Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

8 Giugno 2021,

Rassegna n. 342

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I titoli

Sudan: Scontri tribali per le proprietà terriere nel Darfur; 34 morti.

Iran: L’AIEA sostiene che Teheran è prossima alla costruzione di armi nucleari.

Libia: Daiesh rialza la testa. Ha rivendicato l’attentato nel Fezzan, la regione meridionale al confine con il Sahel.

Palestina Occupata: La polizia israeliana vieta la manifestazione dell’estrema destra a Gerusalemme Est.

Afghanistan: “Traditore chi non si pente”. I Taliban minacciano gli ex lavoratori afgani nelle basi e ambasciate straniere.

Le notizie

Sudan

Non c’è pace per il Darfur. Scontri tribali per contenziosi sulle proprietà terriere hanno provocato la morte di 34 persone e il ferimento di molte altre. Le sparatorie sono cominciate domenica e sono continuate per tutta la giornata di ieri, fin quando sono intervenute le forze di sicurezza locali, che hanno separato le due parti. Malgrado l’accordo di pace, che ha riconosciuto l’autonomia alle province in un sistema federale e la nomina di esponenti dei movimenti ribelli nelle istituzioni nazionali, permangono le contraddizioni ereditate dal regime dittatoriale di Omar El-Bashir.

Iran

Secondo il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Raffael Grossi, “l’Iran è andato avanti nell’arricchimento dell’Uranio ed è arrivato a un punto vicino alla produzione di armi nucleari”. Sono dichiarazioni allarmanti e potrebbero avere una forte influenza sul negoziato di Vienna, che riprenderà il suo decimo round giorno 10 di questo mese. In contemporanea si terrà l’assemblea dei governatori dell’AIEA. All’ordine del giorno la discussione sulla presenza di tracce di uranio in tre siti visitati dagli esperti internazionali e per le quali Teheran non ha avanzato spiegazioni plausibili. Il governo iraniano ha accusato Grossi di non essere credibile.

Libia

Daiesh ha rivendicato l’attentato di due giorni fa a Sebha, capoluogo della regione del Fezzan. Nell’esplosione dell’autobomba, di fronte ad un posto di blocco, erano morti 2 ufficiali dei servizi di sicurezza e rimaste ferite altre 5 persone. Il sud libico è un territorio di passaggio per il traffico di esseri umani e per ogni tipo di contrabbando, gestiti da milizie anche di nazionalità straniere (Ciadiane, sudanesi, algerine e maliane). La zona è sotto l’amministrazione dell’esercito di Haftar, che però non ha il controllo di tutto il territorio, ma soltanto delle città.

Palestina Occupata

La polizia israeliana non ha autorizzato la marcia delle bandiere indetta dalle destre estreme a Gerusalemme Est. Una decisione che potrebbe essere l’effetto delle pressioni statunitensi per ridurre la tensione e impedire le provocazioni. Sul fronte della sostituzione etnica invece si attendono le decisioni della Corte suprema israeliana. Il procuratore generale ha annunciato che non sarà presentato il rapporto e che spetta ai giudici decidere sulla base dei documenti precedenti, che avevano portato alle sentenze di primo grado a favore dei coloni. Secondo gli esperti è una mossa per scagionare il governo di Tel Aviv in un eventuale ricorso alla Corte Penale Internazionale. La situazione nei quartieri di Sheikh Jarrah e Beit Al-Hawa, nella vicina Selwan, è molto tesa. Le forze di occupazione israeliane hanno arrestato all’alba diversi giovani, facendo irruzione violenta nelle loro case e terrorizzando i familiari.

Afghanistan

Il movimento Taliban ha comunicato che non punirà i traduttori che hanno lavorato con le forze statunitensi e della Nato. “Non dovete lasciare il vostro paese, ma per essere perdonati dovete pentirvi. L’emirato islamico, in caso di pentimento, vi tratterà come ogni altro afgano. Chi non si pente è un traditore”. Migliaia di traduttori e assistenti afgani hanno lavorato per le truppe straniere e in passato i Taliban li hanno minacciati di morte. Di conseguenza, il ritiro delle truppe li lascerà senza protezione. La concessione dei visti a queste categorie va a rilento, per questioni burocratiche. In passato, questi lavoratori hanno organizzato diversi sit-in per chiedere la concessione dell’asilo politico nei paesi che li avevano impiegati. All’ambasciata USA a Kabul giacciono 20 mila domande di richiedenti asilo.

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