Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

19 maggio 2021

Rassegna n. 322

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Per ascoltare l’audio della rassegna di oggi:

Nella rubrica Approfondimento, riprendiamo dal blog “La Bottega del Barbieri” un articolo di Susanna Sinigaglia sulla situazione mediorientale.

Il 31 maggio sarà assegnato, ad uno di voi, il quadro dell’artista e poeta Giovanni Torres La Torre. (per avere ulteriori info sull’artista, clicca qui)

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I titoli

Palestina Occupata: Continua la carneficina. Riuscito lo sciopero dei palestinesi di Israele.

Gerusalemme Est: Il quartiere Sheikh Jarrah blindato con blocchi di cemento armato e transenne. Un carcere a cielo aperto.

ONU e UE: Diplomazia internazionale irrilevante di fronte alla violenza di Israele. Forse una risoluzione ONU giovedì, quando Netanyahu dichiarerà la fine della mattanza.

Marocco: 6 mila migranti sono entrati a nuoto nell’enclave spagnola di Ceuta. Rabat ha lasciato fare per ritorsione.

Libia: Il nodo mercenari è al centro del dibattito politico. Tensione all’interno del governo Dbeiba.

Le notizie

Palestina Occupata

Ancora fuoco su Gaza. Cinquanta raids all’alba di oggi su diverse località nella striscia. Distrutte case civili a Bieta Jala, Gaza città e Rafah. È stata bombardata la sede di un’associazione di beneficenza che operava a favore dei disabili. Ieri, nel centro di Gaza, è stata colpita la sede della Mezzaluna Rossa del Qatar. L’unica casa editrice a Gaza è stata rasa al suolo dalle bombe di Tel Aviv, seppellendo un patrimonio culturale immenso.

Il lancio di razzi dalla striscia è continuato, ma con una frequenza bassa. La stampa israeliana scrive della caduta di un razzo sulla strada a sud di Tel Aviv, senza causare vittime, mentre un altro è caduto su un capannone agricolo nella cintura di Gaza ed ha provocato la morte di due persone.

È riuscito lo sciopero dei palestinesi in Israele e in Cisgiordania. I Cortei hanno attraversato tutte le città palestinesi, chiedendo la fine dell’aggressione su Gaza. Si sono registrati scontri con l’esercito israeliano nei punti di contatto con le truppe di occupazione. Due soldati feriti, 4 attivisti uccisi, tre a Ramallah e uno a Al-Khaleel (Hebron), anche a Gerusalemme Est si sono avuti scontri tra attivisti e forze di sicurezza israeliane. Per impedire i cortei, la polizia ha fatto irruzione nelle case di militanti per arrestarli, l’azione preventiva ha causato scontri duri, pietre da una parte e lacrimogeni e pallottole dall’altra.

In Israele lo sciopero indetto dal “Comitato di Coordinamento dei Palestinesi Cittadini di Israele” ha ottenuto una massiccia adesione e i cortei più partecipati sono stati a Nazaret e Jaffa. Si sono avuti limitati momenti di tensione con la polizia israeliana.

Gerusalemme Est

Sheikh Jarrah è diventato un ghetto arabo assediato. Polizia ed esercito hanno sistemato agli ingressi del quartiere blocchi di cemento armato e transenne metalliche, vietando ai palestinesi non residenti del quartiere di accedere, ma permettendo invece il passaggio dei coloni da qualsiasi parte provengano, con il pretesto di pregare. Gli abitanti palestinesi di Sheikh Jarrah hanno una libertà di movimento limitata e si sentono in una grande prigione a cielo aperto. Un’Apartheid alla luce del sole.

ONU e UE

L’irrilevanza dell’Unione Europea nella crisi mediorientale si è palesata ieri nella riunione dei ministri degli esteri, convocata online dal commissario per la politica estera Borrel. L’Ungheria, che fa parte del gruppo dei paesi fortemente filo israeliani, ha ostacolato l’approvazione di un documento che chiede genericamente la cessazione delle violenze. I 27 paesi europei sono divisi su posizioni molto diverse: i sostenitori della causa palestinese, in un numero sempre più ristretto (Lussemburgo e Svezia); un folto gruppo di paesi sostenitori delle posizioni della destra israeliana (Austria e paesi dell’ex blocco dell’Europa dell’est); un terzo gruppo che sostiene le posizioni di Tel Aviv, ma non la sua aggressione brutale contro i civili. Proprio alla vigilia della riunione di ieri, il ministro degli esteri di Berlino ha elencato le condizioni per lavorare ad un cessate il fuoco e sono le stesse dettate dal governo Netanyahu: Hamas deve cessare il lancio dei razzi sui civili israeliani. Inoltre l’attivismo diplomatico di Parigi ha in qualche modo messo in sordina il ruolo dell’UE.

Anche a New York nulla di fatto alla quarta riunione dell’ONU che è stata aggiornata a giovedì, quando forse sarà matura una tregua mediata dall’Egitto e sponsorizzata da Washington. Il movimento palestinese Hamas alla proposta egiziana ha risposto di sì, ma il governo Netanyahu ha detto che il lavoro dev’essere completato. Il ministro della difesa Gantz ha affermato: “L’esercito di Israele ha ancora ‘migliaia di obiettivi da colpire’ ed i combattimenti non si fermeranno fino a quando non arriveremo a portare una calma completa e a lungo termine. Nessuna persona, area o quartiere di Gaza è immune”.

Marocco

Almeno 6 mila migranti in prevalenza marocchini sono entrati nelle enclave spagnole in terra africana di Ceuta e Melilla. Sono arrivati a nuoto, superando la breve distanza dalla barriera di separazione metallica che delimita le due enclave dal territorio marocchino. La polizia di Madrid afferma che un terzo degli arrivati è minorenne. In passato, il confine era presidiato dalla polizia marocchina che bloccava sul nascere ogni tentativo di varcare la barriera. Da un po’ di giorni degli agenti di Rabat non si è visto nessuno. L’assenza di controlli potrebbe essere una sorta di ritorsione contro la Spagna per aver ospitato il segretario del Polisario, Ibrahim Ghali, ricoverato a Madrid per cure mediche.

Libia

La questione dei mercenari è al centro del dibattito politico e diplomatico in Libia. L’offensiva della Fratellanza Musulmana a difesa della presenza militare turca e dei suoi 18 mila mercenari siriani non ha fermato la determinazione della ministra degli esteri, Najlaa Manqoush a chiedere con forza l’impegno delle potenze internazionali per la piena sovranità dello Stato libico, condizione inderogabile per la riconciliazione nazionale e la piena efficacia delle prossime elezioni. Il primo ministro Dbeibah ha ceduto alle pressioni delle milizie ed ha nominato sottosegretario agli esteri uno dei capi di un gruppo armato di Misurata, noto per le sue posizioni filo turche.

Approfondimento

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