Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

23 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 115

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I titoli

Siria: A nord di Raqqa un drone USA uccide un capo di Al Qaeda.

Sudan: Le manifestazioni di massa hanno segnato un punto a favore delle forze progressiste, ma militari e islamisti sono in agguato.

Yemen: Offensiva dei governativi a sud di Maarib.

Iraq: Incessanti proteste contro i risultati elettorali.

Etiopia: Quattro bombardamenti aerei su Makallè in una settimana.

Israele: Il premier Bennett incontra Putin. Siria e Iran i punti cardini della discussione,

Turchia: Le banche turche sono sotto monitoraggio delle istituzioni occidentali. Aggirato l’embargo USA all’Iran per 20 mila miliardi.

Le notizie

Siria

Il Centcom statunitense ha comunicato stamattina che è stato ucciso, in un attacco con droni, il capo di Al Qaeda Abdulrahman Matar. Secondo il portavoce USA non ci sarebbero state vittime civili. Fonti locali siriane affermano che l’attacco è avvenuto a nord di Raqqa, in una zona sotto il controllo delle truppe turche, dove hanno libertà di movimento molte formazioni jihadiste. L’operazione avviene 3 giorni dopo il lancio di razzi contro la base aerea USA di Al-Natf, al confine con la Giordania. Lo scorso mese di settembre un altro capo di Al Qaeda, Salim Abu Ahmed è stato ucciso in un attacco simile nella provincia di Idlib, sempre sotto il controllo dei turchi.

Sudan

Il governo Hamdouk è salvo e i militari hanno dovuto abbassare la testa e leccarsi le ferite. Questo è il risultato della grande manifestazioni di giovedì 21 ottobre, che ha dimostrato la capacità della società civile sudanese di mobilitarsi per frenare le tendenze militariste. Il presidio filo-militari prosegue davanti al palazzo presidenziale, ma con un numero esiguo di partecipanti. I sindacati hanno comunicato che se non avverrà la consegna dei poteri ai civili, ritorneranno nelle piazze con mobilitazioni permanenti. Alla conclusione dell’incontro tra il generale Burhan e il premier Hamdouk, giovedì sera poco dopo la conclusione delle grandi manifestazioni, non è stato emesso nessun comunicato. Non è un segnale positivo, anche se in realtà i generali non hanno grandi spazi di manovra se non uscire allo scoperto con un colpo di mano. Una scelta che si è resa difficile, in questa fase, per la crisi economica, le rivendicazioni autonomiste e le relazioni diplomatiche internazionali, fattori ai quali si è aggiunta la compattezza delle forze democratiche, che hanno difeso le conquiste di libertà al di là dal giudizio sul governo in carica.

Yemen

Un altro giorno di offensiva dei governativi, a sud di Maarib, con il sostegno dell’aeronautica saudita. Secondo un comunicato di Riad, 92 ribelli Houthi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore, tra i quali 4 alti dirigenti. Non è possibile accertare la coerenza delle cifre fornite. L’inasprimento degli attacchi aerei sauditi è avvenuto di pari passo con la condanna del Consiglio di Sicurezza ONU contro gli Houthi.

Iraq

Proseguono le manifestazioni contro i risultati delle elezioni politiche. Oltre al presidio di fronte ad un valico di passaggio verso la zona verde, ieri, un gruppo di notabili delle città meridionali hanno svolto una conferenza stampa in piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, per chiedere il riconteggio delle schede elettorali e la rimozione dell’Ente per le elezioni, considerato inaffidabile. La Commissione elettorale ha accettato 7 ricorsi documentati e ha respinto gli altri 174. Le schede dei seggi interessati saranno ricontate alla presenza di rappresentanti delle liste concorrenti. È una fase molto delicata per la pace in Iraq, perché i partiti perdenti sono strumenti politici di formazioni armate che hanno già minacciato di non “lasciare passare questi risultati impunemente, senza un’adeguata reazione”.

Etiopia

È stato documentato un altro bombardamento aereo su Makallè. Un aereo carico di aiuti internazionali dell’Onu non è potuto atterrare all’aeroporto del capoluogo del Tigray a causa delle attività belliche dell’aeronautica etiopica. Anche il portavoce dell’esercito di Addis Abeba ha confermato l’attacco aereo, senza fornire particolari. Le truppe governative stanno intensificando gli attacchi e sembrano aver ripreso l’iniziativa militare, in seguito all’acquisto, dalla Russia e Turchia, di nuovi aerei di combattimento e droni.

Israele

Il premier israeliano Bennett ha compiuto una visita in Russia dove si è incontrato a Soci con il presidente Putin. Secondo la stampa di Tel Aviv, al tavolo delle discussioni i dossier di Iran e Siria. Mosca è preoccupata per le continue incursioni aeree e missilistiche israeliane nei cieli della Siria. Tel Aviv teme il trasferimento di tecnologia nucleare russa a Teheran. Putin ha sintetizzato questa situazione in una frase: “Abbiamo molti punti di frizione, ma riusciamo a trovare sempre un equilibrio”. Bennett ha detto che tra Russia e Israele ci sono un milione di motivi di buone relazioni, alludendo al numero di ebrei di origine russa che vivono in Israele.

Turchia

Il gruppo di azione finanziaria Gafi/FAFT (fondato dai paesi del G7) ha messo la Turchia sotto osservazione inserendola nella “lista grigia”, che comprende i paesi sospettati di non controllare a sufficienza il riciclaggio di denaro sporco e le operazioni di finanziamenti alle organizzazioni terroristiche, comprese Al-Qaeda e Isis.

Il sistema bancario turco è anche sotto monitoraggio da parte degli USA per i rapporti con l’Iran. La HalkBank, di proprietà dello Stato turco, è stata condannata da un tribunale USA per il finanziamento sottobanco di vendite petrolifere iraniane, per oltre 20 miliardi di dollari. Il ricorso della banca di Ankara è stato rigettato e adesso subirà le sanzioni di Washington.

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