Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

05 agosto 2021

Rassegna anno II/n. 36

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Nella rubrica Approfondimenti pubblichiamo 2 documenti su Riace: 1) il saluto di Alex Zanotelli al campo di formazione che si tiene a Riace, organizzato da Amnesty International Italia. Ieri, infatti, si è tenuto uno sciopero della fame in solidarietà con i migranti e con Domenico Lucano, ex sindaco.

2) Un articolo di Daniele Nalbone, apparso su Micromega, sull’esperienza di Riace, con l’intervento di Mimmo Lucano durante il controvertice “The Last 20” di Reggio Calabria.

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I titoli

Libano 1: imponente manifestazione nel primo anniversario della strage del porto. Lo slogan: “Giustizia, ora!”.

Libano 2: L’artiglieria di Tel Aviv ha colpito nel Libano meridionale dopo il lancio di tre razzi contro il nord di Israele

Golfo arabo-persico: Nulla di fatto nel tentativo di sequestro. Secondo il racconto del personale della nave, gli assalitori sono scappati prima dell’arrivo dei soccorsi.

Afghanistan: I taliban hanno rivendicato l’attacco contro l’abitazione del ministro della difesa a Kabul.

Le notizie

Libano 1

Nel primo anniversario della strage del porto, migliaia di libanesi hanno manifestato in diversi cortei che sono confluiti nello spiazzo dove è avvenuta l’esplosione. I cortei sono stati indetti: dai familiari delle vittime, dai partiti di opposizione, dai comitati e associazioni, medici, avvocati, dalle organizzazioni della società civile nate nelle proteste del 2019 e altri ancora. Un fiume di persone al grido di: “Giustizia, ora!”. Alle 18:06, ora dell’esplosione, si sono tenute due cerimonie religiose, una islamica e una cristiana. Quando il corteo è passato davanti al Parlamento si sono avuti scontri con la polizia che ha sparato lacrimogeni e usato idranti per disperdere la protesta. Secondo la Croce rossa ci sono stati 84 feriti.

Quella del porto di Beirut è stata la più grande esplosione non nucleare della storia. Diverse migliaia di tonnellate di nitrati di ammonio erano stoccate nel porto senza precauzioni e con nelle vicinanze materiale incendiari, come serbatoi di petrolio e fuochi d’artificio. Molti politici, magistrati, responsabili della sicurezza e dell’esercito sapevano, ma nessuno ha mosso un dito. L’elite politica ha rifiutato un’inchiesta internazionale, ma il primo giudice speciale libanese è stato dimissionato appena ha convocato il premier e tre ministri. Anche il giudice attuale sta incontrando le stesse difficoltà.

Ieri a Parigi si è tenuta la conferenza dei donatori per sostenere la crisi economico-finanziaria libanese, ma gli aiuti sono stati condizionati alla formazione del nuovo governo.

Libano 2

L’esercito di Tel Aviv ha lanciato diversi colpi di artiglieria contro il Libano meridionale in risposta al lancio di tre razzi sul nord di Israele. L’esercito libanese ha confermato che si sono sviluppati incendi in seguito al lancio dell’artiglieria israeliana, ma non c’è stata nessuna vittima. Il portavoce dell’esercito di Tel Aviv ha messo in guardia il governo di Beirut, in quanto responsabile di questi attacchi che partono dal suo territorio. La missione ONU Unifil si è messa in contatto con i due eserciti invitandoli a riportare la calma.

Golfo arabo-persico

È finito con un nulla di fatto il tentativo di sequestro della petroliera Asphalt Princess. Il gruppo di assalitori ha dovuto abbandonare la nave, fuggendo su piccole barche a motore, prima dell’arrivo dei soccorsi statunitensi e dell’Oman. La società proprietaria ha informato che il personale della nave ha messo fuori uso i motori, impedendo così il trasporto verso un porto iraniano. Anche gli altri due episodi di attacchi contro navi nel Golfo arabo-persico si sono conclusi senza danni. Teheran respinge le accuse e parla di macchinazioni per destabilizzare la regione. Le forze speciali della marina e dell’aeronautica iraniane sono state messe in allerta, per rispondere ad un eventuale attacco minacciato da Israele.

Afghanistan

Il giornalista afghano, Nassib Zardan, ha documentato in un’inchiesta i crimini compiuti da soldati governativi. L’inchiesta è partita da un video postato sui social che riprende un uomo costretto dai militari a sedersi su una mina, che è subito esplosa, lanciandolo in aria a pezzi. Un’atrocità che non conosce limiti causata dal sospetto che l’uomo fosse stato un collaboratore dei taliban. Secondo Zardan, episodi simili sono frequenti e non ci sono norme per la punizione dei responsabili.

Sul versante dei combattimenti, l’offensiva dei miliziani è arrivata alla capitale. I taliban hanno rivendicato l’attacco all’abitazione del ministro della difesa. A Kabul, un altro attentato con una bomba depositata al ciglio di una strada ha causato la morte di tre persone.

Aprofondimenti

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