Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

16 novembre 2021

Rassegna anno II/n. 139

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I titoli

Libia: Le milizie islamiste insorgono per impedire le elezioni.

Yemen: Migliaia di sfollati per gli scontri nel secondo fronte di guerra a Hodeida.

Turchia-Iran: La visita del ministro degli esteri di Ankara consolida i rapporti economici tra i due paesi.

Etiopia: Controffensiva dei governativi a 220 km da Addis Abeba.

Tunisia: Il sindacato UGTT propone elezioni politiche anticipate.

Afghanistan: Parata militare dei taliban a Kabul con le armi abbandonate dagli USA

Le notizie

Libia

Le milizie islamiste hanno occupato le sedi della commissione elettorale in diverse città della regione occidentale: Zawia, Sliten, Gherian. Nei loro comunicati hanno minacciato di impedire le operazioni di voto in caso di accettazione delle candidature di Seif Islam Gheddafi e Khalifa Haftar. L’istigazione è arrivata dal presidente del Congresso consultivo, El Meshri, uno dei capi della Fratellanza musulmana e uomo di Erdogan in Libia. In due interviste ha espresso che le due candidature saranno impedite con la forza delle armi. Il premier Dbeiba e il Consiglio di presidenza non hanno mosso un dito per impedire questo scempio. Il sito della Commissione elettorale è stato hackerato con un falso annuncio, per creare altra confusione e innescare lo scontro frontale.

Yemen

Non cessano i combattimenti nei due fronti caldi della guerra in Yemen: Maarib e Hodeida. La battaglia per Maarib è iniziata lo scorso febbraio ed ha causato migliaia di vittime e decine di migliaia di sfollati. Nessuna delle due parti ha potuto prevalere e il prolungarsi dello scontro non fa altro che aumentare le sofferenze della popolazione civile. Particolarmente grave è la situazione a Hodeida che ha goduto negli ultimi tre anni di una relativa calma, per l’accordo di tregua del 2018 siglato in Svezia. La ripresa degli scontri ha causato la fuga di 6000 civili dalle loro case verso le cittadine a sud della città portuale. Il governo e le agenzie dell’ONU non sono riusciti a garantire loro un riparo, infatti hanno trascorso diverse notti all’aperto. L’appello della missione internazionale ad aprire un tavolo di trattative è caduto nel vuoto.

Turchia-Iran

Il ministro degli esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu ha compiuto una visita a Teheran, dove si è incontrato con il suo omologo, Hossein Amirabdollahian ed il presidente Ibrahim Raissi. Malgrado le posizioni contrapposte su diverse crisi internazionali, dalla Siria al Nagorno Karabakh, i due paesi hanno buone relazioni economiche che intendono ulteriormente consolidare in vista dell’eventuale cancellazione delle sanzioni USA contro l’Iran.

Etiopia

Le truppe governative hanno aperto un nuovo fronte contro i ribelli tigrini nella provincia di Amhara, a 220 km da Addis Abeba. I comunicati delle due parti non coincidono e non è possibile verificare la reale situazione sul terreno per la mancanza sul posto di giornalisti indipendenti. Nel frattempo, l’Unione Africana prosegue la mediazione malgrado il fallimento della prima missione dell’inviato, l’ex presidente nigeriano, Olusegun Obasanjo. Ieri è arrivato ad Addis Abeba il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, nel tentativo di rinnovare gli sforzi e convincere le parti a sedersi al tavolo delle trattative o almeno aprire una finestra di negoziati indiretti per raggiungere un cessate il fuoco. Gli Stati Uniti hanno ordinato ai propri cittadini di lasciare il paese.

Tunisia

Il sindacato dei lavoratori UGTT prende l’iniziativa e propone un piano per l’uscita dalla crisi politica ed istituzionale. Il segretario generale , Noureddine Tboubi, ha telefonato al presidente Saied e ha proposto due percorsi: elezioni politiche anticipate e un tavolo per le riforme sociali ed economiche. Sulla prima proposta non ci sono ancora comunicazioni da parte della presidenza, ma sul secondo punto è stato avviato un incontro tra la Presidente del Consiglio dei ministri, Najlaa Bouden e una delegazione sindacale per un confronto sul piano atto a far fronte alla crescente disoccupazione.

Afghanistan

I taliban sfoggiano, in una seconda parata a Kabul, le armi abbandonate dagli statunitensi e dagli altri eserciti occidentali: carri armati, mezzi di trasporto truppe, cannoni, droni ed elicotteri. La prima parata è stata svolta a Qandahar la loro roccaforte. Il tentativo è quello di dare l’immagine di una forza che controlla il paese, con un esercito regolare e ben equipaggiato.

La situazione sociale nel paese invece è drammatica. Milioni di persone rischiano la fame in caso di mancato arrivo degli aiuti internazionali. Secondo le denunce di associazioni della società civile sono stati registrati molti casi di vendita di bambini, tra i 5 e 17 anni. Vittime sono prevalentemente le ragazze che vengono cedute alle famiglie benestanti, in cambio di somme di denaro, con la promessa di un futuro matrimonio con il figlio degli acquirenti. L’Unicef ha ricevuto segnalazioni di 10 casi di vendita di minori a Herat, provincia occidentale al confine con l’Iran. Un maschio a 200 dollari, una femmina a 120 dollari.

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