Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

20 maggio 2021

Rassegna n. 323

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I titoli

Palestina Occupata: A Gaza si continua a morire. Stop ai razzi dall’una dopo mezzanotte, ma Netanyahu prosegue i bombardamenti.

Stampa Israeliana: Un editoriale di Haaretz fortemente critico contro la politica guerrafondaia di Netanyahu.

Marocco-Spagna: Crisi diplomatica tra Madrid e Rabat, per migranti e Polisario.

Libano: Scontro al vertice tra il premier incaricato Hariri e il presidente Aoun, mentre il paese rischia la bancarotta.

Tunisia: Salvati 33 migranti partiti da Zwara in Libia. Altri 60 dispersi. Secondo naufragio in due giorni.

Giordania: Sventato tentativo di contrabbando di armi e droga al confine con la Siria.

Le notizie

Palestina Occupata

I caccia israeliani hanno compiuto decine di attacchi contro abitazioni che il portavoce dell’esercito di Tel Aviv sostiene siano appartenenti a capi di Hamas, ma a morire sotto le bombe sono i civili. A Rafah un uomo disabile, sua moglie incinta e la figlia sono morti sotto le macerie della loro casa. Fino a ieri sera il numero delle vittime nei dieci giorni di aggressione era di 231 morti. È continuato il lancio di razzi dalla Striscia verso le città e le colonie israeliane nel sud di Israele. Sono state attaccate anche due basi militari. Il numero totale delle vittime israeliane è di 11 morti. Nelle statistiche dell’esercito di Tel Aviv non vengono conteggiati due lavoratori agricoli srilankesi, colpiti tre giorni fa dai razzi caduti sul capannone dove lavoravano.

Secondo diverse fonti sono in corso trattative indirette per una tregua, soprattutto per impulso dell’amministrazione Biden, ma finora l’arroganza di Netanyahu ha spostato di giorno in giorno la data della fine delle ostilità. Secondo il Cairo, il tenore dei bombardamenti è già calato rispetto ai giorni scorsi e la tregua dovrebbe entrare in vigore venerdì. L’esercito israeliano ha informato che il lancio dei razzi da Gaza si è fermato all’una dopo la mezzanotte di mercoledì. Secondo analisti del Cairo, Netanyahu è alla ricerca di un qualche successo, con l’uccisione di alcuni capi di Hamas, da vendere nella campagna mediatica interna e da far pesare nelle trattative per la formazione del governo.

Stampa israelina

Un editoriale del quotidiano israeliano “Haaretz”, a firma del direttore Aluf Ben smonta tutta la retorica del governo Netanyahu sulla guerra contro Gaza. “Questa operazione militare è la più fallimentare e stupida guerra ingaggiata da Israele, rispetto alle precedenti in Libano e Gaza… Un fallimento militare e diplomatico che hanno svelato le falle nei preparativi dell’esercito e lo smarrimento politico di un governo disturbato e incapace”. L’analista elenca 5 punti sui quali il governo Netanyahu ha palesato fallaci errori: 1) aver prestato maggiore attenzione al pericolo Iran, considerando Gaza un fronte secondario; 2) i servizi di intelligence non hanno monitorato le capacità belliche di Hamas e l’esercito non ha idea su come far fronte al pericolo che corre la popolazione israeliana; 3) Hamas ha colpito in profondità, mettendo a repentaglio la vita quotidiana dei cittadini israeliani, senza che l’esercito possa contrastare questo pericolo a 10 giorni dall’inizio della guerra; 4) le truppe di terra non hanno avuto un ruolo decisivo nelle operazioni, ma soltanto tattico; 5) non è stato previsto il conflitto interno. L’articolo si conclude con un invito al premier Netanyahu di fare un passo indietro, rinunciare alla ricerca di una vittoria che non c’è e non ci sarà e dare a Biden l’occasione per un cessate il fuoco, al quale lavora da giorni.

(Per leggere l’articolo in lingua inglese, clicca qui)

Marocco-Spagna

Relazioni diplomatiche in forte fibrillazione tra i due paesi. Rabat ha richiamato il proprio ambasciatore per consultazioni, mentre la vicenda dell’ingresso segreto, per cure mediche, del segretario del Polisario, Ibrahim Ghali, è all’attenzione della magistratura spagnola. Nei giorni scorsi la polizia marocchina ha allentato i controlli sull’emigrazione verso le due enclave spagnole in terra africana, Ceuta e Melilla. Otto mila persone sono arrivate a nuoto nel tentativo di raggiungere l’Europa. Mentre almeno 2000 di nazionalità marocchina sono stati rimpatriati, molti altri sono stati fermati e raggruppati nello stadio, per essere estradati. Ci sono anche all’incirca 2000 minori non accompagnati. Le videocamere di sorveglianza hanno mostrato agenti marocchini che indicavano ai migranti il luogo di accesso più abbordabile. Un ministro di Rabat ha commentato: “Madrid deve capire il costo del mancato rispetto del buon vicinato. Ospitare Ibrahim Ghali è uno sgarbo ad un governo amico che ha fatto tanto per la sicurezza della Spagna”.

Libano

È di nuovo scontro tra il presidente Aoun e il premier incaricato Hariri. La mancata formazione del governo è stata oggetto di una lettera di Aoun al Parlamento e Hariri ha accusato subito il presidente di volere creare un polverone per coprire la crisi diplomatica con i paesi del Golfo, in seguito alle dichiarazioni del ministro degli esteri del governo uscente. Durante una diretta televisiva, il ministro Wahbe ha accusato i paesi arabi – senza nominarli – di aver finanziato Daesh e i jihadisti in Siria e in Iraq. Riad ha richiamato l’ambasciatore libanese per protesta. Il ministro ha chiesto scusa e presentato le sue dimissioni. La polemica al vertice politico non tiene conto della crisi finanziaria, economica e sociale che travolge il paese e rischia di mandarlo in bancarotta.

Tunisia

Altro naufragio al largo delle coste tunisine. Una barca partita domenica da Zwara in Libia si è rovesciata e dei circa 90 migranti a bordo, secondo la guardia costiera tunisina, ne sono stati salvati ieri soltanto 33. Il giorno prima erano state tratte in salvo altre 100 persone, originarie del Bengladesh, Eritrea, Sudan e Egitto, partite sempre da Zwara verso le coste italiane. Da sabato, la guardia costiera libica ha riportato a Tripoli più di 680 migranti che sono finiti nei centri di detenzione gestiti dalle milizie.

Giordania

L’esercito giordano ha sventato un tentativo di contrabbando di armi e droga al confine siriano. Undici trafficanti hanno tentato di attraversare la frontiera illegalmente, nella sparatoria che ne è seguita 3 sono rimasti uccisi, 2 feriti e catturati, gli altri 6 sono fuggiti in territorio siriano. L’esercito ha sequestrato armi e 1,5 milione di pasticche di captagon ed altre droghe.

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