Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

10 gennaio 2023.

Rassegna anno IV/n. 009

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I titoli:

Iran: Altre tre condanne a morte. Le proteste non si fermano.

Palestina occupata: Trasferito in un carcere desertico il leader Marwan Barghouti.

Siria: ONU rinnova per altri 6 mesi la fornitura di aiuti umanitari ai 4 milioni di sfollati di Idlib.

Libia: Incontro al Cairo tra Haftar e Mnefi. Un balletto diplomatico che gira a vuoto a causa delle milizie che controllano la capitale Tripoli.

Egitto: Crollo della lira nei confronti delle valute estere.

Algeria: Amnesty International chiede di bloccare le condanne alla pena capitale.

Iraq: “Sumeriyat”, la prima orchestra tutta al femminile che canta in lingue antiche.

Le notizie

Iran

A Teheran, altri tre attivisti sono stati condannati alla pena capitale. Sono accusati, senza prove, della morte di un basiji a Karaj nel mese di novembre. Secondo l’associazione iraniana per i diritti umani, con sede all’estero, il numero dei condannati a morte in attesa di esecuzione e coloro che rischiano la condanna alla pena capitale è di 109 persone. Il dato è basato sulle notizie pubblicate dalla stampa ufficiale iraniana.

Nella notte tra domenica e lunedì si sono avuti in molte città iraniane manifestazioni notturne di protesta contro le esecuzioni e contro le condanne a morte: “Ne uccidete uno, nascono mille di attivisti. Morte al dittatore. Indietro non si torna”. Non sono grandi manifestazioni, ma iniziative piccole, sparse e diffuse nei quartieri, nelle stazioni delle metropolitane, nei bazar e in ogni luogo di studio e lavoro. Questa capillarità ha sbaragliato le forze della repressione che non riescono più a inseguire e domare le proteste.  

Si registra il quarto caso di morte sospetta dopo il rilascio dalla prigione. Mohsen JafariRad, scrittore e regista, arrestato e torturato durante le manifestazioni di Karaj. È morto dopo la scarcerazione. Il regime dice per suicidio, ma la famiglia smentisce.

L’Ayatollah Khaminei è tornato a definire i manifestanti come “traditori al servizio di un piano diabolico dei nemici”. Per la guida iraniana tutto quel che sta succedendo nel paese non è per causa delle difficili condizioni di vita e dell’oppressione contro le donne, ma “una cospirazione dei paesi dominatori che vogliono indebolire la forte Repubblica Islamica”.

Un delirio che nasconde la debolezza del regime. Leggendo fra le righe si comprende che il discorso di Khaminei è rivolto a quella parte dei politici iraniani riformisti interni al sistema che non intendono criminalizzare in toto le proteste e hanno chiesto timidamente di ascoltare le richieste avanzate dai giovani e di adoperarsi per dare risposte alle esigenze di maggiori libertà.

Palestina occupata

Il dirigente palestinese Marwan Barghouti è stato trasferito al carcere israeliano di Nafha. Insieme a Barghouti sono stati trasferiti altri 70 prigionieri politici. Il provvedimento fa parte di un piano per il trasferimento di 2000 detenuti palestinesi dalle loro prigioni attuali in altre carceri.

La bandiera dell’indipendenza palestinese sta togliendo il sonno al ministro della sicurezza interna israeliano, Itamar Ben Gvir. Ha scritto sui social di aver dato ordini per il divieto di esporre la bandiera della Palestina, perché sarebbe a suo dire “un simbolo che minaccia la pace”. Il più estremista dei ministri del governo dell’estrema destra guidato da Netanyahu è solito alle iniziative razziste contro i palestinesi. La sua provocatoria entrata nella spianata delle moschee a Gerusalemme est ha innescato molte proteste e condanne. Come le sue incursioni, lo scorso anno, nel quartiere Sheikh Jarrah, che i coloni vogliono cacciare i suoi abitanti palestinesi per impossessarsene. Le forze israeliane non sono nuove a questi divieti. Molti si ricordano dell’accanimento contro il feretro della giornalista Shireen Abu Aqila, assassinata lo scorso aprile a Jenin. All’uscita dalla chiesa il corteo funebre è stato caricato con virulenza, rischiando di far cadere a terra il feretro, semplicemente perché era avvolto nella bandiera palestinese.

La coscienza sporca dei colonialisti impedisce loro di guardare il simbolo dell’identità dell’Altro, che ricorda la forza della ragione.  

Siria

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato, ieri lunedì, il rinnovo per altri sei mesi della fornitura di aiuti umanitari agli sfollati nel nord ovest della Siria. Il passaggio degli aiuti avverrà da un solo valico di frontiera con la Turchia, quello di Bab A-Hawa. La precedente autorizzazione scade oggi e se non si fosse stata approvata la risoluzione, la situazione di 4 milioni di persone sarebbe stata messa in pericolo. Le organizzazioni umanitarie operanti nella zona hanno messo in guardia dai gravi pericoli per la popolazione civile in caso contrario. Per evitare scontri con il rappresentante del regime e con Mosca, i paesi proponenti hanno limitato il periodo a sei mesi ed il passaggio ad un solo valico. La proposta interessata del regime è quella di far passare gli aiuti da Damasco.   

Libia

Si sono incontrati ieri al Cairo il generalissimo Haftar e il presidente del Consiglio presidenziale, Mnefi. Nessun comunicato finale. È il secondo incontro tra i due; il primo risale a quasi 2 anni fa, febbraio 2021, subito dopo l’insediamento del consiglio di presidenza. 

La diplomazia del Cairo sta giocando su diversi fronti per affermare la sua prevalenza in Libia sulla Turchia, ma Erdogan ha i suoi mercenari siriani e i militari istruttori a Tripoli e non sarà facile arrivare ad una visione comune. 

La scorsa settimana, infatti, il Cairo ha ospitato i due capi dei due rami legislativi, Saleh e Meshri, che si sono impegnati per un percorso costituzionale verso le elezioni.

Dopo domani a Ghdames si terrà la conferenza di riconciliazione nazionale promossa da Mnefi e sostenuta dall’inviato dell’ONU per la Libia e dall’Unione Africana. La conferenza che vedrà la partecipazione di alcuni deputati del Parlamento e del Congresso, è boicottata da Meshri e da Saleh. Sarà una conferenza che vedrà la partecipazione di seguaci di Seif Islam Gheddafi, nelle delegazioni regionali. Alla conferenza hanno garantito la loro presenza diversi ambasciatori accreditati in Libia.

Il premier Dbaiba è sempre più isolato, ma ha dalla sua parte la Banca centrale e le milizie ingaggiate a suon di milioni di dollari. 

Egitto

La lira continua la sua discesa nei mercati valutari, scendendo a 27,6 lire al dollaro. Secondo alcuni studi, il calo delle quotazioni continuerà fino a stabilizzare il cambio attorno alle 30 lire per un dollaro. Questo calo ne conseguirà un aumento dei prezzi a causa della dipendenza dalle importazioni. Per bloccare l’emorragia di valute estere, la Banca centrale ha emesso buoni del tesoro in lire con un interesse annuo del 25%. Ma la cura non ha avuto i suoi effetti desiderati. In un anno, la lira egiziana ha perso più della metà del suo valore. Le riserve in valuta estera sono calate a livelli preoccupanti malgrado i prestiti dei paesi del Golfo e della Banca mondiale. Alcuni mega progetti che richiedono investimenti in valuta estera sono stati sospesi.

Algeria

Amnesty International ha chiesto alle autorità algerine di rivedere i processi nei quali sono stati condannati 54 persone alla pena capitale, per l’assassinio di un volontario. La vicenda risale all’estate 2021 quando Jamal Bin Ismail, un artista di 38 anni, si è recato a Tizi Ouzou per partecipare allo spegnimento degli incendi che stavano divorando migliaia di ettari di bosco e avevano causato la morte di 90 persone. Bin Ismail aveva saputo dei sospetti sulla sua persona, scambiato per un piromane, si è consegnato nelle mani della polizia, ma una folla di scalmanati ha circondato l’auto della polizia, lo ha trascinato fuori, bastonato e poi il suo corpo bruciato ancora vivo. Molta gente ha girato dei video invece di soccorrerlo e, anzi, tanti hanno scattato dei selfie con il suo corpo carbonizzato, foto postate poi sui social. Proprio quei video e quelle foto sono state la prova della loro partecipazione al macabro rito. Recentemente il tribunale di Algeri ha condannato 51 persone alla pena capitale.

In Algeria vige dal 1993 una moratoria sulle esecuzioni capitali.

Iraq

Un’orchestra formata da 45 donne, tra musiciste e cantanti, ha inaugurato il proprio impegno artistico con un concerto sul palco del teatro nazionale di Baghdad, presentando la tradizione musicale sumera. Si chiama “Sumeriyat” (Le sumere) e le componenti sono vestite di abiti tradizionali antichi sumeri. Le artiste hanno cantato in diverse lingue comprese quelle antiche aramaiche, tuttora parlate in isole linguistiche nelle regioni montagnose irachene. È la prima orchestra formata da sole donne in tutto il mondo arabo ed islamico. Il successo ottenuto tra il pubblico e la peculiarità dell’esperienza sono i due elementi che hanno convinto il ministro della cultura a promettere di inserire l’orchestra nell’elenco dei gruppi che rappresenteranno l’arte musicale irachena nei festival internazionali.   

Notizie dal mondo

Sono passati dieci mesi e 16 giorni di guerra russa in Ucraina.

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