di Federico Pontiggia (da Il Fatto Quotidiano)

Torna Venice4Palestine. A un anno dal primo appello, il collettivo richiede a Biennale, Mostra del Cinema e lavoratori dell’audiovisivo e della cultura fattivo sostegno per la Palestina. Segnatamente, trasparenza nella filiera cinematografica, sospensione degli accordi con enti legati al governo israeliano e tutele ad hoc per i professionisti che si dissociano, nonché l’esposizione della bandiera palestinese al festival.
Tra i primi firmatari il Premio Nobel Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio, Isabel Coixet, Nan Goldin, Paul Laverty, Teona Strugar Mitevska, Saleh Bakri e Céline Sciamma, la call to action è sostenuta da Global Sumud Flotilla, Bds Italia, Artists for Palestine Italia e Francia, Fracbi (Coordinamento francese del boicottaggio universitario, culturale e sportivo di Israele), Artisti #NoBavaglio, Amleta, Uicd per la Palestina.
L’appuntamento è al panel “Eppure Gaza continua a bruciare – a cosa serve vedere se non ad agire?”, in programma martedì 8 settembre alle 17:30 alla Casa degli Autori, nell’ambito delle Giornate, con la partecipazione di esperti di diritto internazionale, Global Sumud Flotilla, Usb Mare e Porti/Calp Genova: obiettivo, “costruire insieme strumenti legali e contrattuali per rifiutare la complicità”.
Nella Selezione ufficiale, sono tre i film palestinesi. In Venice Open il doc Citizen Osama, diretto da Ahmed Hassouna e prodotto dal grande Rashid Masharawi, che nella Striscia sotto assedio inquadra un reporter di guerra, già fotografo d’arte, che cerca di proteggere moglie e neonato: fame, lutto e trauma, senza abdicare alla speranza. Spotlight accoglie Conversation with the Sea di Muayad Alayan, laddove il sessantenne Kamal riceve da un tribunale israeliano l’ordine di saldare un debito previdenziale del figlio Wael, annegato nel Mar Rosso decenni addietro: “Una lettera d’amore e di odio alla mia unica casa, alla mia unica città, Gerusalemme: nostalgia per ciò che era e dolore per ciò che sta diventando”. Venice Immersive ospita We Shall Return di Faiz Abu Rmeleh e Keren Manor, che denuncia “la pulizia etnica in Cisgiordania consumata davanti ai nostri occhi”. In cartellone, per il Leone d’Oro, anche Naza degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sulla “deliberata uccisione di massa di civili a Gaza”.
