Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

07 novembre 2021

Rassegna anno II/n. 130

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I titoli

Iraq: Attentato con drone contro l’ufficio del premier Al-Kadhimi. Alta tensione per i contestati risultati elettorali. I movimenti perdenti minacciano il ricorso alle armi.

Sudan: Fallite le trattative per il ripristino del governo civile. Oggi e domani sono convocate grandi manifestazioni di popolo.

Libia: Il Consiglio presidenziale ha dimissionato la ministra degli esteri.

Etiopia: Abiy respinge la proposta USA per una tregua con il TPLF

Somalia: Attacchi dei Shebab in diverse zone in vista delle elezioni.

Sahara Occidentale: Rabat non intende trattare col Polisario sul futuro dell’ex colonia spagnola.

Le notizie

Iraq

Il premier Al Kadhimi è uscito illeso da un attacco terroristico contro il suo ufficio. All’alba di oggi un drone è esploso devastando l’edificio senza causare vittime. In un discorso televisivo, Al-Kadhimi ha lanciato un appello alla calma, definendo gli ignoti autori di essere dei codardi. Il premier ieri aveva ordinato la costituzione di una commissione d’inchiesta sugli scontri di due giorni fa a Baghdad che avevano provocato due morti e decine di feriti con colpi di armi da fuoco. La crisi post risultati elettorali sta degenerando in un conflitto aperto. Il Coordinamento delle forze politiche legate alle milizie di Hashd Shaabi ha minacciato il ricorso alle armi in caso non si facessero i conteggi manuali di tutte le schede elettorali.

Sudan

Le trattative indirette tra militari e governo civile sono fallite. Il capo dell’esercito non ha accettato la liberazione di tutti i politici e gli attivisti arrestati, il primo ministro Hamdouk è ancora sotto gli arresti domiciliari e i golpisti non intendono ritornare alla fase precedente del colpo di Stato. Il generale Burhan anzi ha rafforzato il controllo sulle istituzioni economiche dello Stato. Dopo aver dimissionato tutti i consigli di amministrazione delle società pubbliche, ieri ha esonerato dai loro incarichi tutti gli amministratori delegati delle banche statali. La Lega araba ha mandato a Khartoum una delegazione per svolgere trattative con le due parti, nel tentativo di valutare una mediazione. I sindacati hanno condannato il prolungamento della crisi e chiedono la fine delle trattative con i militari golpisti. Oggi e domani sono organizzate manifestazioni di popolo per dire no al regime militare.

Libia

Il Consiglio presidenziale ha emesso l’ordinanza di sospensione “provvisoria” della ministra degli esteri, Najlaa Manqoush, “per non aver consultato il Consiglio stesso nelle decisioni riguardanti le sue attività di politica estera”. Alla Manqoush è stato interdetto l’espatrio. Il premier Dbeiba ha respinto la decisione e chiesto alla ministra di continuare il suo lavoro.

Le divergenze tra le due istituzioni riguardano la rimozione, da parte della ministra, di ambasciatori, consoli e personale diplomatico nominati dai precedenti governi senza meriti, ma per clientelismo e affiliazione politica ed al di fuori dalle graduatorie del ministero degli esteri. Un’altra polemica contro la ministra riguarda le sue affermazioni sul ritiro dei militari turchi e mercenari siriani, che non sono state gradite dalle milizie misuratine e dal presidente del Congresso consultivo, El-Meshri.

Questa sospensione senza consultare il premier Dbeiba potrebbe creare forti problemi alla stabilità del governo e uno squilibrio nella spartizione regionale degli incarichi. La sospensione avviene a pochi giorni dalla Conferenza di Parigi sulla Libia, convocata dal presidente Macron per il 12 novembre con l’obiettivo di implementare le misure atte a garantire il successo delle elezioni del 24 dicembre.

Etiopia

È in corso ad Addis Abeba una campagna di rastrellamenti contro i cittadini di origine tigrina. Secondo fonti ufficiose sarebbero più di mille le persone arrestate sulla base della loro appartenenza etnica. Il governo sostiene che tutti i fermati sono sostenitori del Fronte Popolare del Tigray (TPLF). Il governo Abiy Ahmed ha respinto le proposte dell’inviato USA per la soluzione della crisi etiopica. Feltman ha avanzato un piano in 4 punti: cessate il fuoco, ritiro delle truppe alla fase precedente al 4 novembre 2021, distribuzione degli aiuti umanitari e apertura delle trattative senza pre-condizioni. In un discorso, il premier Abiy ha esortato la popolazione a sopportare dei sacrifici per preservare la libertà. Un discorso che tradisce le difficoltà del suo governo nel garantire l’unità del paese, dopo un conflitto etnico di enorme portata. L’ambasciata statunitense ha deciso di evacuare i dipendenti non strettamente necessari e le loro famiglie.

Somalia

L’esercito somalo ha dichiarato ieri di aver ucciso, nella provincia di Basso Shebeli, due appartenenti al movimento Shebab, affiliato ad Al-Qaeda. Negli scontri è rimasto ucciso un soldato governativo. I terroristi di Shebab hanno compiuto una serie di attentati in diverse località, compresa una base nel centro del paese di Amisom (Missione militare dell’Unione Africana), colpita con l’artiglieria. I soldati della missione hanno risposte al fuoco. In un altro episodio, miliziani di Shebab hanno tentato il rapimento del direttore dell’aeroporto di Geddu, che è riuscito a sfuggire per la seconda volta. Il movimento Shebab ha rivendicato questi attacchi alla vigilia delle elezioni politiche che si terranno prossimamente.

Sahara Occidentale

Re Mohammed VI in un discorso televisivo ha affermato che il Marocco non tratterà con il Fronte Polisario sul futuro del Sahara Occidentale, “perché è un territorio marocchino”. Un irrigidimento che avviene dopo la decisione del Consiglio Di Sicurezza dell’ONU di rinnovare la missione internazionale e l’invito alla ripresa della tavola rotonda tra le parti. Una tregua di 30 anni non ha portato a disinnescare la tensione nella regione del Maghreb. Il Marocco ha occupato l’80% dell’ex colonia spagnola e, forte dell’appoggio statunitense, non intende arrivare al referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi, previsto nell’accordo di tregua del 1991, offrendo soltanto un’autonomia nel quadro del regno.

Tra Rabat e Algeri è in corso una crisi diplomatica di vaste proporzioni, sfociata nel ritiro degli ambasciatori e con ritorsioni economiche. Recentemente 3 autisti algerini sono stati uccisi da un attacco con droni, mentre viaggiavano in territorio saharawi verso la Mauritania. Il presidente algerino ha accusato il Marocco ed ha affermato che quel crimine non passerà impunito.

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