoggiano l’accordo, “perché esporta lo scontro all’interno del Libano tra l’esercito e Hezbollah e potrebbe degenerare in guerra civile. In quel caso potremmo anche intervenire in difesa dei nostri fratelli drusi”. È un falso pretesto, perché i drusi libanesi sono fortemente anti sionisti.
Hezbollah ha condannato la firma dell’accordo, definendolo una “resa vergognosa a gratis, senza ottenere un risultato tangibile per l’affermazione della sovranità”.
Nel frattempo l’esercito israeliano continua le sue operazioni militari in Libano, che sta diventando Gaza2: Israele ha mano libera e non rispetta nessun accordo firmato. Secondo fonti libanesi, l’esercito di occupazione ha compiuto due attacchi a Zoatar Sharqia. Caccia e droni israeliani hanno compiuto 4 incursioni aeree su Nabatieh Superiore
Crisi del Golfo

Di nuovo è guerra.
Trump ha affermato che gli aerei statunitensi hanno bombardato all’alba di oggi, domenica, i siti di stoccaggio di missili e droni iraniani e le stazioni radar costiere.
Le Guardie rivoluzionarie iraniana hanno annunciato di aver preso di mira 8 postazioni dell’esercito USA presso la base di Ali Al-Salem in Kuwait e la Quinta Flotta in Bahrein. Ha aggiunto che l’attacco è avvenuto in risposta a quello dell’esercito Usa contro cinque siti costieri nel sud del paese. Teheran sta minacciando di interrompere l’applicazione del’intero memorandum d’intesa.
In Kuwait sono state suonate le sirene d’allarme e l’esercito ha affermato che le difese aeree kuwaitiane hanno risposto agli attacchi missilistici e ai droni nemici.
In Bahrein, il Ministero degli Interni ha annunciato il suono delle sirene e ha chiesto ai residenti di recarsi nel luogo sicuro più vicino.
La contesa è sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Cisgiordania
All’alba di oggi, domenica, un giovane palestinese è stato colpito al piede da un proiettile vero e due cittadini sono stati arrestati durante un raid delle forze di occupazione israeliane nel campo di Qalandia, a nord di Gerusalemme occupata. Altre invasioni hanno toccato Nablus, Tulkarem, Betlemme, Al-Mughyir (Ramallah) e Jenin. Secondo le notizie pubblicate stamattina da Wafa, sono 18 palestinesi arrestati dall’alba di oggi e 55 ieri, in diversi rastrellamenti.
A sud di Betlemme, i coloni ebrei israeliani hanno incendiato un’intera serra con piantine di mandorle e minacciato i proprietari del terreno. Tutto sotto gli occhi dei soldati, che non hanno mosso un dito.
A Massafer Yatta, i coloni hanno attaccato il villaggio di Umm El-Khair, issando la bandiera israeliana e lanciando bombe fumogene. Alla risposta della popolazione con il lancio di pietre, è intervenuto l’esercito per coprire la ritirata degli aggressori. Diversi palestinesi sono stati arrestati.
Prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
Un rapporto dell’ufficio stampa dell’ente per la protezione dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane rileva:
“Le forze di occupazione israeliane hanno effettuato oltre 21.000 arresti in Cisgiordania e a Gerusalemme dall’ottobre 2023. Queste statistiche non includono le migliaia di ostaggi palestinesi rapiti da Gaza.
Il numero di prigionieri palestinesi ancora trattenuti nelle carceri israeliane varia tra 9.400 e 9.500, tra cui circa 90 donne, 360 minori e 3.324 detenuti amministrativi (senza accusa e senza processo).
Il numero di prigionieri di Gaza classificati in base alla dicitura “combattenti illegali” ha raggiunto quota 1.316, mentre le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato la detenzione di 2.249 palestinesi rapiti a Gaza.
Cinquantadue prigionieri identificati provenienti da Gaza sono morti nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. I corpi di alcuni di questi prigionieri non sono ancora stati restituiti e il destino di altri è sconosciuto”.
Furto di terre e discriminazione religiosa contro i cristiani
Le autorità di occupazione israeliane hanno recintato un appezzamento di terreno appartenente al Patriarcato greco-ortodosso nel quartiere di Silwan, nella Gerusalemme Est occupata, mentre i tribunali israeliani stanno ritardando la sentenza su una causa intentata dal Patriarcato contro l’esproprio del terreno.
Secondo Khaled al-Zeer, il funzionario responsabile della manutenzione del terreno del monastero, raggiunto da Anbamed, “le forze di occupazione hanno fatto irruzione sul sito la scorsa settimana, erigendo una recinzione e installando dei cancelli, sostenendo che appartenesse al comune”.
E poi ha aggiunto: “Vogliono che trascuriamo il terreno in modo da poterlo poi espropriare con il pretesto che è in stato di abbandono e necessita di manutenzione e sistemazione. Il loro obiettivo è giudaizzare tutti questi terreni, come avevano già fatto a Wadi al-Rababa e altri”.
I dati diffusi dal Religious Freedom Data Center nella Palestina occupata rivelano un’impennata di attacchi e molestie contro i cristiani e i loro luoghi sacri. Secondo il rapporto pubblicato a metà giugno, dall’inizio dell’anno sono stati documentati oltre 88 episodi di attacchi e molestie contro i cristiani, di cui 63 solo nel secondo trimestre. Ciò fa pensare che il 2026 potrebbe registrare un nuovo record, superando i 181 episodi dell’anno precedente.
Rivoluzione 26/06 abortita
“La gente a Gaza non ha tempo per i giochi degli sfaccendati nei salotti del Cairo”. Così ci ha risposto un’attivista di Al-Najdah (Soccorso sociale). “Hanno indetto una mobilitazione feisbocchiana, mentre guardavano i mondiali dalle loro comode poltrone, mentre noi qui dobbiamo fare i salti mortali per una bottiglia di acqua o un piatto di riso e lenticchie”. Gli organizzatori della fantomatica mobilitazione, dopo il flop hanno parlato di paura e invitato la gente a protestare nelle tende battendo le pentole alle ore 22:00. Alla nostra domanda, la compagna Suha ha fatto una risata fragorosa. “Io sto a Mawasi, il campo sfollati più grande, e ti assicuro che ieri sera non c’è stato nessun tipo di rumore. Questi sono individui sospetti che intendono dividere il popolo e pensano solo a trovare un po’ di celebrità mediatica. La nostra è una battaglia di liberazione nazionale e non umanitaria. Che dicano una sola parola contro l’occupazione israeliana e contro i collabroazionisti”, ha detto Suha.
In tutte le loro comunicazioni e contatti media, con le testate più reazionarie del mondo arabo, gli organizzatori della sospetta mobilitazione non hanno mai condannato i bombardamenti israeliani. Rivendicavano un governo neutrale per la striscia di Gaza e la pace per la sua gente.
Contro questa mobilitazione fasulla e sospetta sono scese in campo tutte le organizzazioni politiche palestinesi e tutte le personalità e le associazioni della società civile organizzata di Gaza. L’hanno sostenuta invece i miliziani collaborazionisti e l’ex capo dello spionaggio interno israeliano, lo Shin Bet. Per approfondire il tema, leggi l’articolo del direttore editoriale, Farid Adly.
La storia di Sarah Rajab e della sua famiglia annientata
Israele non colpisce i bambini gazzawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. Leggi tutto!
Mille giorni di genocidio
Il prossimo 3 luglio è il millesimo giorno di genocidio a Gaza. La rete Palestina Anima Mundi sta organizzando a livello nazionale, in tutte le città dove ci sono presidi, una giornata nazionale per dire basta!
La redazione di Anbamed indice per venerdì 3 luglio una giornata di digiuno nazionale contro il genocidio a Gaza. Chiediamo a tutti e tutte, singoli o movimenti, comitati, organizzazioni che intendono partecipare di scrivere a anbamedaps@gmail.com, indicando nome e cognome (oppure denominazione) città e motivazione.
Stop al genocidio!
Digiuno per un giorno, per svegliare le coscienze!
Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio
Prosegue il digiuno a staffetta. È passato un anno intero, un mese e 13 giorni dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed. Oggi domenica 28 giugno 2026 aderiscono i seguenti digiunatori: Cliccate per leggere i nominativi
Solidarietà/Al-Najdah
È nato a Bologna il gruppo PD per Gaza. “Il gruppo ‘PD Bologna per Gaza’ nasce per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale”, si legge nella loro pagina (QUI)
Poi proseguono: “In questa pagina raccogliamo i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”.
Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah.
Abbiamo trasferito ad Al-Najdah, con un bonifico bancario su Palestine Bank, le donazioni da gennaio a maggio: 39.291,00 €. Grazie a tutti i donatori e donatrici.
Abbiamo cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione. Vi preghiamo di pazientare ancora qualche giorno e vedrete che anche voi riceverete la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano). Ci scusiamo con tutti e tutte, per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. Grazie per la solidarietà e per la pazienza!
È arrivata nei giorni scorsi la comunicazione di un’adozione a distanza effettuata a febbraio, ma della quale non avevamo elementi chiari sul contatto con gli affidatari. Si tratta di una società fotografica di Cesano Boscone, che aveva raccolto foto di fotografi, stampandole e donandole in cambio di un contributo dei visitatori della mostra organizzata all’uopo. L’associazione si intitola Cizanum. La cifra raccolta è di 900 €. Una lettera della presidente, Elvira Pavesi, a nome di tutti i Soci del Circolo Fotografico Cizanum, arrivata in redazione ha chiarito la maternità del gesto solidale. (sito del Circolo).
Il numero totale dei bambini e delle bambine in affido è arrivato a 160. Continuano ad arrivare anche donazioni per pasti caldi. Altre richieste di informazione sul progetto Ore Felici per i bambini di Gaza sono arrivate in redazione.
Stiamo spedendo le certificazioni per le donazioni. Chi le ha ricevute è pregato di confermare la ricezione. Chi non le ha ancora ricevute, aspetti. Chi non ha ancora mandato la richiesta della certificazione con i dati anagrafici e fiscali completi: nome e cognome, città di residenza e CF, scriva un’email con oggetto: “dati fiscali per certificazione donazioni”, all’indirizzo anbamedaps@gmail.com .
La cronaca della solidarietà con Al-Najdah degli ultimi mesi la trovate qui.
Per ordinare il libro illustrato per bambini, scrivere a anbamedaps@gmail.com. Contributo minimo 20 euro per ogni copia. Inserite un indirizzo di posta per ricevere il pacco.
Per chiedere info o aderire al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza, la campagna di adozioni a distanza, scrivete a: anbamedaps@gmail.com
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