Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

3 Luglio 2021

Rassegna anno II/n. 3

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I titoli

Afghanistan: Gli USA si sono ritirati dalla più grande base aerea di Baghram.

Libia: Nessun accordo per le elezioni alla Conferenza del Forum per il dialogo politico.

Libano: Il procuratore speciale per la strage del porto di Beirut convoca il premier Diyab.

Etiopia: Addis Abeba respinge le accuse degli organismi dell’ONU sul blocco degli aiuti alle popolazioni del Tigray.

Acque del Nilo: Egitto ricorre al Consiglio di Sicurezza, “per scongiurare un conflitto”.

Marocco/Sahara Occidentale: Un’esperta dell’ONU accusa Rabat per la repressione degli attivisti sahrawi.

Le notizie

Afghanistan

Gli Stati Uniti hanno lasciato la base aerea di Baghram che è stata consegnata all’esercito afgano. Baghram è la più grande base statunitense, dislocata a 40 km a nord di Kabul ed è tristemente nota per il campo di prigionia, nel quale sono stati interrogati e torturati gli afgani sospettati di appartenere al movimento Taliban. Secondo fonti del Pentagono, il ritiro degli effettivi statunitensi si completerà entro la fine di luglio, molto prima della data dell’11 settembre annunciata dal presidente Biden. In Afghanistan rimarranno soltanto 600 soldati a protezione dell’ambasciata USA e dell’aeroporto di Kabul, insieme ad un contingente turco. Il portavoce dei Taliban, Dhabihullah Mujahid, ha espresso soddisfazione per il ritiro da Baghram: “Adesso toccherà agli afgani risolvere i loro problemi”. Da maggio è in corso un’offensiva dei jihadisti su diversi fronti, conquistando il controllo di vaste aree rurali ed assediando le principali città. Secondo gli analisti del Pentagono, il governo afgano cadrà nelle mani dei Taliban per via militare, perché i jihadisti non accetteranno il ricorso alle elezioni, considerate un’invenzione occidentale.

Libia

Il Forum libico per dialogo politico ha concluso ieri a Ginevra la riunione, durata una settimana, senza raggiungere un accordo per una soluzione costituzionale alle elezioni programmate per il prossimo dicembre. La debacle mette a rischio lo svolgimento delle elezioni per la data prefissata. Per scongiurare il totale fallimento, l’inviato speciale dell’ONU ha suggerito la costituzione di una commissione di 14 membri per tentare di avvicinare le posizioni contrapposte. Le difficoltà sono nate in seguito alle proposte avanzate dagli islamisti per scorporare le elezioni presidenziali da quelle politiche. Non è stata fissata una nuova riunione del Forum che è un organo consultivo nominato dall’ONU e costituito da 75 rappresentanti dei due Parlamenti, dai consigli comunali e dalla società civile.

Libano

Il procuratore speciale per la strage del porto, Tariq Bitar, intende interrogare il premier dimissionario, Diyab e citare in giudizio altri tre ex ministri. Ha presentato al Parlamento la richiesta di autorizzazione per questi ultimi in quanto sono deputati. Secondo le indagini, i quattro politici sapevano dell’esistenza del deposito di nitrati di ammonio nei magazzini del porto e conoscevano la pericolosità del materiale, ma non hanno fatto nulla per metterlo in sicurezza. Le indagini tecniche svolte da esperti francesi sembrano escludere l’azione esterna di un bombardamento e si sono concentrate sull’esplosione locale, molto probabilmente per errore umano. La deflagrazione nel porto di Beirut è avvenuta il 4 agosto 2020 ed ha causato la morte di più di 200 persone, il ferimento di oltre 4000 e la distruzione di interi quartieri della capitale. Da quel momento il paese è senza un governo in carica e la crisi economica e sociale si è aggravata ulteriormente a causa del debito estero e della pandemia del Covid19.

Etiopia

Il governo di Addis Abeba ha respinto le accuse rivolte dalle agenzie dell’ONU per gli impedimenti al loro lavoro per soccorrere la popolazione del Tigray. Oltre la metà della popolazione della provincia non ha accesso al cibo. Due ponti su strade importanti sono stati fatti esplodere da forze governative, bloccando il passaggio ai camion con gli aiuti. Addis Abeba scarica le responsabilità sulle milizie della provincia limitrofa di Amhara, alleate con le truppe federali. La tregua unilaterale annunciata dal governo Ahamed Abiy di fatto non è operativa. Le forze del Fronte di liberazione del Tigray hanno annunciato la conquista di tutte le città della provincia e stanno combattendo contro le truppe eritree.

Acque del Nilo

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU discuterà, la prossima settimana, della crisi delle acque del Nilo, dopo che Il Cairo ha avanzato la richiesta di un intervento mediatore internazionale per evitare la minaccia alla pace nella regione. La mossa egiziana non gode di forti appoggi internazionali e quindi non è prevista nessuna azione diplomatica contro Addis Abeba per costringerla a fermare il secondo riempimento dell’invaso a monte della diga “Rinascita”. La scorsa settimana un generale etiopico ha sfidato Il Cairo, sostenendo che le difese di Addis Abeba sono pronte ad abbattere i caccia aggressori. La posizione egiziana e sudanese si è indebolita fortemente di fronte alla determinazione di Addis Abeba di considerare le acque del Nilo un patrimonio naturale etiopico e vuole limitare le trattative alla ridistribuzione delle quote. In alcune dichiarazioni, considerate provocatorie, esponenti del governo hanno espresso la volontà di vendere le acque del Nilo.

Una corsa contro il tempo per salvare la regione da un’altra guerra inutile e dannosa, perché la stagione delle piogge è alle porte.

Marocco/Sahara Occidentale

Un’esperta indipendente che lavora per l’ONU sul tema dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale, Marie Lolour, ha accusato Rabat di compiere azioni repressive contro gli attivisti che rivendicano pacificamente un referendum sull’autonomia del territorio occupato dal Marocco e rivendicato dal Fronte Polisario. La consulente internazionale ha fatto l’esempio di Neima Asfari, condannata a 30 anni e di Khatri Dada, a 20 anni di reclusione per le loro attività politiche.

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