Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

17 giugno 2021,

Rassegna n. 351

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Il 20 giugno, è la Giornta Internazionale dei Rifugiati e delle Rifugiate. L’Associazione “Razzismo Brutta Storia” organizza a Milano un evento culturale, che sarà trasmesso anche on-line.

La prossima opera artistica da assegnare è un disegno di Vauro Senesi, realizzato appositamente per sostenere Anbamed.

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I titoli

Palestina Occupata: Le forze di occupazione hanno ucciso una professora universitaria palestinese.

Tunisia: Il presidente Saied propone una conferenza per il dialogo politico e sociale.

Libano: Braccio di ferro al vertice dello Stato, Berri accusa Aoun di ostacolare la formazione del governo.

Etiopia: Il Washington Post accusa i governi di Addis Abeba e Asmara di praticare un assedio per affamare il Tigray.

Arabia Saudita: Eseguita la condanna a morte per un giovane manifestante, minorenne al tempo dei fatti.

Le notizie

Palestina Occupata

Una donna palestinese è stata uccisa dalle forze di occupazione israeliane alle porte di Gerusalemme. La versione dell’esercito parla di un tentativo di investimento con l’auto, dopo di che la donna sarebbe scesa dall’auto con un coltello in mano. Per i familiari della vittima invece questa sarebbe l’ennesima esecuzione di piazza. May Afafa era assistente universitaria e si stava recando al lavoro. È il secondo caso in quattro giorni di assassinio di donne palestinesi con la stessa modalità. Al valico di Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme, era avvenuta un’uccisione simile. In un caso precedente del mese di maggio, una donna di 60 anni in attesa alla fermata degli autobus è stata uccisa dai soldati. La versione fotocopia è stata smentita dalle videocamere della stazione. Le immagini postate sui social mostravano la donna che passeggiava avanti e indietro e non aveva nella mano nessun coltello.

Tunisia

Il presidente Qais Saied ha proposto ai partiti ed alla società civile di indire una conferenza per il dialogo politico e sociale, al fine di superare l’empasse istituzionale che vive il paese. Al centro del dialogo una riforma costituzionale, perché – ha dichiarato il presidente – “In quella attuale ci sono punti oscuri che non chiariscono i ruoli distinti di ciascuna carica e istituzione”. Il braccio di ferro tra il presidente, il premier ed il Parlamento ha creato una crisi politica in un momento particolarmente delicato per l’economia del paese. L’autonomia della magistratura è stata messa in dubbio per il caso dell’arresto e poi del rilascio dell’imprenditore e uomo politico, Nabil El-Qerui.

Libano

Il presidente del Parlamento, Nabih Berri, ha accusato il capo dello Stato, Aoun, di ostacolare la nascita del governo Hariri, con la sua insistenza di cambiare l’incarico. Dall’agosto 2020, il paese è senza governo, subito dopo la strage del porto. La crisi economica e finanziaria rischia di trasformarsi in fallimento dello Stato a gestire la situazione. La ministra degli esteri e della difesa, Zina Akr, durante i lavori della commissione esteri della Lega araba a Doha, ha messo in guardia dal crollo dello Stato, per l’impossibilità di garantire la stabilità nelle condizioni politiche e sociali attuali. In Libano lo Stato non riesce a garantire forniture stabili di derrate alimentari, medicine, elettricità e acqua potabile. Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Etiopia

Un articolo del Washington Post denuncia il ruolo delle forze militari etiopiche e eritree nella politica volta ad affamare la popolazione del Tigray. “Un’azione sistematica che va dall’impedire la distribuzione degli aiuti umanitari internazionali. all’incendio dei raccolti e rapine di bestiame in centinaia di villaggi”. I rapporti dell’ONU parlano chiaro: “Due milioni di sfollati senza aiuti, tra i quali 350 mila sono in pericolo di vita”.

È una politica pericolosa che potrebbe sfociare in una carestia come quella del 1984 che colpì l’Etiopia. Il quotidiano rileva che il governo di Addis Abeba ha represso tutte le voci dissidenti ed in particolare la stampa che ha reso pubblica questa situazione. I giornalisti stranieri sono stati cacciati, per non avere testimoni.

Arabia Saudita

Le autorità saudite hanno eseguito la condanna a morte contro Mustafà Darwish. I fatti per i quali è stato processato risalgono al 2015, quando Darwish era minorenne: aveva partecipato alle manifestazioni di piazza contro la politica discriminatoria del governo nei confronti delle minoranze sciite, ai tempi della condanna a morte dell’imam Nimr. In Tribunale è stato accusato di partecipazione a organizzazione terroristica e sedizione armata. I familiari del condannato hanno denunciato che le accuse sono state prefabbricate e che non è stata mai trovata nessuna arma in possesso dell’imputato. Le organizzazioni per i Diritti Umani hanno chiesto la revisione del processo e di prendere in considerazione che il giovane al momento dell’arresto era minorenne. Ma sono rimasti però appelli inascoltati. L’Arabia saudita è al quarto posto al mondo per esecuzione delle condanne alla pena capitale.

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