Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

10 Luglio 2021

Rassegna anno II/n. 10

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I titoli

Siria: Rinnovata per altri sei mesi la fornitura di aiuti internazionali agli sfollati di Idlib.

Palestina Occupata: Dura repressione delle manifestazioni contro l’occupazione militare e contro i coloni.

Afghanistan: I Taliban conquistano due importanti valichi di frontiera con l’Iran ed il Turkmenistan.

Iran: Un’esplosione nei pressi della sede della TV di Stato.

Iraq: Arrestati alcuni dei responsabili degli attacchi contro obiettivi statunitensi.

Acque del Nilo: Débâcle della diplomazia del Cairo e di Khartoum.

Libano: Sciopero delle farmacie, ultimo sintomo della crisi sociale ed economica.

Giordania-Israele: Incontro segreto ad Amman tra il premier israeliano, Bennett ed il re Abdallah II.

Le notizie

Siria

Il Consiglio di Sicurezza ha approvato all’unanimità, per altri sei mesi, l’apertura del valico di Bab Al-Hawa per far giungere direttamente gli aiuti internazionali ai profughi nella provincia di Idlib. Il governo di Damasco non è d’accordo e la Russia aveva all’inizio contrastato, in dichiarazioni pubbliche dei suoi diplomatici, il rinnovo dell’intesa. Il compromesso è stato quello di ridurre il periodo dell’autorizzazione a sei mesi, invece dei rinnovi precedenti della durata di un anno. Il tentativo di Damasco e Mosca è quello di strangolare le popolazioni rifugiate nella provincia di Idlib e costringerle al ritorno nelle zone di origine.

Iran:

La televisione iraniana ha annunciato che un’esplosione è avvenuta, stamattina all’alba, nei pressi dei suoi studi. Secondo l’agenzia Tensim si sarebbe trattato di un pacco esplosivo abbandonato in un giardino pubblico a nord della capitale Teheran. Non ci sarebbero stati né vittime, né danni.

Palestina Occupata

130 palestinesi sono rimasti feriti ieri durante le proteste contro l’occupazione militare e contro i coloni, avvenute in diverse località della Cisgiordania. La Mezzaluna Rossa palestinese ha comunicato di aver curato 23 persone colpite con armi da guerra ed altre 32 con pallottole di gomma. Anche il personale medico non è stato risparmiato. Un infermiere è stato colpito al torace da un proiettile ed un’ambulanza è stata oggetto di lancio di bombe lacrimogene.

Afghanistan

L’offensiva dei Taliban non si ferma.

Ieri sono stati presi senza combattimento altri due valichi di frontiera, uno con l’Iran e l’altro con il Turkmenistan. Le forze di sicurezza si sono arrese e hanno consegnato le strutture vitali nelle mani dei miliziani. In molte zone, le forze governative hanno abbandonato le loro posizioni, adducendo il pretesto della ritirata strategica per concentrare la maggior parte delle truppe in difesa delle località più importanti. In realtà, il sistema difensivo dello Stato sta scricchiolando e il governo ha fatto anche ricorso alle milizie dei “signori della guerra” locali. La propaganda dei Taliban afferma la conquista dell’83% del territorio, cifra sicuramente esagerata, ma le loro conquiste sono evidenti e molti intellettuali cominciano a lasciare il paese per non cadere sotto il maglio dell’Emirato islamico.

Il presidente turco Erdogan ha annunciato che il suo paese ha raggiunto un accordo con Washington per il controllo dell’aeroporto di Kabul, principale via di passaggio dei diplomatici presenti nel paese. In qualità di membro della Nato e allo stesso tempo un paese islamico, Erdogan tenta di estendere la propria sfera di influenza anche in centro Asia, per di più con finanziamenti USA.

Gli Stati Uniti hanno anticipato al 31 agosto la data del ritiro dell’ultimo soldato dall’Afghanistan e secondo la stampa USA, è in corso la riduzione del personale nell’ambasciata.

Iraq

L’esercito iracheno ha annunciato di aver arrestato alcuni dei responsabili degli ultimi attacchi contro le basi militari e l’ambasciata USA. Non è stato riferito né il numero degli arrestati né la loro appartenenza. Nelle scorse settimane si erano intensificati gli attacchi con razzi e con droni sulle basi militari statunitensi e contro le sedi diplomatiche a Baghdad e Erbil.

Acque del Nilo

Il primo round al Consiglio di Sicurezza ha rappresentato un fallimento per Il Cairo e Khartoum. La seduta è stata sospesa e forse si proseguirà la prossima settimana per la votazione sulla proposta di risoluzione tunisina, se questa otterrà l’approvazione di almeno 9 membri. I paesi influenti nel Consiglio hanno degli interessi economici e investimenti in Etiopia e non hanno nessuna intenzione di mettere in pericolo le loro relazioni con Addis Abeba. Cina e Russia in primis, per non parlare di Stati Uniti, Germania, Francia e soprattutto Italia. La società costruttrice della diga Rinascita è l’italiana Webuild (ex Salini-Impregilo).

Libano

Si è svolto ieri lo sciopero delle farmacie.

I proprietari e le società farmaceutiche contestano la mancanza di autorizzazioni valutarie per l’importazione delle medicine. La crisi finanziaria ha imposto la riduzione delle sovvenzioni statali e nelle farmacie sono cominciate a scarseggiare anche medicine salvavita. Secondo notizie stampa hanno aderito allo sciopero l’80% delle farmacie della capitale e delle gandi città. I servizi essenziali in Libano sono in continuo calo, dall’elettricità all’acqua potabile e dai carburanti al pane. Erano beni sovvenzionati dallo Stato per calmierare i prezzi, ma la svalutazione della lira nel mercato nero e la riduzione delle disponibilità in valute estere della Banca centrale hanno portato alla cancellazione o riduzione delle sovvenzioni e di conseguenza all’aumento vertiginoso dei prezzi.

Giordania-Israele

Il premier israeliano Bennett e il re della Giordania, Abdallah II, si sono incontrati la scorsa settimana in segreto. Lo scrive il quotidiano Haaretz. Secondo il giornale israeliano l’incontro è il primo da diversi anni, in seguito alla crisi delle relazioni diplomatiche tra Giordania ed Israele causata dalla politica dell’ex premier Netanyahu. L’incontro sarebbe avvenuto ad Amman lo scorso 29 giugno e tra i risultati pratici realizzati vi sono la vendita di 50 milioni di metri cubi di acqua alla Giordania e l’aumento delle esportazioni di Amman verso la Cisgiordania. I due governi non hanno né confermato, né smentito la notizia dell’incontro.

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