Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

16 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 108

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I titoli

Libano: Nella giornata di ieri lutto nazionale e funerali delle vittime. L’intervento dell’esercito ha garantito due notti di relativa calma.

Sudan: I generali chiedono le dimissioni del governo Hamdouk, per allargare la maggioranza ai partiti islamisti alleati dell’ex dittatore Omar Bashir.

Yemen: un’altra città a sud di Maarib è caduta nelle mani dei ribelli. La popolazione da tre giorni non ha nulla di cui nutrirsi.

Afghanistan: Una strage in una moschea sciita a Qandahar; 35 morti e 70 feriti tra i fedeli.

Palestina Occupata: Coloni protetti dai soldati israeliani distruggono il raccolto delle olive dei contadini di Salfit, in Cisgiordania.

Libia: sedici lavoratori egiziani spariti da settimane. Si teme il sequestro per fine di riscatto.

Le notizie

Libano

Si sono svolti ieri i funerali delle vittime di Hezbollah caduti nella sparatoria nei pressi del Palazzo di Giustizia. Un corteo imponente con una massiccia partecipazione popolare. Le vittime sono state avvolte nella bandiera libanese e in quella di Hezbollah. L’esercito con la sua presenza vigile nella zona degli scontri ha garantito due notti relativamente calme. Il numero dei fermati per gli spari contro la folla di ieri l’altro è salito a 19. Fonti ospedaliere hanno confermato la morte di una settima vittima, un giovane ferito gravemente alla testa dai proiettili dei cecchini. Per la giornata di lutto nazionale, tutte le attività commerciali, i trasporti, le scuole e gli uffici pubblici sono rimasti chiusi.

Sudan

Il premier Hamdouk ha respinto l’invito del capo del Consiglio presidenziale, generale Burhan, a presentare le dimissioni, per permettere l’allargamento della maggioranza. L’incontro di ieri è il terzo tra i due uomini al vertice dello Stato. La stampa locale ha svelato la natura dell’allagamento richiesto dai militari: aprire il governo alle forze islamiste alleate dell’ex dittatore Bashir. La tensione tra l’esercito ed il governo si è palesata da diverse settimane, soprattutto dopo il fallito colpo di Stato del 22 settembre. L’accordo della coabitazioni prevedeva che a novembre si sarebbe svolta la staffetta per la consegna della direzione del Consiglio presidenziale alla componente politica. I militari hanno chiesto ed ottenuto il rinvio di questo passaggio per altri sei mesi e poi hanno espresso la volontà di lasciare il potere soltanto dopo le elezioni, previste nel 2024. Si svolgerà oggi, sabato, una manifestazione contro il governo, indetta dalle forze politiche vicine ai militari. In un discorso televisivo, il premier Hamdouk ha definito l’attuale crisi come la più grave dalla caduta della dittatura.

Yemen

I ribelli Houthi hanno preso il controllo della cittadina di Abdali, a 30 km a Sud di Maarib. Lo hanno ammesso le forze governative, che hanno lanciato un appello all’ONU per il soccorso alla popolazione civile che da tre giorni non ha nulla di cui nutrirsi. “I combattenti hanno dovuto ritirarsi dopo la fine delle munizioni e il vitto; nella zona sono rimasti 30 mila civili assediati dagli Houthi”, ha dichiarato il portavoce governativo. Quella di Maarib è l’ultima provincia dello Yemen settentrionale ancora nelle mani dei governativi, ma è assediata da tre lati dai miliziani. Da febbraio hanno intrapreso un’offensiva per la conquista del capoluogo, per indebolire il governo insediato ad Aden e migliorare le condizioni di un eventuale negoziato con l’Arabia Saudita, potenza regionale che è intervenuta militarmente in sostegno del traballante governo del presidente Hadi.

Afghanistan

Un’altra bomba in una moschea sciita, questa volta a Qandahar, considerata la roccaforte dei taliban: 35 morti e 70 feriti. Secondo un capo del consiglio locale, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno della moschea, il più grande luogo di culto della comunità sciita che conta il 5% della popolazione cittadina. Nessuna rivendicazione per il momento, ma è chiaro che la mano assassina è quella di Daesh (Isis)-Khorasan. Venerdì scorso a Kundoz, un’altra bomba ha causato una strage tra i fedeli in preghiera, nella moschea sciita dalla città.

Palestina Occupata

Coloni armati, accompagnati e protetti dai soldati israeliani, hanno invaso e devastato gli uliveti dei contadini palestinesi di Salfit, a sud di Nablus, in Cisgiordania, mentre si stava compiendo la raccolta delle olive. Sui social, attivisti di Salfit hanno pubblicato dei video che documentano i soprusi dello Stato d’Israele contro la popolazione autoctona palestinese, in sostegno di coloni provenienti da terre lontane. Una donna ha spiegato come i soldati l’hanno buttata a terra, spargendo le olive che aveva nel cesto. Per disperdere i contadini, proprietari dei terreni, i militari hanno lanciato bombe al peperoncino.

Ieri, nella cittadina di Ram, a nord di Gerusalemme est, 13 case di famiglie palestinesi sono state rase al suolo con il pretesto della mancanza di autorizzazioni.

Libia

Sedici lavoratori egiziani sono spariti nell’est del paese e non si conosce da settimane la loro sorte. Lo hanno rivelato le autorità locali di Sohaj, la città della quale sono originari gli operai. I parenti chiedono l’intervento del governo del Cairo, per sapere se sono trattenuti dalla polizia libica per ingresso irregolare oppure sono stati sequestrati per fine di riscatto.

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