Approfondimenti

Questo popolo ha sette anime. 15esima puntata “La Fenice”: un artista palestinese trasforma il legno d’ulivo in opere d’arte

Questo popolo ha sette anime

È un verso di una poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994. “questo popolo ha sette anime,
ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”.
Ascolta la poesia inserita nella Cantata Rossa per Tal El Zaatar di Giulio Stocchi e Gaetano Liguori.

In questa rubrica vi racconteremo storie di resilienza e determinazione di un popolo che ama la vita e merita di vivere con dignità, indipendenza e libertà. Le puntate precedenti: qui e qui 2 e qui 3 e qui 4 e qui 5 e qui  6 e qui 7a puntata e 8a puntata e nona puntata e decima puntata: leggi tutto! 11° puntata leggi tutto! 12° puntata  leggi tutto!13° puntata Leggi tutto!; 14esima puntata: Contiua a leggere!

Puntata 15esima: “La Fenice”: un palestinese trasforma il legno d’ulivo in opere d’arte

La figura iconica di Handala, simbolo della lotta palestinese, o una mappa della Palestina, o un tavolo, o uno specchio, o altri oggetti artistici e creativi… ecco come gli ulivi si trasformano nelle mani dell’artista palestinese Salah Hussein, passando da inanimati pezzi di legno in vibranti opere d’arte o sculture.

Nel suo laboratorio, che ha chiamato “Al-Anqa” (La Fenice), nel villaggio di Beit Duqqu, a nord-ovest di Gerusalemme, Salah – un ex prigioniero che ha trascorso 17 anni nelle carceri israeliane – crea diverse opere d’arte in legno d’ulivo. Non è solo un lavoro che lo aiuta ad affrontare le difficoltà della vita, ma anche una forma d’arte in cui ha trovato la sua vocazione, mettendo in mostra con maestria la bellezza del legno in forme e colori.

Salah si considera un sopravvissuto dalla tomba (il carcere), spiegando che il nome Fenice, per lui, è legato alla situazione in cui il palestinese vive permanentemente e racchiude un duplice significato: il primo è un’eredità palestinese, che conferma la volontà di riprovare e di non arrendersi mai, “perché sono rimasto a lungo nelle tombe (prigioni) e sono tornato alla vita”. Il secondo significato è la rinascita dell’albero morto, che viene rimodellato, ricostruito e riportato alla luce in modi che gli si addicono.

In quanto artista, Salah seleziona un pezzo di legno e inizia a immaginarne il futuro. Spiega: “Il mio ruolo è quello di mettere in risalto la bellezza intrinseca del pezzo stesso; non posso aggiungere nulla di più bello al legno d’ulivo di quanto già non sia”.

Il lavoro di Salah abbraccia una vasta gamma di forme, tra cui sedie, divani, scaffali, tavoli, sculture e altre creazioni artistiche. Crede che qualsiasi oggetto realizzato in legno d’ulivo, indipendentemente dalla sua natura, sia bello e possieda un’anima unica. I suoi strumenti spaziano da una sega elettrica per tagliare e modellare il legno a un martello e a vari scalpelli di diverse forme e dimensioni, che utilizza per intagliare le sue creazioni.

Con l’arte di modellare i tronchi d’ulivo, l’artista palestinese dimostra che non c’è motivo di disperare della vita, e ciò si riflette nella natura delle sue opere, che richiedono “pazienza” e impegno per produrre un pezzo distintivo che esprima il valore dell’albero sacro di cui i palestinesi vanno fieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *