Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

30 giugno 2021

Rassegna n. 364

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Oggi, 30 giugno, Anbamed accende una candelina.

È passato un anno dalla nascita della rassegna quotidiana che vi informa sulle vicende del Grande Vicino Oriente: dall’Afghanistan-Pakistan al Marocco-Mauritania e dalla Turchia al Corno d’Africa. Un anno pieno di entusiasmo e di successi: costituita l’associazione Anbamed, aps per la Multiculturalità; costruito il sito www.anbamed.it; realizzati accordi e partnership e soprattutto Anbamed sta diventando una testata giornalistica, con direttore responsabile l’amico Federico Pedrocchi.

Abbiamo bisogno dei vostri suggerimenti per migliorare.

Nella rubrica Approfondimenti pubblichiamo l’introduzione al libro “Un mondo di mondi”, di Massimiliano Lepratti e Giorgio Riolo, edizione Asterios. Grazie agli autori che hanno spedito alla redazione una copia omaggio, concedendoci in anteprima la pubblicazione dell’introduzione.

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Oggi il Direttivo di “Anbamed, aps per la Multiculturalità” assegnerà ad uno di voi l’opera artistica di Vauro Senesi, realizzata appositamente per sostenere Anbamed.

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I titoli

Iran: Sospesa la condanna a morte di un minorenne.

Palestina Occupata: Demolite 20 case a Gerusalemme est.

Somalia: Fissata per il 10 ottobre la data delle elezioni presidenziali.

Etiopia: Il Fronte di Liberazione del Tigray respinge la tregua del governo.

Libano: L’aumento dei prezzi dei carburanti rischia di infiammare le piazze.

Sudan: Imponenti manifestazioni per commemorare i caduti nelle lotte contro la dittatura Al-Bashir.

Le notizie

Iran

Le autorità giudiziarie iraniane hanno annunciato la sospensione dell’esecuzione della condanna a morte per Hossein Shahbazi, 20 anni di età. È accusato di omicidio avvenuto 3 anni fa, quando era ancora minorenne. Il giovane era stato arrestato nel dicembre 2018 e condannato a morte nel gennaio 2020 da un tribunale della provicnia di Fars. Il processo, secondo Amnesty International, era “gravemente irregolare”. Il ragazzo era stato trattenuto, per 11 giorni, in un commissariato di polizia senza poter ricevere visite dalla famiglia o da un avvocato. Quando è stata concessa la prima visita, la madre lo aveva trovato dimagrito e con segni di ferite sulla faccia.

Palestina Occupata

Continua la repressione delle autorità di occupazione israeliane nei confronti della popolazione palestinese di Selwan. Sono state demolite 20 case con il pretesto della mancata autorizzazione, che ai palestinesi non viene mai concessa dall’amministrazione comunale. Sono avvenuti scontri tra gli abitanti e le forze israeliane,13 feriti palestinesi, tra i quali un giornalista. Nel quartiere Hay Al-Bustan sono 70 le abitazioni minacciate di demolizioni.

Israele ha annesso Gerusalemme Est, ma ai suoi 300 mila abitanti non ha concesso la cittadinanza. I palestinesi sono diventati così stranieri sulla loro terra. Un aspetto dell’Apartheid israeliana che sfugge alla maggior parte dei commentatori.

Somalia

Il primo ministro, Mohammed Hossein Roble, ha comunicato che le elezioni presidenziali si terranno il prossimo 10 ottobre. Il rinvio dello scorso aprile, aveva provocato gravi scontri tra reparti dello stesso esercito, alcuni favorevoli al presidente Farmajo e altri contrari, con barricate nella capitale Mogadiscio a pochi metri dal palazzo presidenziale.

Il sistema elettorale in Somalia è complesso e non segue il principio “una persona un voto”, ma quello dei delegati scelti da tribù e clan. A luglio si provvederà alla nomina del consiglio dei senatori ed a settembre quella dei deputati. Le due camere in seduta congiunta eleggeranno il presidente.

La perdurante azione terroristica degli Shebab e le divisioni amministrative nel sistema federale con fughe secessioniste hanno impedito finora la stabilizzazione del paese, malgrado la presenza di una forza militare africana di 20 mila soldati, sotto la bandiera dell’ONU.

Etiopia

Il Fronte popolare di liberazione del Tigray ha respinto l’annuncio governativo della tregua e ha affermato che “proseguirà la battaglia fino alla cacciata delle forze di invasione”. Il Fronte ha annunciato la conquista della città di Scirè, nel nord. Testimoni oculari hanno confermato, alle agenzie internazionali, questi sviluppi e soprattutto la ritirata da Makallè e da Scirè delle truppe eritree. Otto mesi di combattimenti in Tigray hanno causato migliaia di morti e 2 milioni di sfollati, che rischiano la morte per fame. Giace al Consiglio di Sicurezza una richiesta di convocazione per discutere della crisi umanitaria. Finora ha ottenuto il sostegno di 6 nazioni, mentre per aprire la discussione ce ne vogliono almeno nove. Cina e paesi africani sono contrari, sostenendo che la questione del Tigray è una vicenda di politica interna dell’Etiopia.

Libano

Il governo libanese dimissionario ha deciso l’aumento dei prezzi dei carburanti. Una misura che scatenerà sicuramente l’ira della popolazione, perché si tramuterà in un incremento generalizzato dei prezzi e dei servizi. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza, presieduto dal capo dello Stato, Aoun, ha messo in guardia dalle azioni di vandalismo e dalle aggressioni contro le proprietà pubbliche e private. Le proteste hanno colpito in particolare il settore bancario. In diverse città sono state mandate in frantumi le vetrine di sei banche. In una di queste, i manifestanti sono riusciti ad entrare nel salone della filiale e costretto gli impiegati a trasferire all’estero somme di denaro per la cura di persone malate ricoverate in Francia. L’Associazione delle banche ha deciso un giorno di sciopero del sistema bancario.

Sudan

Oggi in Sudan si commemora la rivolta contro il dittatore Al-Bashir e si annuncia una partecipazione di almeno un milione di manifestanti nella capitale Khartoum. Il movimento di protesta è diviso sugli obiettivi tra chi chiede la caduta dell’attuale governo e tra chi rivendica la correzione delle politiche di riforma con il rafforzamento del ruolo dei civili. La fase transitoria in Sudan è caratterizzata da una condivisione del potere tra autorità civili e militari. In questo dualismo di potere hanno trovato spazio i seguaci dell’ex dittatore che si annidano ancora nelle forze armate e di sicurezza. Il ministro dell’Interno è stato contestato ieri da un gruppo di ufficiali della polizia che ha minacciato di non garantire il servizio per la sicurezza delle manifestazioni di oggi.

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