Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

28 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 120

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I titoli

Sudan: Liberato il pemier Hamdouk. Continuano le manifestazioni contro il golpe.

Iran: Teheran torna al negoziato di Vienna entro la fine di novembre.

Tunisia: Sospese tre emittenti tv senza autorizzazioni.

Palestina Occupata: La colonizzazione strisciante lascia lo Stato di Palestina senza territorio.

Libano-Arabia Saudita: Riad ed altri paesi del Golfo convocano gli ambasciatori libanesi per protesta.

Egitto: Un falso allarme blocca un volo Il Cairo-Mosca.

Pakistan: Nuovi scontri tra polizia e estremisti islamisti.

Le notizie

Sudan

Milizie di civili su auto militari stanno arrestando centinaia di manifestanti nei diversi quartieri di Khartoum. Lo stato d’emergenza non funziona per la partecipazione di massa alle azioni di disobbedienza civile dichiarata dal sindacato e dalle forze politiche progressiste. A 48 ore dalla conferenza stampa del generale Burhan, nulla di quanto dichiarato è stato attuato. Piazze e principali città sono presidiate da camionette della polizia e dell’esercito, ma a poche decine di metri i giovani hanno eretto barricate di pietre, mattoni, suppellettili e auto per chiudere le strade e impedire l’arrivo di altri mezzi militari. Le pressioni internazionali hanno portato al rilascio del primo ministro Hamdouk e sua moglie, che sono stati accompagnati presso la loro abitazione, ma sono sottoposti ad una stretta sorveglianza. Il segretario di Stato Usa Blinken ha chiamato il premier telefonicamente, per esprimergli la posizione degli Stati Uniti sulla crisi. Diversi ambasciatori gli hanno fatto visita per confermare il sostegno al processo di transizione democratico. L’Unione Africana ha sospeso il Sudan e ha chiesto il ritorno in carica del governo civile.

I video postati sui social mostrano una situazione simile alla rivolta popolare del 2019, la quale aveva portato alla caduta di Omar Al-Bashir. Nelle parole d’ordine scandite dai manifestanti c’è la stessa determinazione di non accettare più una dittatura militare. È stata convocata, sabato 30, un’altra grande manifestazione di popolo, per dare l’ultima spallata al potere dei militari. Il generale Burhan per poter zittire queste voci dovrebbe sparare sul popolo, nel nome del quale pretende di aver agito.

Iran

Il negoziatore iraniano Alì Baqiri Kani ha affermato, dopo un incontro con i paesi europei a Bruxelles, che Teheran è pronta a tornare al tavolo del negoziato di Vienna, entro la fine di novembre. “Gli incontri con l’Unione Europea sono stati costruttivi”, ha detto il diplomatico iraniano, senza però entrare nei particolari. La data dell’incontro a Vienna sarà fissata la prossima settimana. Il negoziato riprenderà quindi con tutti i 5 paesi membri permanenti dell’ONU + la Germania. Il ritiro di Washington nel 2018 dal trattato e l’imposizione di altre sanzioni all’Iran sono state affrontate da Teheran con la ripresa dell’arricchimento dell’uranio. L’amministrazione Biden ha espresso la volontà di tornare al negoziato, ma ciascuna parte ha chiesto che sia l’altra a fare il primo passo.

Tunisia

L’Ente indipendente per le comunicazioni radiotelevisive (Haica) ha chiuso la TV Nisma ed un’altra emittente privata che trasmette il Corano. Ad una terza, Hannibal TV, è stata consigliata la sospensione delle trasmissioni, per il sospetto di finanziamenti esteri. All’inizio del mese, l’Haica ha fatto chiudere anche la TV Zaitouna, vicina al partito islamista Ennahda, per mancanza di autorizzazioni. Dalla caduta del regime di Ben Alì, in Tunisia sono state ammesse le TV e radio private a condizione di ottenere un’autorizzazione dall’Ente indipendente, ma la legge è rimasta inapplicata per scelta dei partiti governativi che così mantengono un controllo maggiore sui media e di conseguenza il consenso politico. Le misure d’emergenza del presidente Saied sono venute a scombinare le carte e chi non è in regola deve chiudere. Sembra una misura coerente, ma non è così, perché per ottenere una licenza bisogna pagare una tassa di 50 mila euro all’anno, cifra che molte emittenti comunitarie e giovanili non possiedono. Di conseguenza non rimane altra scelta che aprire un’emittente pirata.

Palestina Occupata

Un portavoce dell’esercito israeliano ha informato che il governo ha approvato un nuovo piano per la colonizzazione della Cisgiordania con la costruzione di 3000 unità abitative. La decisione avviene proprio il giorno dopo le critiche della Casa Bianca e dell’Unione Europea ai piani di Tel Aviv. L’impennata di colonizzazione nei territori palestinesi, occupati con la guerra del giugno 1967, che dovrebbero essere restituiti allo Stato di Palestina, è il risultato della nascita di questo governo, guidato dal premier Bennett Naftali, esponente di destra vicino ai movimenti dei coloni.

Libano-Arabia Saudita

Riad ed altri paesi del Golfo hanno convocato gli ambasciatori libanesi per protesta contro le dichiarazioni sulla guerra in Yemen da parte del ministro delle comunicazioni, George Kardahi: “I ribelli Houthi si stanno difendendo e l’invasione saudita e degli emirati deve finire”. Il premier Miqati ha preso le distanze dalla posizione del suo ministro, sostenendo che quelle parole non rappresentano la politica del governo. L’uragano diplomatico in realtà è l’effetto di una mossa mediatica diventata virale sui social, perché le dichiarazioni del neo ministro risalgono allo scorso agosto, quando era un libero cittadino, due mesi prima del suo incarico. Le petromonarchie del Golfo condizionano la politica di Beirut, per il loro peso economico nella bilancia commerciale libanese. Lo scorso maggio, l’ex ministro degli esteri Cherbil Wahbe ha dovuto presentare le proprie dimissioni dopo le sue dichiarazioni televisive sulle responsabilità di Riad e degli altri paesi del Golfo nella nascita e diffusione dell’ISIS.

Egitto

Il volo Egyptair Il Cairo-Mosca ieri è stato costretto a far ritorno all’aeroporto di partenza subito dopo il decollo, perché l’equipaggio ha scoperto un messaggio su una sedia vuota che avvisava della presenza di una bomba a bordo. Tutti i passeggeri sono stati fatti scendere per poi ripartire su un altro volo. Le ricerche della sicurezza hanno dimostrato che si trattava di un falso allarme. Nel 2015 un aereo russo partito da Sharm Sheikh è precipitato sulla penisola del Sinai, provocando la morte di tutti i passeggeri e dell’equipaggio: 224 persone. L’organizzazione terroristica Beit Al-Maqdis affiliata all’Isis si è assunta la responsabilità dell’accaduto. La rivista web Dabiq del fu falso califfato ha pubblicato le immagini di una bomba artigianale, sostenendo che è stato possibile nasconderla in mezzo ai bagagli dei passeggeri. Per circa sei anni gli aerei delle compagnie russe non hanno volato con destinazione Sharm Sheikh.

Pakistan

Quattro poliziotti e due manifestanti sono rimasti uccisi ed altre centinaia feriti durante la marcia verso la capitale dei seguaci del movimento islamista Labbayk. Chiedono la liberazione dei capi del movimento in carcere. Un fiume umano ha occupato l’autostrada che conduce da Lahore verso Islamabad. La polizia ha tentato di bloccarne l’avanzata, ma la situazione è precipitata. Il governatore del Punjab ha chiesto soccorsi al governo centrale e il ministro dell’Interno ha dichiarato lo stato d’emergenza nella regione. La scorsa settimana negli scontri sono morti 3 poliziotti e 5 islamisti. Il movimento Labbayk in Pakistan è stato dichiarato illegale.

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