Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

27 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 89

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Tra un mese si terrà in tutta Italia la giornata del dialogo cristiano-islamico. Pubblichiamo l’appello lanciato dal comitato promotore. La giornata sarà dedicata al ricordo dell’impegno di Giovanni Sarubbi, direttore de “Il Dialogo”, prematuramente scomparso lo scorso 7 aprile.

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I titoli

Siria: Undici milizianifilo-turchi uccisi da un bombardamento russo ad Afrin.

Sudan: L’esercito di Khartoum annuncia scontri al confine con l’Etiopia. Addis Abeba smentisce.

Palestina Occupata: Cinque militanti palestinesi uccisi in sparatorie con le truppe di occupazione israeliane.

Yemen: Continuano i combattimenti a Maarib; almeno 50 morti.

Tunisia: Due manifestazioni contrapposte pro e contro Saied.

Le notizie

Siria

Undici miliziani filo-turchi sono morti sotto i bombardamenti russi nella zona curdo siriana di Afrin occupata dalla Turchia. Secondo fonti locali, una bomba è caduta su una scuola occupata dalla milizia “Squadra Hamza”, che la utilizzava come campo di addestramento. L’attacco assume la sua gravità politica, perché avviene alla vigilia dell’incontro tra Putin e Erdogan sulla situazione siriana, il 30 di questo mese.

Sudan

L’esercito sudanese ha comunicato di aver respinto un tentativo di sfondamento del confine da parte di unità dell’esercito etiopico nella zona contesa di Fashqa. Da Addis Abeba smentiscono, sostenendo che le loro truppe di confine non hanno partecipato a nessuno scontro e accusano l’esercito sudanese di aver occupato 8 caserme in territorio etiopico. Il confine tra i due paesi non è marcato e le cartine geografiche si basano su un accordo risalente al 1902, tra il colonialismo britannico e l’Etiopia. Addis Abeba chiede di rivedere quell’accordo. Oltre alla crisi sui confini, i due paesi sono in rotta di collisione per la distribuzione delle acque del Nilo, in seguito alla costruzione della diga “Rinascita”, che ridurrà la quota di acqua verso il Sudan e l’Egitto.

Sul fronte delle proteste a Port Sudan e il blocco dell’oleodotto per le esportazioni petrolifere, il governo ha inviato una delegazione per le trattative con le forze politiche autonomiste, per trovare un accordo e mettere fine alla chiusura del porto che danneggia l’economia del paese.

Palestina Occupata

Rastrellamenti delle truppe di occupazione israeliane a Jenin e nei villaggi a sud di Ramallah. 5 palestinesi sono rimasti uccisi durante gli scontri e due soldati sono stati feriti dal fuoco amico. Secondo il comunicato dell’esercito di Tel Aviv, le sparatorie sono avvenute durante i rastrellamenti per l’arresto di una cellula di militanti di Hamas. Oltre alle vittime, sono stati arrestati 4 militanti del movimento di resistenza.

Yemen

Ancora duri combattimenti a Maarib tra gli assedianti Houthi e le forze governative. Nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 48 combattenti, tra soldati e miliziani. In questo fine settimana gli scontri hanno visto una recrudescenza senza precedenti, con effetti devastanti sulla popolazione civile. A Maarib vivono quasi un milione di sfollati arrivati da altre località per sfuggire alla guerra e si sono trovati intrappolati. Tutti gli appelli dell’ONU e delle organizzazioni umanitarie per una tregua sono caduti nel nulla. In una logica perversa, l’annuncio di un riavvicinamento tra Riad e Teheran, che avrebbe dovuto garantire una maggior calma sui fronti di guerra, è diventato motivo di accelerazione del conflitto per la conquista di vittorie da spendere sul tavolo delle trattative.

Tunisia

Si sono svolte a Tunisi due grandi manifestazioni, una contro e l’altra a favore del presidente Saied. Circa tremila persone convocate da un “Comitato per la difesa della Costituzione” hanno alzato il testo della Carta del 2014 e gridato ”Irhal, Irhal”, (Vattene), definendo Saied un golpista e chiedendo le sue dimissioni. Dall’altra parte della piazza si sono radunati i sostenitori del presidente, che hanno ripetuto slogan contro la corruzione. La polizia ha issato delle transenne tra le due zone e costituito un cordone per impedire ogni contatto.

Sono due mesi che la Tunisia è senza un governo in carica ed ancora il presidente, che si è assunto tutti i poteri, non intende nominare un primo ministro per riportare la situazione alla normalità.


Approfondimenti

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