Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

24 ottobre 2021 Buona Domenica!

Rassegna anno II/n. 116

Per informazioni e contatti manda un messaggio


Confermare la ricezione della rassegna ci aiuta a migliorare il servizio. Tra tutti coloro che risponderanno entro il 31 ottobre sarà sorteggiato un quadro donato ad Anbamed dal Maestro italo-argentino Silvio Benedicto Benedetto (vedi qui)

Nella Rubrica Appofondimenti pubblichiamo il comunicato dell’oganizzazione palestinese Al-Haq. Ringraziamo l’On. Luisa Mogantini presidente di AssoPacePalestina.

Per ascoltare l’audio:

La vignetta di Mimmo Lombezzi è QUI

Sostieni Anbamed

Questa rassegna sopravvive grazie ai contributi dei suoi lettori e ascoltatori.

Ricordati che anche il più grande oceano è fatto di gocce!

Ecco i dati per il versamento:

Associazione Anbamed, aps per la Multiculturalità

Banca di Credito Cooperativo della Valle del Fitalia

Iban: IT33U0891382490000000500793

Bic: ICRAITRRPDO

I titoli

Siria: Attacchi turchi con droni contro Kobane.

Palestina Occupata: Il governo Bennett dichiara sei ONG palestinesi, impegnate per la difesa dei diritti umani, come organizzazioni terroristiche.

Sudan: Il fronte progressista compatto per il ritorno dei militari nelle caserme.

Turchia: Erdogan sceglie lo scontro diplomatico frontale con i paesi che hanno criticato le sue nefandezze in materia di diritti umani.

Pakistan: Sette morti a Lahore durante le manifestazioni degli estremisti islamisti.

Sahara Occidentale: Algeria abbandona la “tavola rotonda” e chiede trattative dirette tra Rabat e Polisario.

Libia: Da oggi sono aperte le candidature per le presidenziali.

Le notizie

Siria

Un raid aereo turco con droni su Kobane.

Un missile è stato lanciato da un drone colpendo un’auto con a bordo tre militanti delle Forze Democratiche Siriane. È il secondo attacco del genere su Kobane in tre giorni. Anche nel caso precedente ad essere presa di mira è stata un’auto con 5 persone a bordo, 3 dei quali sono rimaste uccise. Secondo fonti curdo-siriane, l’offensiva turca avviene con il consenso di Mosca.

Ad Idlib, l’aviazione russa sta martellando la zona di Gebel Zawia. Cinque raids nella giornata di ieri hanno distrutto diversi edifici. La zona è stata colpita anche da un razzo terra-terra, lanciato dalle forze governative. Gebel Zawia ed i villaggi vicini sono stati abbandonati quasi totalmente dagli abitanti, fuggiti verso il capoluogo. La stampa di Damasco sostiene che sono stati presi di mira covi dei qaedisti di Tahrir Sham (ex Fronte Nusra).

Palestina Occupata

Per coprire i suoi crimini di guerra, il ministro della difesa israeliano Gantz ha dichiarato sei ONG palestinesi di difesa dei diritti umani come organizzazioni terroristiche. Un atto inaudito che ha suscitato le perplessità dello stesso Dipartimento di Stato USA, il quale ha annunciato di aver chiesto altre informazioni sulla procedura di Tel Aviv. L’Alta Commissione ONU per i Diritti Umani ha condannato la decisione israeliana considerandola illegale, perché vieta la libera organizzazione pacifica in difesa dei diritti delle persone. Altre condanne sono arrivate di Amnesty International e da Human Rights Watch. Il governo dell’ANP ha espresso la sua più dura condanna al “gesto che rappresenta una violazione degli accordi, perché le organizzazioni sono costituite sulla base delle leggi dell’Autorità Nazionale Palestinese”. È da ricordare che le ONG palestinesi, prese di mira dal governo Bennett, sono associate ad organismi giuridici internazionali e operano denunciando le violazioni dell’esercito israeliano contro la popolazione palestinese.

Sudan

Un gruppo di manifestanti ha occupato la sede dell’Agenzia d’Informazione ufficiale “Suna”, per impedire una conferenza stampa annunciata dal comitato delle Forze per la Libertà e il Cambiamento, coalizione che ha guidato due anni fa la rivolta contro la dittatura di Al-Bashir. La conferenza è stata annullata per evitare scontri ed è stata tenuta in un’altra sede. Il prof. Yasser Arfan, a nome della coalizione ha confermato il sostegno al governo Hamdouk, per un’uscita pacifica dalla crisi politica, istituzionale ed economica. “Il governo non potrà essere dimissionato da una decisione dall’alto; questo sarebbe un colpo di Stato ed un ritorno alla dittatura”, ha detto il sindacalista Arfan e poi ha proseguito: “Il popolo si è pronunciato con manifestazioni che tutto il mondo ha seguito. Indietro non si torna! Il processo istituzionale va proseguito con la consegna della presidenza ai civili, come previsto dagli accordi del 2019”.

Turchia

Il presidente Erdogan ha dato ordini al ministero degli esteri di dichiarare i 10 ambasciatori occidentali “persona non grata”. Nei giorni scorsi 10 ambasciatori tra i quali quello statunitense, francese e tedesco (ma non quello italiano) hanno chiesto il rilascio dell’imprenditore e oppositore Osman Kavalaya, in carcere preventivo da oltre 4 anni. Le prime accuse riguardanti il finanziamento delle manifestazioni di piazza Gezi-Taqsim del 2013 sono cadute con l’assoluzione, ma Kavalaya è stato subito arrestato con nuovo pesante capo d’accusa: partecipazione al colpo di Stato del 2016. Finora non è stato processato.

La giustizia in Turchia è la clava nelle mani del “neo-sultano”, per inibire ogni forma di dissenso.

Pakistan

Due poliziotti e 5 militanti di un gruppo estremista islamista sono rimasti uccisi durante le manifestazioni a Lahore. Il movimento Labbayk, dichiarato illegale, ha indetto venerdì scorso delle manifestazioni dopo la preghiera collettiva, che sono proseguite anche sabato, per chiedere la liberazione del leader Said Radawi. Migliaia di seguaci hanno bloccato le strade e lanciato bottiglie incendiarie. Il ministro dell’Interno ha interrotto il suo viaggio negli Emirati per far ritorno in patria e seguire da vicino la situazione che sta sempre più degenerando. Gli estremisti di Labbayk minacciano di continuare la protesta fino alla liberazione del loro leader, come avvenne lo scorso aprile all’avvio delle iniziative indette contro la Francia, a causa delle dichiarazioni del presidente Macron sulle “vignette sataniche”, considerate dai musulmani offensive per il profeta Mohammed.

Sahara Occidentale

L’Algeria ha informato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che non aderirà all’iniziativa della tavola rotonda proposta per le discussioni sul futuro del Sahara Occidentale. Per Algeri, la questione del Sahara è una lotta di liberazione nazionale che va discussa tra la forza occupante, il Marocco, e i rappresentanti del popolo sahrawi, il Fronte Polisario. Le trattative della Tavola rotonda erano iniziate nel 2019 per interrompersi subito dopo, in seguito alle dimissioni dell’inviato speciale della missione ONU (MINURSO). Recentemente è stato nominato De Mistura come inviato speciale, il quale ha proposto al Consiglio di Sicurezza la ripresa delle trattative.

Il Marocco occupa l’80% del territorio ex colonia spagnola e offre soltanto un’autonomia nel quadro del regno. Dopo la presa di controllo della striscia di separazione di Guerguerat, da parte dell’esercito di Rabat, il Polisario ha dichiarato finita la tregua firmata 30 anni fa, nel 1991, e che non ha mai portato al referendum per l’autodeterminazione. La Repubblica Saharawi è membro osservatore all’ONU. Il Marocco ha barattato con l’amministrazione Trump il riconoscimento della sovranità sul Sahara Occidentale in cambio di relazioni diplomatiche con Israele. I rapporti tra Algeri e Rabat si sono deteriorati ulteriormente per il sostegno del Marocco agli indipendentisti della Cabilia. Lo scorso settembre è stato ritirato l’ambasciatore algerino ed interrotte le relazioni diplomatiche.

Libia

La Commissione indipendente per le elezioni ha aperto oggi le candidature alle presidenziali del 24 dicembre. L’atto è puramente tecnico-amministrativo, perché a livello politico dura tuttora il braccio di ferro tra i due Parlamenti sulla legge elettorale e sulla base costituzionale. Nelle scorse settimane in una riunione ad Ankara, esponenti libici della Fratellanza Musulmana hanno elaborato una strategia per il rinvio delle elezioni, ma l’operazione non ha trovato ascolto alla Conferenza di Tripoli del 21 ottobre. 31 delegazioni internazionali, infatti, hanno sottolineato la necessità di rispettare la roadmap approvata dalle due Conferenze di Berlino sul caso libico.

Per le elezioni presidenziali intendono candidarsi il generale Haftar e l’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha. Il primo si è sospeso, a settembre, dall’incarico di comandante supremo delle Forze armate. Dai sostenitori del vecchio regime viene strombettata la candidatura di Seif Islam Gheddafi, ma la cosa sembra improbabile per il mandato di comparizione emesso dalla Corte Penale Internazionale nei suoi confronti, per crimini di guerra nel 2011.

Approfondimento

La Giusitizia prevarrà!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.