Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

14 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 106

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I titoli

Palestina Occupata: Rastrellamento di giovani palestinesi a Gerusalemme Est.

Etiopia: Riprende l’offensiva dei governativi ad Amhara e Afar contro il TPLF.

Siria: Il ministro degli esteri turco minaccia operazioni militari su vasta scala contro l’autonomia curda nel nord est della Siria. Un bombardamento israeliano su postazione radar a Homs.

Iraq: I partiti filo-iraniani perdenti minacciano di ricorrere alle armi, se non dovessero essere rivisti i risultati elettorali.

Emirati Arabi Uniti: Voci su arresti domiciliari per l’ex dirigente palestinese di Fatah, Mohammed Dahlan.

Egitto: La Fratellanza Musulmana in esilio in Turchia è nel caos. Una guerra di comuncati tra dirigenti per espulsioni ed esoneri.

Le notizie

Palestina Occupata

Si è svolta ieri una caccia al palestinese a Gerusalemme Est. Truppe speciali hanno fermato, picchiato ed arrestato giovani palestinesi che stavano attraversando le strade a piedi o in macchina. Un caso eclatante è stato quello di un giovane di Al-Khaleel (Hebron) che era insieme alla madre in auto. È stato fermato ed ha iniziato a filmare in diretta social la scena. I militari, dopo che gli hanno devastato i vetri della macchina, lo hanno trascinato fuori dall’abitacolo e picchiato, per poi portarlo in commissariato. Durante gli interrogatori durati 5 ore – ha raccontato poi dopo il suo rilascio – il fermo è stato motivato prima con la ricerca di armi e poi per resistenza a pubblico ufficiale.

Nella prigione di Gilboa, 400 palestinesi hanno intrapreso uno sciopero della fame contro le misure coercitive imposte dall’amministrazione carceraria: trasferimenti, cancellazione dell’ora d’aria, isolamento e divieto delle visite dei parenti. Dal carcere di Gilboa, lo scorso 5 settembre, sono fuggiti sei detenuti.

Etiopia

Il Fronte Popolare del Tigray (TPLF) ha annunciato che le truppe governative hanno iniziato un’offensiva militare in Amhara e Afar, con uso di bombardamenti aerei e droni, per poi passare all’attacco di terra. Secondo un portavoce del Fronte, tutte le postazioni sono saldamente tenute in mano loro, malgrado le ingenti perdite in vite umane. Nei combattimenti partecipano a fianco dei soldati governativi milizie della provincia di Amhara e secondo fonti locali anche truppe dell’Eritrea. Il TPLF, che ha dominato la scena politica etiopica fino al 2018, è stato cacciato dalla guida della provincia del Tigray alla fine del 2020, ma già a giugno di quest’anno ha recuperato tutto il territorio perso, avanzando nelle due province attigue, Amhara e Afar. La situazione umanitaria della popolazione è grave a causa dell’embargo imposto dai governativi e dalle difficoltà per le operazioni militari in corso. Secondo l’ONU ci sono 7 milioni di abitanti a rischio fame.

Siria

Il ministro degli esteri turco Ouglu ha minacciato di invadere la zona sotto il controllo delle forze democratiche siriane a guida curda. Il pretesto è la morte di due soldati turchi in un attentato ad Azaz, la città occupata dalle truppe turche e dalle milizie jihadiste loro alleate. Ouglu ha accusato russi e statunitensi di non aver mantenuto la promessa di tenere lontani i guerriglieri curdi dai confini turchi. Le forze armate turche hanno tentato in passato due operazioni militari contro i territori dell’autonomia curda nel nord est della Siria, occupando diverse centri e città e pretendono che non ci sia una resistenza legittima contro la loro arroganza di invasori.

Secondo i media ufficiali siriani, caccia israeliani hanno bombardato una postazione radar nella provincia di Homs, provocando l’uccisione di un soldato e il ferimento di altri due. Lo scorso 8 ottobre altri due raids israeliani hanno ucciso miliziani filo governativi nella provincia di Damasco e al confine con l’Iraq.

Iraq

Le forze politiche legate alle milizie filo-iraniane hanno respinto i risultati elettorali ed hanno “invitato” l’Ente indipendente per le elezioni a rivederli. L’ex premier Allawi – uno dei perdenti – ha denunciato truffe a sfavore del suo partito. Il cosiddetto Coordinamento della Resistenza popolare ha accusato l’Ente per le elezioni di aver ritoccato i risultati, dichiarando: “Possediamo prove certe di queste manipolazioni e di conseguenza consideriamo questi dati nulli. Difenderemo con ogni mezzo il diritto del popolo ad essere degnamente rappresentato”. Il portavoce dell’Imam Mouqtada Sadr, vincitore di queste elezioni, ha invitato tutti a rispettare le regole della pacifica convivenza e di ricorrere alle vie legali per denunciare le irregolarità ed ottenere eventualmente il riconteggio delle schede. Il governo finora non è intervenuto su questi temi, per evitare uno scontro all’interno delle stesse forze di sicurezza. Si rischia uno scenario alla libica, dove nel 2014 il rifiuto dei risultati delle elezioni, da parte delle correnti islamiste armate, ha trascinato il paese in una guerra disastrosa.

Emirati Arabi Uniti

Sono sempre più insistenti le voci sulla chiusura delle attività politiche ed organizzative dell’ex dirigente di Fatah, Mohammed Dahlan, decise da parte delle autorità emiratine. L’ex dirigente palestinese è ricercato in Turchia per il sospettato coinvolgimento nel colpo di Stato del 2016, del quale Ankara accusa l’organizzazione di Golen. Il motivo di queste restrizioni viene spiegato con il riavvicinamento in corso di Abu Dhabi con Doha ed Ankara.

Un fatto certo è che lo scorso mese di settembre, Dahlan ha chiesto alle autorità egiziane di trasferire la sua sede al Cairo, ma la risposta è stata un netto diniego.

Secondo fonti dall’interno del suo gruppo, l’abitazione di Dahlan è sorvegliata da guardie armate, il che equivale agli arresti domiciliari, infatti non può svolgere nessuna attività politica o mediatica.

Va ricordato che Dahlan ha già, dall’inizio dell’anno, siglato un accordo con Hamas per il ritorno dei suoi seguaci nella striscia. Il passo si rendeva necessario per prepararsi alle elezioni politiche e presidenziali, che poi sono state annullate.

Dahlan è stato utile al governo degli Emirati durante il periodo della sigla degli accordi con Israele. “Con i suoi attacchi virulenti contro Mahmoud Abbas e Fatah, Dahlan rendeva un servizio utile al governo di Abu Dhabi, screditando l’ultra ottantenne presidente. Adesso che non serve più, perché la normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e Abu Dhabi sta andando speditamente, è stato scaricato”, scrivono i commentatori vicini al governo di Ramallah.

Egitto

All’interno del vertice della Fratellanza Musulmana, in esilio in Turchia, vi è uno scontro frontale a suon di comunicati. Il facente funzioni della Guida, Ibrahim Munir, ha sospeso dalla confraternita 6 dirigenti che fanno parte del Consiglio Shura, dopo un’inchiesta che riguardava malversazione di denaro di proprietà collettiva e intestazione a nome personale o di parenti di attività e proprietà dell’organizzazione islamista. Uno dei sospesi, l’ex segretario Mahmoud Hossien, ha emesso un verdetto nel quale si asserisce che il Consiglio Shura del movimento ha esonerato Munir dal suo incarico. Una guerra di comunicati che ha svelato una lotta al potere per mettere mano sul patrimonio finanziario del movimento, dimenticandosi del precetto islamico di non rubare.

Dopo il colpo di Stato di Al Sissi che ha destituito il presidente Morsi (2013), la Fratellanza Musulmana è stata dichiarata illegale e bollata di terrorismo e molti capi, compreso la Guida Mohammed Badie, sono stati incarcerati. L’ex presidente Morsi è morto in circostanze misteriose durante una seduta in Tribunale. La crisi interna del movimento si è acuita ulteriormente in seguito al riavvicinamento tra Ankara e Il Cairo. Il governo islamista di Erdogan ha iniziato a ridurre l’azione organizzativa e mediatica degli islamisti egiziani esuli in Turchia, arrivando a chiudere le trasmissioni politiche delle loro TV che trasmettono da Istanbul.

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