Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

30 giugno 2022.

Rassegna anno III/n. 180

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126 giorni di guerra. Si allarga il controllo russo sul territorio nella parte est dell’Ucraina. Putin è riuscito in un’impresa impensabile: allargare la NATO. Allarme Aiea per la centrale nucleare di Zaporizhzhya. Spiragli per le esportazioni di grano.

Continua lo sciopero della fame solidale a staffetta per chiedere la liberazione di #AlaaAbdelFattah, attivista egiziano leader delle rivolte di piazza Tahrir, da 89 giorni in sciopero della fame nelle carceri di Al-Sissi. Anche la sorella, Mouna Seif, ha iniziato 18 giorni fa lo sciopero della fame permanente. Appello della redazione ai lettori ed ascoltatori di Anbamed, per non interrompere la catena, di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

In Italia, oggi digiuna: Maria Chiara Rioli.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

Oggi, 30 giugno, Anbamed spegne la seconda candelina. Due anni fa è iniziata questa maratona dell’informazione quotidiana sul Grande Vicino Oriente. Puntuale, completa e senza interruzioni. Agli abbonati del 2022 andranno due quadri donati da Silvia Lotti e Giuseppe Di Giacinto.

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Titoli

Iran: Nessun passo in avanti nel negoziato indiretto di Doha.

Libia: Annunciata una conferenza stampa oggi a Ginevra per un accordo tra i due parlamenti su governo e elezioni.

Migranti: 20 corpi sono stati rinvenuti nel deserto libico a sud di Kufra.

Turchia: Erdogan detta legge ai due paesi scandinava: presentata lista di 33 oppositori da estradare.

Palestina Occupata: Un altro giovane ucciso dalle pallottole israeliane.

Sudan: Scontri di frontiera con l’Etiopia.

Iran 2: negate le medicine ad una detenuta malata di cuore.

Le notizie

Iran

Si sono conclusi i negoziati indiretti tra Teheran e Washington, a Doha, con la mediazione dell’UE. Il ministero degli esteri iraniano ha affermato che gli incontri sono stati “seri e professionali”. La stampa iraniana ha sottolineato che non è stato possibile registrare nessun passo in avanti, “perché gli USA impongono i loro diktat e vogliono bloccare lo sviluppo nucleare iraniano senza garanzie di vantaggi per l’economia del paese”. Anche il negoziatore europeo, Mora, ha riconosciuto che il negoziato è in stallo e che riprenderà presto dopo le consultazioni delle delegazioni con i propri governi. Il dipartimento di Stato ha sostenuto che Teheran ha portato al tavolo questioni già risolte a Vienne e ne ha avanzate altre di nuove che non hanno nulla a che fare con l’accordo sul nucleare del 2015. La fase del negoziato è delicata, perché l’economia iraniana è in ginocchio sotto i colpi delle sanzioni, e lo sviluppo tecnico del settore nucleare di Teheran è arrivato a livelli avanzati che fanno ritenere che, entro pochi mesi, potrà possedere le quantità necessarie per formare la prima bomba nucleare. Sarebbe la seconda nazione nucleare in Medio Oriente, dopo Israele. Per contrastare la potenza regionale dell’Iran Washington e Tel Aviv stanno spingendo per la formazione di una NATO mediorientale che metta insieme Israele e paesi arabi (monarchie del Golfo + Egitto e Giordania) sotto la guida degli Stati Uniti.

Libia

Sono state prolungate di un giorno le trattative, a Ginevra, tra i due presidenti del Palamento, Aqila Saleh, e del Congresso, El-Meshri. Le dichiarazioni delle due delegazioni sono improntate all’ottimismo. Oggi si dovrebbe tenere a Ginevra una conferenza stampa congiunta per annunciare il raggiungimento di un accordo sulla legge elettorale e sul governo. Il governo corrotto della famiglia Dbeiba dovrebbe essere mandato a casa, insediamento del governo Basha-Agha e elezioni entro 14 mesi con regole certe.

Migranti

Venti corpi di migranti sono stati rinvenuti nel deserto libico a 300 km a sud di Kufra. Erano provenienti dal Ciad, di nazionalità sudanesi e ciadiane. Il ritrovamento è stato effettuato da un camionista libico, che ha avvisato la protezione civile. I migranti viaggiavano su un camion ed avevano perso la strada e sono morti di fame e di sete. Secondo la protezione civile, la morte risale a due settimane perché il satellitare dell’autista segna l’ultima chiamata a metà di giugno.  

Turchia

Ankara adesso avanza le sue richieste a Svezia e Finlandia per l’estradizione di attivisti curdi ed oppositori turchi. I diktat del neo sultano sull’ingresso dei due paesi scandinavi nella NATO, hanno questo effetto di cedere un pezzo della propria sovranità ad un dittatore. La lista presentata dal ministero della giustizia di Ankara comprende 33 nomi di appartenenti al PKK ed alla rete del predicatore Golen, accusato da Erdogan di essere l’ispiratore del fallito golpe del 2016. La fine del veto turco all’allargamento della NATO viene pagato dai curdi, gli eroi che hanno combattuto contro l’Isis in Siria.

Palestina Occupata

Un ennesimo giovane palestinese è caduto sotto i colpi del piombo israeliano. È avvenuto a Jenin, la roccaforte della resistenza contro l’occupazione. Il ministero della salute palestinese ha informato che Mohammed Maryi è stato colpito da una pallottola di guerra ed è spirato in ospedale subito dopo il suo arrivo. L’esercito israeliano ha compiuto un rastrellamento nella parte orientale del campo di Jenin ed è stato affrontato da una raffica di mitra e lancio di granate, secondo quanto riportato da Tel Aviv.  

Sudan

Sono ripresi gli scontri di confine con l’esercito etiopico. Lo scrive l’agenzia di stampa sudanese governativa. La crisi è nata la scorsa settimana dopo l’esecuzione di 8 sudanesi (7 militari ed un civile) e l’esposizione dei loro corpi al pubblico in territorio etiopico. La zona degli scontri è quella denominata Gashfa ed è contesa dai due paesi per la sua fertilità agricola. Il territorio, secondo gli accordi firmati tra l’Etiopia e il colonialismo britannico del 1902, è assegnato al Sudan, ma dagli anni ’70 è coltivato da contadini etiopici protetti dall’esercito di Addis Abeba o da milizie locali. La vicenda è tornata attuale dopo la caduta del regime di Omar Bashir. È in corso una mediazione dell’Unione Africana per evitare di degenerare gli scontri in una guerra su vasta scala.  

Iran 2

Amnesty International accusa il regime iraniano di maltrattamenti nei confronti della detenuta attivista per i diritti umani, Nerjis Mohammady. Il marito, che vive a Parigi, ha affermato che le autorità carcerarie hanno sequestrato le medicine spedite dalla famiglia e necessarie per la cura dei suoi malanni al cuore e difficoltà di respirazione. Lo scorso 23 giugno, la donna è stata ricoverata in ospedale, ma poi al rientro in cella le sono state negate le cure prescritte. Mohammady è stata condannata in due processi distinti a 10 anni e 8 mesi di reclusione, per il suo ruolo di lotta contro la pena di morte e per i diritti delle donne. Le accuse erano le solite: diffusione di notizie false contro la repubblica islamica e attività di propaganda vietata. Mohammady era la portavoce del centro per la difesa dei diritti umani, fondato dalla premio Nobel, Shirine Abbady.  

Approfondimento

IN MEMORIA DI ORHAN DOGAN

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1 commento

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