Per ascoltare l’audio di oggi, 11 luglio 2026:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly;
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno VII/186 (2138)
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Le notizie
Genocidio a Gaza
Ieri, venerdì, l’esercito di occupazione israeliano ha condotto un’operazione di demolizione nelle aree sotto il suo controllo a est di Khan Younis, continuando a violare il cessate il fuoco in diverse zone della Striscia di Gaza.
Nostri contatti palestinesi a Gaza ci hanno riferito che almeno due palestinesi sono rimasti feriti dal fuoco israeliano. Una donna nella zona di al-Faluja, a ovest del campo profughi di Jabalia, e un uomo, nel quartiere di al-Amal, a nord-ovest di Khan Younis.
Le forze di occupazione hanno demolito edifici residenziali a est di Gaza City, mentre l’artiglieria ha bombardato aree a nord-ovest di Rafah.
I soldati di occupazione hanno anche aperto il fuoco intensamente a est di Khan Younis e a est del quartiere di al-Tuffah, situato a est di Gaza City. Anche cannoniere israeliane hanno aperto il fuoco verso il mare al largo di Khan Younis, a sud, e verso il mare al largo della parte centrale della Striscia. Operazioni volte ad impedire ai pescatori palestinesi di andare al largo e guadagnarsi da vivere.
A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco
Campi di concentramento del Board of Peace
Il consiglio degli affari di Trump, con la sua intenzione di istituire una zona “umanitaria” pilota nel sud di Gaza, ha rievocato il piano delle “bolle umanitarie” che l’occupazione israeliana cercò di attuare durante i primi mesi dell’invasione di Gaza. Questo piano, proposto nei primi mesi di invasione dall’allora ministro della guerra Yoav Gallant, mirava a creare zone “umanitarie” pilota in cui i palestinesi sarebbero stati trasferiti, a condizione che non fossero affiliati alla resistenza e previa un’accurata verifica dei servizi israeliani. Sarebbero stati alloggiati in aree designate, accerchiate da filo spinato e non avrebbero potuto lasciare queste zone.
L’ultima proposta, rivelata mercoledì da un funzionario del Consiglio di pace, indica un passo avanti verso la creazione di una zona “umanitaria” pilota che funga da “punto di partenza” per il lavoro del comitato tecnocratico palestinese incaricato di gestire gli affari quotidiani a Gaza, durante la fase di transizione postbellica. Secondo quanto riferito dal funzionario, il consiglio sta valutando la possibilità di realizzare il progetto nella città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, affidandone la sicurezza a una forza multinazionale affiliata alla Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF). Si tratterebbe di una “zona cuscinetto” che separerebbe la popolazione palestinese dalle forze israeliane. Quello che non dice il consiglio degli affari è che questo progetto è la consacrazione dell’occupazione definitiva, da parte di Israele, del 70% di Gaza e l’autorizzazione a colonizzarlo.
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Il nostro commento quotidiano fisso:
Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Iran/USA/Israele
Trump torna alle minacce contro l’Iran. Ha affermato, infatti, che 1.000 missili sono pronti per essere lanciati contro l’Iran se questo metterà in atto la sua minaccia di assassinarlo o tenterà di farlo.
Funzionari statunitensi hanno affermato che Washington chiede all’Iran di rilasciare sabato una dichiarazione pubblica in cui si impegni a rispettare un cessate il fuoco con le navi mercantili nello Stretto di Hormuz, avvertendo che Teheran subirà gravi conseguenze in caso di rifiuto.
La televisione di stato iraniana ha affermato che Teheran non è disposta a proseguire i negoziati perché gli Stati Uniti non hanno rispettato l’accordo di Islamabad.
Fonti giornalistiche USA hanno riferito che le squadre negoziali statunitensi e iraniane dovrebbero riprendere i colloqui oggi, sabato, in Oman.
Trump ha dichiarato che l’accordo per il cessate il fuoco concordato dai due Paesi lo scorso giugno è “finito”.
I media iraniani affermano che il ministro degli Esteri Abbas Araqchi si recherà oggi in Oman per discutere con l’omologo omanita degli sviluppi nello Stretto di Hormuz e nella regione.
La stampa saudita ha pubblicato la notizia su incontri ad Islamabad, domani domenica, tra le delegazioni iraniana e statunitense.
Libano

Una delegazione militare statunitense è giunta a Beirut per sostenere l’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco firmato a Washington, ma mai messo in pratica per l’arroganza degli invasori israeliani. Media arabi hanno mandato in onda le immagini dei blindati americani mentre entrano nella capitale libanese. La redazione di Anbamed non è riuscita, però, a verificare che si tratti di immagini attuali oppure di precedenti missioni Usa in Libano.
Il tentativo di Washington è quello di costringere il governo di Beirut a partecipare agli incontri di Roma, la prossima settimana, senza che Israele si ritiri dalle “zone sperimentali” occupate. La pantomima messa in scena da Netanyahu, del “ritiro” da tre villaggi che l’esercito invasore non occupa, non è piaciuta ai politici e militari libanesi e l’hanno considerata una presa in giro. Nostre fonti a Beirut sostengono che “il governo Salam andrà lo stesso alle umilianti trattative di Roma, dopo aver firmato l’immunità per governo e esercito israeliani da qualsiasi procedura investigativa internazionale sui crimini compiuti in Libano e dopo averlo esonerato dal pagamento di risarcimenti per le distruzioni compiute”.
OLP
Molti interrogativi si pongono sulla decisione del presidente Abbas di fissare la data delle elezioni il prossimo 28 novembre. Il primo è di carattere politico, di concordia nazionale che non c’è anche per volontà dello stesso Abbas. Le decisioni unilaterali, con al modifica della legge elettorale, senza consultazioni con le altre parti politiche palestinesi, non hanno aiutato a creare un clima di fiducia. Ci sono poi aspetti procedurali di non poco conto. I nostri interlocutori, sia nella Palestina occupata, sia nella diaspora, hanno posto interrogativi che al momento attuale l’ANP non è capace di rispondere: come saranno garantite le elezioni a Gerusalemme occupata ed a Gaza invasa?
La maggior parte dei commentatori che abbiamo ascoltato hanno sostenuto che la decisione di tenere queste elezioni è più un cedimento alle pressioni internazionali, piuttosto che una volontà propria di rinnovare la legittimità delle istituzioni palestinesi; che Abbas ha tenuto congelate per 20 anni. Il monopolio delle decisioni nelle mani di uno uomo solo al comando non aiuta la democrazia palestinese, ma ne fa un giocattolo nelle mani dell’UE e degli Stati Uniti.
Cisgiordania
Nostre fonti a Jenin hanno riferito che, ieri, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nei quartieri di Abu Dhahir e Jabriyat, occupando il tetto di un’abitazione e trasformandolo in un posto di osservazione militare, e lanciando granate nelle vicinanze delle case dei residenti palestinesi.
Altre irruzioni sono avvenute, nella sola giornata di ieri, in 21 città e villaggi della Cisgiordania e Gerusalemme occupate. Le più gravi sono state compiute a Douha, ad ovest di Betlemme, ed a Massafer Yatta, ad ovest di El-Khalil. In questo ultimo attacco, composto di soldati e coloni, sono rimasti feriti 9 palestinesi, tra i quali 4 donne e due bambini. Le forze di occupazione hanno arrestato un ragazzo minorenne, Mohammed Ismail Awadh, di 15 anni.
Anche i coloni ebrei israeliani, arrivati da ogni dove, non sono rimasti con le mani in mano: hanno compiuto decine di attacchi contro proprietà palestinesi e vandalismo contro case ed auto. A Beit Foreik, vicino a Nablus, due palestinesi sono stati ridotto in fin di vita da un’aggressione di una banda di criminali israeliani che volevano occupare la loro casa e i loro terreni, per farne un avamposto coloniale.
OCCHA, l’ufficio Onu per gli affari umanitari in Palestina occupata, ha informato che nei primi sei mesi del 2026, Israele ha deportato 3200 palestinesi, con una media di 17 persone al giorno, il doppio rispetto ai tre anni precedenti.
Prigionieri palestinesi
L’associazione IJAN (International Jewish Anti-zionist Network) di Londra ha organizzato ieri 10 luglio un presidio davanti all’ambasciata israeliana, per chiedere la liberazione del dr. Abu Safiya.
Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione.
Per firmare la petizione: QUI
Il 15 luglio: l’Ora della Solidarietà Globale. Un’ora a mezzogiorno (ora locale), ovunque voi siate, per chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi, a partire dagli operatori sanitari. Appello in solidarietà con il dr Hussam abu Safiya da Doctors Against Genocide”
Proseguono in tutto il mondo le proteste, le campagne e gli appelli per la liberazione del dotto Abu Safiya: leggi tutto Appello Rete DigiunoGaza e
Un presidio a Gaza davanti alla CRI
Solidarietà sportiva
Poco prima dell’alba di giovedì 9 luglio, un uomo “base jumber” si è lanciato con un paracadute dalle guglie del Duomo di Milano. Le immagini, diffuse online e riprese probabilmente da un passante, hanno mostrato l’apertura della vela, colorata con il verde, il bianco e il rosso della bandiera palestinese su fondo nero, e l’atterraggio in mezzo a una piazza Duomo ancora quasi deserta. Dopo aver raccolto il paracadute, l’uomo ha tentato di allontanarsi in direzione del Museo del Novecento, ma è stato intercettato e fermato da una volante della polizia nei pressi dell’Arengario. Il video ha fatto il giro del mondo con forti messaggi di solidarietà con un gesto sportivo che rompe il silenzio delle cancellerie e dei media su quel che sta avvenendo in Palestina occupata, a Gaza come a Cisgiordania e Gerusalemme est. Guarda il video!
Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio
Prosegue il digiuno a staffetta. È passato un anno intero, un mese e 26 giorni dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed. Oggi sabato 11 luglio 2026 alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: clicca per leggere i nominativi
La storia di Sarah Rajab e della sua famiglia annientata
Israele non colpisce i bambini gazzawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. Leggi tutto!
Solidarietà/Al-Najdah
Abbiamo spedito una settimana fa la consueta lettera domenicale alle affidatarie e agli affidatari. Abbiamo annunciato la realizzazione di un dono destinato a loro, una maglietta per ogni bambino preso in affido. Il disegno è della illustratrice Giulia Orecchia. Tiratura limitata. Mandateci un indirizzo postale, specificando la taglia.
È nato a Bologna il gruppo PD per Gaza. “Il gruppo ‘PD Bologna per Gaza’ nasce per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale”, si legge nella loro pagina (QUI)
Poi proseguono: “In questa pagina raccogliamo i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”.
Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah.
Abbiamo trasferito ad Al-Najdah, con un bonifico bancario su Palestine Bank, le donazioni da gennaio a maggio: 39.291,00 €. Grazie a tutti i donatori e le donatrici.
Abbiamo cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione. Vi preghiamo di pazientare ancora qualche giorno e vedrete che anche voi riceverete la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano). Ci scusiamo con tutti e tutte, per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. Grazie per la solidarietà e per la pazienza!
È arrivata nei giorni scorsi la comunicazione di un’adozione a distanza effettuata a febbraio, ma della quale non avevamo elementi chiari sul contatto con gli affidatari. Si tratta di una società fotografica di Cesano Boscone, che aveva raccolto foto di fotografi, stampandole e donandole in cambio di un contributo dei visitatori della mostra organizzata all’uopo. L’associazione si intitola Cizanum. La cifra raccolta è di 900 €. Una lettera della presidente, Elvira Pavesi, a nome di tutti i Soci del Circolo Fotografico Cizanum, arrivata in redazione ha chiarito la maternità del gesto solidale. (sito del Circolo).
Il numero totale dei bambini e delle bambine in affido è arrivato a 164. Continuano ad arrivare anche donazioni per pasti caldi. Altre richieste di informazione sul progetto Ore Felici per i bambini di Gaza sono arrivate in redazione.
Stiamo spedendo le certificazioni per le donazioni. Chi le ha ricevute è pregato di confermare la ricezione. Chi non le ha ancora ricevute, aspetti. Chi non ha ancora mandato la richiesta della certificazione con i dati anagrafici e fiscali completi: nome e cognome, città di residenza e CF, scriva un’email con oggetto: “dati fiscali per certificazione donazioni”, all’indirizzo anbamedaps@gmail.com .
La cronaca della solidarietà con Al-Najdah degli ultimi mesi la trovate qui.
Per ordinare il libro illustrato per bambini, scrivere a anbamedaps@gmail.com. Contributo minimo 20 euro per ogni copia. Inserite un indirizzo di posta per ricevere il pacco.
Per chiedere info o aderire al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza, la campagna di adozioni a distanza, scrivete a: anbamedaps@gmail.com
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