Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica fondata da Farid Adly.

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Rassegna anno IV/n. 243 (1130)

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I Titoli:

Palestina Occupata: Un ufficiale israeliano e due palestinesi uccisi, a Ramallah e Gerusalemme.

Yemen: Attività diplomatiche promettenti per uscire dal conflitto. L’inviato ONU per la prima volta a Maarib assediata.

Siria: Intensificazione degli scontri a Deir Azzour, tra combattenti curdi e arabi, ex alleati.

Libano: Rinnovata per un anno la missione Caschi blu. Il clima di tensione con l’esercito israeliano permane nella zona di confine.

Sparizioni forzate: Un rapporto di AI denuncia le sofferenze dei familiari delle vittime di sparizioni forzate in 4 paesi arabi sconvolti dalle guerre.

Egitto: Manovre militari al confine con la Libia, con la partecipazione di 34 paesi stranieri.

Sudan: 24 civili morti negli scontri tra esercito e milizie nella provincia meridionale di Kordofan.

Le Notizie:

Palestina Occupata

Un ufficiale israeliano ucciso e cinque soldati feriti in un’azione di investimento intenzionale compiuta da un palestinese alla guida di un camioncino, ad ovest di Ramallah. L’uomo è fuggito, ma è stato individuato e ucciso a sua volta. A Gerusalemme un ragazzo palestinese di 17 anni è stato ucciso dalle pallottole delle forze di occupazione ad un posto di blocco, con il pretesto di un tentativo di accoltellamento.

Tre vite umane, un israeliano e due palestinesi, perse in un solo giorno in un conflitto che non vede soluzioni all’orizzonte. L’arroganza dei governi di destra israeliani che ostacolano la soluzione dei due Stati, la strisciante colonizzazione delle terre del futuro Stato palestinese, insieme alla debolezza e cedimenti della guida politica palestinese dell’ANP, che rasenta in alcuni momenti il collaborazionismo,  hanno portato a questa situazione esplosiva.   

Yemen

Sono in corso attività diplomatiche per una soluzione negoziale della crisi yemenita. L’inviato dell’ONU ha visitato per la prima volta la città di Maarib, sotto il controllo governativo, ma assediata dalle milizie Huothi. La capitale provvisoria governativa, Aden, è stata visitata dall’inviato USA e dal presidente del Consiglio di cooperazione del Golfo. La scorsa settimana, i capi delle milizie houthi, che controllano la capitale Sanaa, hanno espresso la loro disponibilità a riprendere i negoziati diretti con il governo. Un dialogo a distanza favorito dalla cessazione delle operazioni militari, anche se di fatto la tregua si era conclusa dallo scorso ottobre e non era stata più rinnovata. La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Riad e Teheran, grazie alla mediazione cinese, ha allentato le tensioni in Yemen.

Siria

Si inaspriscono e si estendono gli scontri tra le unità curde e le milizie arabe nel nord est autonomo della Siria. Nella provincia di Deir Azzour ii combattimenti finora hanno causato 40 morti tra le formazioni armate e almeno 15 civili. La tensione è nata in seguito all’arresto da parte delle Forze democratiche siriane (curde) del capo del Consiglio militare di Deir Azzour, Abu Khola, accusato di arricchimento illecito in operazioni di contrabbando e particolarmente di droga, oltre a collaborazioni con le milizie iraniane filo governative operanti in alcuni territori della provincia sotto il controllo di Damasco. Se non sarà trovata una composizione celere delle tensioni, si rischia di rafforzare il risveglio delle cellule di Daiesh, che avevano dominato la provincia fino al 2019.

Libano

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rinnovato per un anno la missione dell’UNIFIL, raccomandando ad Israele di ritirare le sue truppe dalla località a nord della linea blu, la demarcazione del cessate il fuoco del 2006. Non sono state accettate le richieste di Beirut di un preventivo coordinamento tra i Caschi Blu e l’esercito libanese. La delegata libanese all’ONU ha contestato il trattamento subito dal suo paese, come se fosse sottoposto all’articolo 7 della Carta dell’ONU (intervento militare internazionale). I caschi blu infatti sono dislocati soltanto nel territorio libanese e non dalle due parti del confine. La risoluzione, proposta dalla Francia, è stata votata da 13 membri con l’astensione di Russia e Cina.

Sparizioni forzate

Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulle sparizioni forzate in 4 paesi arabi: Libano, Siria, Iraq e Yemen. Cifre spaventose sul calvario che hanno vissuto e vivono tuttora le famiglie degli attivisti ed oppositori, prelevati da reparti governativi e da milizie. Le stime sono di quasi un milione in Iraq, oltre 100 mila in Siria. In Libano, il numero ufficiale è di 17.415 e le associazioni per i diritti umani yemenite hanno raccolto dati su 1547. Le autorità governative non prestano attenzione a seguire i casi di sparizioni forzate, per la forte influenza delle milizie o i reparti delle forze di polizia che le hanno compiute. La certezza dell’impunità è il fattore determinante della diffusione di questa pratica criminale. Il rapporto elenca le storie di decine di famiglie che soffrono per la sparizione dei loro cari e anche delle angherie che ricevono questi familiari nel tentativo di ottenere verità e giustizia.  

Egitto

Sono in corso le manovre militari denominate “Stella splendente” con la partecipazione di 8.000 soldati provenienti da 34 paesi. Compito principale è l’addestramento alla lotta contro il terrorismo. Le operazioni si svolgono in una località militare dell’ovest dell’Egitto ai confini con la Libia. Sono comprese operazioni delle truppe di terra, della marina e dell’aeronautica. Il comunicato del Cairo non elenca i paesi partecipanti, ma in un video trasmesso dalla TV pubblica si vedono le bandiere di molti paesi arabi, europei e degli Stati Uniti. Le manovre sono iniziate nel 1980, subito dopo gli accordi di Camp David tra Sadat e Begin. Le operazioni dureranno per due settimane, fino al 14 settembre.  

Sudan

Il generale Burhan in un discorso televisivo, pronunciato subito dopo il suo ritorno dall’incontro con il presidente egiziano Al-Sissi, ha annunciato che il paese sta entrando in una nuova fase, quella della ricostruzione delle istituzioni. “La guerra si sta concludendo e i miliziani devono arrendersi. Sono stati compiuti crimini contro la popolazione, che non rimarranno impuniti. I responsabili di questi crimini saranno giudicati dai tribunali militari”. Un discorso retorico lontano mille miglia dalla realtà che vive la gente sudanese.

È tragica la situazione a Niyala, in Darfur, dove le milizie che occupano metà della città stanno usando i droni per attaccare le postazioni dell’esercito. Secondo il quotidiano “Sudan Tribune”, ad Al-Ubayyid, in Kordofan, sono morti 24 civili in seguito ai bombardamenti reciproci tra esercito e milizie.

Notizie dal mondo

Sono passati 18 mesi e 7 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Missili russi su Kiev e droni ucraini su Mosca. Zelensky zittisce i critici occidentali sulla condotta della controffensiva dai magri risultati e vorrebbe far saltare le elezioni presidenziali del 2024.

In Niger è alta tensione dopo l’ordine dell’esercito per l’evacuazione forzata dell’ambasciata francese. Parigi minaccia l’intervento.

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