Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

03 agosto 2021

Rassegna anno II/n. 34

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I titoli

Migranti: Situazione al limite di sopportazione sulla Ocean Viking con 555 migranti salvati, ma senza l’assegnazione di un porto sicuro.

Palestina Occupata: Rinviata la sentenza per lo sfratto delle famiglie di Sheikh Jarrah.

Turchia: Colossali incendi stanno minacciando le zone turistiche del mar Egeo. Critiche ad Erdogan per l’incapacità di gestire l’emergenza.

Iran: Teheran e Londra convocano gli ambasciatori per protesta sul caso della nave colpita nel mare dell’Oman.

Afghanistan: I taliban attaccano un terzo capoluogo e conquistano la sede della Tv a Lashkar Gah.

Etiopia: Ultimatum del Fronte Tigray per il ritiro delle truppe governative dalla provincia.

Le notizie

Migranti

Le navi delle Ong stanno attendendo le decisioni dei governi per trovare una soluzione all’accoglienza dei migranti salvati. Sulla sola Ocean Viking ci sono 555 persone stremate da un viaggio disumano. Agli appelli lanciati ai governi: libico, tunisino, maltese e italiano non ha risposto finora nessuno. L’emigrazione è un fenomeno strutturale e non sarà possibile fermarla con decreti e leggi. Questo concetto è chiaro a tutti i protagonisti dello scacchiere mediterraneo, ma i governi hanno lasciato tutto ad una gestione di emergenza, che costa molto di più di una politica programmata per la ridistribuzione dei migranti arrivati, o meglio ancora un piano di concessione di protezione umanitaria nei luoghi di origine.

Palestina Occupata

L’Alta corte israeliana ha rinviato la sentenza per lo sfratto delle quattro famiglie palestinesi di Beit Jarrah a data da destinarsi. Ancora una volta i giudici hanno proposto un compromesso favorevole ai coloni, che pretendono di cacciare le 4 famiglie dalle loro case, malgrado il loro avvocato abbia presentato la documentazione di assegnazione fornita dal governo giordano, Stato al quale Gerusalemme Est apparteneva prima del 5 giugno 1967. Questa sorte di diritto al ritorno per soli ebrei israeliani è una politica razzista di Apartheid. Le famiglie palestinesi temono questi continui rinvii da parte dei giudici israeliani e credono che questo attendismo serva a cogliere il momento nel quale l’attenzione mediatica sia scemata sul caso dei quartieri minacciati di sostituzione etnica.

Turchia

Gli incendi hanno divorato migliaia di ettari di boschi e stanno minacciando città turistiche costiere nel mar Egeo. Finora sono 8 i morti, secondo i comunicati del Ministero dell’Interno di Ankara. Forti critiche al presidente Erdogan che in comizi e dichiarazioni ha accusato i nemici della Turchia di essere dietro questi colossali incendi, alludendo ai combattenti curdi, ma senza citarli direttamente. Che gli incendi siano dolosi è fuori di dubbio, ma le parole di Erdogan sono state interpretate, dalla maggior parte dell’opinione pubblica, come un paravento per coprire l’incapacità del suo governo a far fronte all’emergenza. Il ministro dell’Interno ha dovuto fare una marcia indietro, dichiarando che “il suo ministero sta valutando tutte le possibili cause, ma la precedenza adesso è alle operazioni di spegnimento e soccorso”.

Iran

L’attacco contro la nave gestita da una società israeliana nel Mar dell’Oman si ripercuote sulle relazioni diplomatiche tra Teheran e Londra. Il drone che ha colpito la petroliera ha ucciso un cittadino britannico. Sono stati convocati per esprimere proteste i rispettivi ambasciatori. Tel Aviv, Washington e Londra accusano l’Iran di essere il responsabile del lancio del dorne e parlano di una risposta collettiva, ma Teheran respinge le accuse e mette in guardia da qualsiasi tentativo di minacciare la sicurezza del paese.

Afghanistan

Nel capoluogo della provincia di Helmand, Lashkar Gah, i taliban hanno conquistato la sede della TV. Secondo una fonte del Ministero dell’Interno si combatte nel centro della città, vicino al carcere e al commissariato di polizia. Lashkar Gah è la terza città che i miliziani tentano di conquistare, dopo Qandahar e Herat. È diventato chiaro che la scelta dei jihadisti è quella di dare una spallata al governo Ghani e che le trattative politiche erano uno strumento per ottenere il ritiro delle truppe straniere che ancora oggi lo sorreggono. Vittime di questa guerra sono i civili: 3 persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite nello scoppio di una bomba a Herat.

Etiopia

Il Fronte popolare per la liberazione del Tigray ha lanciato un ultimatum ai governi di Addis Abeba e Asmara: “Ritirate le truppe e mettete fine all’embargo sugli aiuti internazionali”. La guerra in Etiopia si sta allargando anche alle altre province e rischia di mettere fine allo Stato unitario. Secondo le organizzazioni umanitarie dell’Onu ci sono 5 milioni di persone a rischio fame. A causa del conflitto e delle decisioni del governo di imporre la clausola di far passare gli aiuti dalle agenzie governative non è possibile raggiungere le località.

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