Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

16 maggio 2021

Rassegna n. 319

Per informazioni e contatti manda un messaggio

Per ascoltare l’audio:

Il 31 maggio sarà assegnato, ad uno di voi, il quadro dell’artista e poeta Giovanni Torres La Torre. (per avere ulteriori info sull’artista, clicca qui)

Sostieni Anbamed!

Questa rassegna sopravvive grazie ai contributi dei suoi lettori e ascoltatori.

Ricordati che anche il più grande oceano è fatto di gocce!

Ecco i dati per il versamento:

Associazione Anbamed, aps per la Multiculturalità

Banca di Credito Cooperativo della Valle del Fitalia

Iban: IT33U0891382490000000500793

Bic: ICRAITRRPDO

I titoli

Palestina Occupata: Terrore a Gaza e Cisgiordania. Netanyahu prende di mira la stampa. Il mondo non deve sapere altro che la versione di Tel Aviv.

Solidarietà nel Mondo: Grandi manifestazioni contro la guerra e per i diritti dei palestinesi a Londra, Roma, Ginevra e Madrid.

Consiglio di Sicurezza: Su richiesta della Cina si riunisce oggi pomeriggio a New York l’organismo dell’ONU.

Egitto: Segni di cambiamento nella posizione del Cairo, dopo il rifiuto di Tel Aviv di concedere una tregua.

Etiopia: Rinviate le elezioni di giugno a tempo indeterminato.

Le notizie

Palestina Occupata

Adesso Netanyahu se la prende con la stampa. Il grattacielo di Al-Jalaaa, che ospitava la TV del Qatar Al Jazeera e l’agenzia stampa statunitense Associated Press, è stato bombardato e fatto crollare completamente. Al proprietario è stato dato un tempo di preavviso di 10 minuti. Il direttore di AP, Garry Pruit ha affermato che: “Questo episodio rappresenta uno sviluppo estremamente inquietante della situazione. Il mondo adesso sarà meno informato di quello che accade a Gaza ed avrà a disposizione soltanto la narrazione israeliana”.

Dopo la mezzanotte, i caccia israeliani hanno lanciato centinaia di missili contro la striscia. A Gaza city 10 missili hanno raso al suolo 5 case abitate e sono ancora in corso i lavori per tentare di salvare le persone intrappolate sotto le macerie. Per il ministero della sanità palestinese, il numero delle vittime è salito a 140, tra i quali 41 bambini, 1100 i feriti tra i quali 30 molto gravi e sono stati trasportati al valico di Rafah per essere curati in Egitto.

In risposta ai bombardamenti israeliani, da Gaza sono stati sparati decine di missili in direzione di Tel Aviv. Secondo i media israeliani ci sono stati dieci feriti a causa della rincorsa verso i rifugi.

In Cisgiordania si sono svolte manifestazioni di solidarietà con Gaza. Di nuovo scontri con le truppe d’occupazione, con morti e feriti. Negli ospedali sono arrivate persone colpite in testa e al torace con pallottole di guerra. In un villaggio a sud di Nablus, coloni israeliani armati sono entrati a seminare terrore tra gli abitanti. Un ragazzo è morto in ospedale dopo essere stato raggiunto da un colpo in testa.

Solidarietà nel mondo

Grandi manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese si sono svolte in diverse capitali e città europee. Una delle più partecipate è stata organizzata a Londra. Quella di Parigi è stata vietata dalla polizia, e si sono avuti scontri tra manifestanti e agenti. Altre manifestazioni sono state organizzate a Ginevra, a Madrid e Bucarest. Anche in Italia si sono tenute molte iniziative pro Palestina con la partecipazione di migliaia di persone. A Roma, Torino, Messina, Napoli si sono svolti cortei e sit-in per chiedere la cessazione della carneficina e mettere fine all’occupazione israeliana della terra palestinese. Venerdì invece erano state organizzate manifestazioni a Milano, Bologna, Palermo, Cagliari…, altre ne seguiranno oggi, domenica.

Consiglio di Sicurezza

Si riunisce oggi pomeriggio a New York il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Non sono previsti risultati eclatanti, perché Washington bloccherà con il veto ogni tentativo di condanna dei crimini di guerra compiuti dall’esercito israeliano contro i civili a Gaza.

La diplomazia statunitense ha sempre coperto le atrocità dei generali di Tel Aviv con la frase magica: “Israele ha il diritto di difendersi” (ripetuta recentemente da Macron). Anche i palestinesi hanno il diritto a difendersi e se dovesse prevalere questa logica dell’occhio per occhio, il mondo diventerebbe cieco. Il presidente Biden ha telefonato a Netanyahu e Abbas per esortarli a lavorare per la fine delle ostilità.

Egitto

Si nota nell’atteggiamento del governo egiziano sulla guerra a Gaza un cambiamento, almeno nelle dichiarazioni. Il rifiuto da parte del governo Netanyahu di concedere una breve tregua, per l’evacuazione dei feriti gravi per trasferirli negli ospedali egiziani in Sinai, ha irritato il presidente Al-Sissi. La stampa egiziana dà un grande risalto al trasporto dei feriti dal valico di Rafah ed ha un atteggiamento di sostegno alla causa palestinese, parlando chiaramente di aggressioni e di crimini di guerra contro i civili. È stata data forte eco alle dichiarazioni di molti giocatori di calcio e artisti in solidarietà con i palestinesi. Inoltre, un fatto eclatante, è stato trasmesso in diretta il sermone del capo di Al Azhar della preghiera del venerdì, nel quale il riferimento al sostengo alla battaglia per la Moschea di Al-Aqsa e alla difesa di Gaza è stato molto esplicito. Tanti segnali, alcuni impercettibili, ma significativi verso un’azione diplomatica egiziana, per non lasciare la causa palestinese nelle mani del neo sultano di Ankara.

Etiopia

Il governo di Addis Abeba ha deciso il rinvio delle elezioni a data da destinarsi. Si dovevano tenere il 5 giugno e la campagna elettorale era già in corso. La motivazione è che ci siano problematiche logistiche, un accenno involontario alla situazione militare in Tigray e agli scontri etnici in Amhara. Le elezioni politiche ed amministrative dovevano tenersi lo scorso agosto, ma sono state rinviate a causa del Covid. Il Fronte Popolare per la liberazione del Tigray ha tenuto lo stesso le elezioni ed è entrato in collisione con il governo federale e la disputa politica si è trasformata in una guerra, con risultati disastrosi per la popolazione civile. Si sono riversati oltre confine in Sudan 50 mila profughi.

Le forze di sicurezza etiopiche hanno sostenuto di aver bloccato un tentativo di infiltrazione di 300 guerriglieri provenienti dal territorio sudanese. Il comunicato afferma che molti sono morti per fame e sete durante l’attraversata, altri sono stati uccisi e il resto si è arreso e catturato. Addis Abeba accusa Khartoum di aver fornito a queste milizie supporto militare e logistico.

1 commento

  1. Bellissimo sito, ricco di informazioni e analisi per capire quanto accade nel mondo, con un focus in particolare sul vicino Medio Oriente. Bravi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.