di Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine
El Aaiún occupata / Sahara Occidentale. Giovedì 1° ottobre 2026

Dopo nove giorni di ostruzionismo e divieto di visita: la Delegazione Generale marocchina per l’Amministrazione Penitenziaria autorizza le famiglie a visitare i prigionieri in sciopero della fame detenuti nel carcere di Kenitra, a seguito della loro determinazione e delle crescenti pressioni
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In un contesto segnato da gravi violazioni dei diritti umani, dopo nove giorni durante i quali alle famiglie dei prigionieri civili saharawi in sciopero della fame è stato impedito di esercitare il proprio diritto di visita e ai detenuti è stato vietato l’uso del telefono e ogni comunicazione con l’esterno, la Delegazione Generale marocchina per l’Amministrazione Penitenziaria ha infine autorizzato le visite dei familiari ai prigionieri civili saharawi detenuti nel carcere di Kenitra, dopo otto giorni di divieto arbitrario.
Secondo le informazioni in nostro possesso, questa decisione sarebbe il risultato di due fattori fondamentali: da una parte, la determinazione delle famiglie e la loro insistenza nel rivendicare il legittimo diritto a visite senza condizioni; dall’altra, la crescente pressione esercitata dalla campagna nazionale e internazionale di solidarietà con i prigionieri civili saharawi in sciopero della fame nelle carceri marocchine.
Secondo la testimonianza della moglie del prigioniero civile saharawi El Hassan AZAOUI, l’amministrazione del carcere di Kenitra le ha consentito di visitare il marito nella mattinata di giovedì. Al momento dell’incontro, tuttavia, ha constatato con profonda preoccupazione che le sue condizioni di salute erano gravemente deteriorate e che era quasi incapace di muoversi.
La donna ha riferito che El Hassan AZAOUI le ha raccontato di essere stato rinchiuso, fin dal primo giorno dello sciopero della fame, in una cella disciplinare di isolamento (cachot), dove sarebbe rimasto fino al sesto giorno dello sciopero. Successivamente sarebbe stato trasferito in una cella priva delle più elementari condizioni di vivibilità, caratterizzata da forte umidità e cattivi odori, con conseguenze negative sul suo stato di salute.
Ha inoltre riferito che il marito soffre di difficoltà respiratorie legate all’asma e di forti dolori ai reni e alla colonna vertebrale. Secondo quanto dichiarato dal detenuto, durante tutto il periodo dello sciopero della fame non avrebbe ricevuto alcuna visita da parte di un medico del carcere. El Hassan AZAOUI ha inoltre riferito che il suo compagno di cella, Hassan DAH, sarebbe stato spogliato e sottoposto a violenza prima di essere trasferito.
In un’altra testimonianza, la sorella del prigioniero civile saharawi Ahmed SBAI, anch’essa autorizzata a visitare il fratello nel carcere di Kenitra, ha dichiarato di averlo trovato in condizioni fortemente deteriorate, con gli effetti dello sciopero della fame chiaramente visibili e con difficoltà nel parlare.
Ahmed SBAI le avrebbe riferito di essere stato trasferito con la forza dalla propria cella a un’altra e di essere stato privato di tutti i suoi indumenti, ad eccezione degli abiti leggeri che indossava in quel momento. La sorella ha inoltre riferito che al fratello sarebbe stato impedito l’accesso al telefono e alla radio, isolandolo così dalle comunicazioni con l’esterno. Ha precisato, inoltre, che Ahmed SBAI soffre di una patologia cardiaca cronica e che non avrebbe ricevuto alcun monitoraggio medico.
La Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine ha ricevuto anche una terza testimonianza. Il fratello del prigioniero civile saharawi Ennaama ASFARI ha riferito di averlo visitato nel carcere di Loudaya, a Marrakech. Ennaama ASFARI gli avrebbe comunicato di aver interrotto lo sciopero della fame nella giornata di ieri, mercoledì, a causa del deterioramento delle proprie condizioni di salute, dopo che un medico gli avrebbe confermato che i suoi reni erano stati compromessi dai ripetuti scioperi della fame, in particolare dal più recente, durato 47 giorni consecutivi.
Nel rendere pubbliche queste informazioni, la Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine condanna fermamente i maltrattamenti e quella che definisce una politica di rappresaglie e di tortura sistematica messa in atto dallo Stato marocchino nei confronti dei prigionieri civili saharawi in sciopero della fame.
Secondo la Lega, tali pratiche costituiscono una flagrante violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani, in particolare della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, nonché delle Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (Regole Nelson Mandela).
La Lega rivolge un appello urgente alla comunità internazionale e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano per porre fine a queste gravi violazioni, garantire la protezione dei prigionieri in sciopero della fame, assicurare loro pieno accesso alle cure mediche, autorizzare le visite senza condizioni e consentire le comunicazioni con le famiglie e con i loro avvocati.
Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine
El Aaiún occupata / Sahara Occidentale
Giovedì 1° ottobre 2026
