Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

23 giugno 2021,

Rassegna n. 357

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Per ascoltare l’audio della rassegna:

Oggi, 23 giugno, si apre la Conferenza Berlino 2 sulla Libia. L’Associazione “Un Ponte per” organizza un evento in diretta online per il 24 giugno, alle ore 16:30. I dettagli nella rubrica Approfondimenti.

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I titoli

Palestina Occupata: Irruzione delle forze di occupazione e coloni a Sheikh Jarrah.

Libia: Si apre oggi a Berlino la Conferenza per la stabilizzazione.

Sudan: Iniziativa del premier Hamdouk per disinnescare le tensioni nel paese.

Iran: Oscurati dalle autorità USA diversi siti d’informazione iraniani

Etiopia: Combattimenti in Tigray in concomitanza con le elezioni nel resto del paese.

Turchia: La Corte Costituzionale permette ad Erdogan di accedere ai dati personali dei cittadini.

Le notizie

Palestina Occupata

Continua la tensione nel quartiere di Sheikh Jarrah, in seguito all’irruzione di coloni protetti dalle forze di occupazione. Contro la popolazione palestinese, oltre alle pallottole e fumogeni, anche bombe al peperoncino lanciate dai coloni. È stato disperso un sit-in di solidarietà organizzato da cittadini palestinesi e israeliani. Secondo la Mezzaluna Rossa ci sono stati 20 feriti.

Sul versante Gaza, invece, si registra la visita di una delegazione dell’Unione Europea che si incontrerà con i responsabili palestinesi di Hamas. L’incontro avviene dopo il fallimento della mediazione ONU per l’allentamento dell’assedio contro Gaza imposto dall’esercito israeliano. La situazione umanitaria è al collasso e Tel Aviv ha chiuso i valichi impedendo il passaggio delle merci da e per Gaza. Anche il governo Bennett prosegue la stessa politica ricattatoria del predecessore Netanyahu. Apertura dei valichi in cambio della liberazione dei 4 soldati e agenti israeliani prigionieri di Hamas. Il movimento palestinese invece chiede una trattativa separata per lo scambio di prigionieri.

Libia

Si apre oggi a Berlino la seconda Conferenza per la pacificazione del paese. Per la prima volta sarà presente ufficialmente una rappresentanza del governo unitario libico. La ministra degli esteri, Najlaa Manqoush ha annunciato che chiederà ai partner internazionali di agire per la partenza dei mercenari e delle truppe straniere. La Turchia, che ha militari in almeno quattro basi libiche e ha trasferito nel paese 20 mila mercenari siriani, non intende ritirarsi ed ha fatto pressioni sul governo Dbeiba, affinché la ministra non citi le truppe turche. Ankara pretende di mantenere i propri soldati in Libia fino a dopo le elezioni, previste per il 24 dicembre di quest’anno. L’ONU ha auspicato che l’appuntamento elettorale si tenga nella data prefissata; per facilitare il percorso istituzionale ha convocato per la prossima settimana a Ginevra il Forum libico per il Dialogo politico.

Sudan

Il premier Hamdouk ha presentato un progetto di riforma per garantire la stabilità nella fase transitoria. Secondo Hamdouk, il Sudan sta passando una fase pericolosa di dualità di potere tra i civili e i militari e questo vanifica gli sforzi per transitare il paese verso una democrazia compiuta. Malgrado gli accordi di pace firmati con i movimenti ribelli, le tensioni etniche sono ancora forti a causa della presenza, nelle forze di sicurezza e nell’esercito, di molti elementi legati al vecchio regime dittatoriale che non intendono rinunciare ai privilegi. La chiave per superare questo dualismo – Secondo il primo ministro – è l’elezione di un organismo legislativo provvisorio entro tre mesi, per dirimere le controversie che nascono all’interno del Consiglio presidenziale e del governo.

Iran

Le autorità degli Stati Uniti hanno chiuso diversi siti di informazione iraniani, in applicazione delle sanzioni decise contro Teheran. Il sito in lingua araba Al-Alam, quello in inglese PressTV e altri siti di movimenti sciiti finanziati dall’Iran, come quello degli Houthi e dell’opposizione in Bahrain sono stati oscurati e sulla homepage ora compare la frase: “Sito oscurato in ottemperanza delle sanzioni USA”. Questi organi d’informazione erano appoggiati su server con sede negli Stati Uniti. I responsabili delle redazioni hanno protestato sui social contro la censura di Washington.

Etiopia

Sono ripresi gli scontri in Tigray, nel nord dell’Etiopia, tra le forze governative e le milizie del Fronte Popolare di liberazione. L’offensiva dei ribelli punta a riconquistare il capoluogo Makallè e secondo fonti locali, sono state viste truppe governative arretrare davanti all’attacco del Fronte. I ribelli avrebbero conquistato diverse località compresa Adigrat, nei pressi del confine con l’Eritrea. Questi combattimenti avvengono in contemporanea con le elezioni svolte nel resto del paese, ma non nella provincia settentrionale. La censura sulle informazioni da parte di Addis Abeba impedisce la verifica indipendente delle notizie. La popolazione della provincia del Tigray, secondo i rapporti dell’ONU, rischia la fame. Non ricevono assistenza e non hanno nulla di cui nutrirsi 350 mila sfollati.

Turchia

Dopo la decisione della Corte suprema di procedere per la causa di scioglimento del Partito Democratico dei Popoli (HDP), ieri la Corte Costituzionale ha approvato a maggioranza l’articolo di un decreto presidenziale, del 2018, che concede ad un ente governativo, il Dipartimento di comunicazioni, di accedere ai dati personali conservati presso enti pubblici e privati. Secondo il presidente della Corte Costituzionale, che ha votato contro, la misura è anticostituzionale. Con queste due azioni, Erdogan intende blindare le prossime elezioni ed assicurarsi una vittoria costruita a tavolino, facendo fuori il principale partito di opposizione e continua a ricattare chiunque possa sfidarlo, con la raccolta di informazioni sensibili.

Approfondimento

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