Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

25 giugno 2021,

Rassegna n. 359

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Sette anni fa, il 25 giugno 2014, veniva assassinata l’avvocata libica Salwa Bughiaghis nella sua casa a Bengasi. Un ricordo della sua figura nell’Approfondimento.

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I titoli

Palestina: Autorità Nazionale sotto accusa per la morte in carcere dell’oppositore Nazar Bannat.

Algeria: Dimissioni del governo per la nomina di un nuovo esecutivo dopo le elezioni del 12 giugno.

Iraq: Proteste dei familiari degli attivisti uccisi. La procura arresta 30 genitori per offesa all’istituzione giudiziaria.

Siria: L’artiglieria turca bombarda Manbij. Caccia russi colpiscono nella provincia di Idlib.

Yemen: Gli Stati Uniti riconoscono gli Houthi come forza politica.

Le notizie

Palestina

Manifestazioni di ira e sgomento a Ramallah e Al-Khalil per la morte di un oppositore palesitnese, Nazar Bannat, nel carcere delle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese. Era stato arrestato, due giorni fa, presso la sua abitazione. Ieri il sindaco ha informato la famiglia che Nazar è deceduto. Secondo il fratello è stato assassinato in seguito alle torture subite. Un’onta che non sarà facile cancellare per un sistema politico fragile e senza legittimità popolare come quello dell’ anziano presidente Mahmoud Abbas. Nazar Bannat era noto per le sue prese di posizioni critiche sulle condotte dell’ANP. L’ultimo suo video riguardava lo scandalo sulla partita scaduta del vaccino anti Covid di produzione israeliana, acquistata dal ministero della sanità palestinese. Un coro unanime di condanne all’interno del mondo politico palestinese e da parte delle organizzazioni internazionali per i Diritti Umani. Il governo palestinese ha annunciato una commissione indipendente d’inchiesta per verificare le circostanze della morte. La famiglia parla di ecchimosi su tutto il corpo e in particolare sulla testa. Oggi si terranno i funerali e si prevede una forte partecipazione popolare.

Algeria

Il primo ministro Abdel Aziz Jarrad ha presentato le dimissioni, in seguito all’annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni del 12 giugno. Una tornata elettorale che ha visto l’astensione del 77% degli algerini. Il vertice politico-militare è deciso a riprendere l’iniziativa, non guardando in faccia la realtà del dissenso. Con la mancata partecipazione alle elezioni del movimento di protesta Hirak e dell’opposizione laica, il Parlamento eletto è in maggioranza a sostegno del presidente della repubblica Tabboun. Il prossimo governo sarà appoggiato dal Fronte di Liberazioni Nazionale, al potere dall’indipendenza avvenuta nel 1961, dal Raggruppamento Nazionale Democratico, da sempre costola del FLN, e dagli indipendenti. Probabilmente il futuro governo sarà guidato dallo stesso Jarrad. Il movimento Hirak ha annunciato che proseguirà la sua protesta pacifica, fino al cambio di passo verso un sistema democratico basato su: Stato di diritto; indipendenza della magistratura; lotta alla corruzione e riforme economiche a favore dei meno abbienti.

Iraq

Samira Abbas è la madre del giovane leader delle proteste a Kerbelaa, Ihab Wezni, assassinato in un agguato da due killer su una moto in corsa. Da una settimana ha iniziato un’azione di protesta: ha montato una piccola tenda davanti al Tribunale di Kerbelaa che viene sistematicamente smantellata dalla polizia. La donna rivendica che la giustizia garantisca un’inchiesta indipendente e porti alla verità sulla morte del figlio e dei tanti altri attivisti uccisi. L’inchiesta ha individuato i killer ed il loro mandante, uno dei capi del Hashd Shaabi, le milizie filo governative. L’influente capo miliziano Qassem Muslih è stato arrestato, ma poi è stato rilasciato in circostanze controverse. Secondo un funzionario della presidenza del consiglio dei ministri la scelta dei giudici è stata influenzata da pressioni delle milizie.

In uno sviluppo paradossale delle lotte dei familiari per ottenere verità e giustizia per gli attivisti uccisi, la procura di Baghdad ha emesso mandati di arresti per 30 genitori, con l’accusa di offesa a pubblico ufficiale ed all’istituzione giudiziaria. Durante un incontro tra i familiari e il capo della procura di Kerbelaa, un padre ha sbottato accusando i giudici di subire le pressioni politiche e di non agire con indipendenza.

Il mondo alla rovescia: deboli con i forti e forti con i deboli.

Siria

L’artiglieria turca ha bombardato la città di Manbij (a maggioranza curda) in seguito ad uno scontro tra le Forze democratiche siriane e gruppi di miliziani filo turchi. Non ci sono informazioni su vittime, ma sui social sono state postate le foto delle distruzioni.

L’aviazione russa invece ha bombardato la provincia di Idlib. Secondo fonti dell’opposizione armata ha provocato la morte di 35 persone. L’intervento russo è avvenuto dopo alcuni attentati e agguati che hanno subito le truppe governative siriane nelle zone sotto il loro controllo.

Yemen

Una svolta nella posizione statunitense al conflitto in Yemen. L’inviato speciale Linderking ha affermato che gli USA riconoscono i ribelli Houthi come forza politica e militare che ha un ruolo nel processo in corso. “Le responsabilità della guerra non cadono tutte sulle spalle degli Houthi, ma una parte è dovuta all’intervento a guida saudita”. Secondo Washington non ci sarà una soluzione militare della crisi e l’unica via è quella del negoziato, invitando gli Houthi a interagire con la mediazione in corso e garantire un governo unitario del paese, mettendo fine così alle sofferenze della popolazione. Sono auspici che non trovano un terreno favorevole. La guerra per Maarib è sempre più cruenta e l’embargo mette in pericolo la vita di milioni di persone. Gli aiuti internazionali sono sempre più scarsi e la loro gestione fa sì che finiscano nelle mani delle milizie e dei militari.

Approfondimenti

Salwa Bughaighis:

una combattente per la libertà e la democrazia

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